FRANCESCA BIANCHI La terra? Mai stata così bene

[«l’Espresso», 19 novembre 2009]

Le lobby americane si sono organizzate per insinuare dubbi sulla validità della scienza dei cambiamenti climatici.
Adesso anche il clima dà loro una mano. Negli ultimi 11 anni pare che la temperatura terrestre sia rimasta stabile e che l’anno più caldo mai registrato al mondo non fosse il 2007 o il 2008 ma il 1998. Così loro, gli indefessi negazionisti dei cambiamenti climatici, esultano, cogliendo l’occasione dell’attuale ciclo di raffreddamento per sottolineare come ci siano tante cause naturali del riscaldamento e del raffreddamento del pianeta, e come quello dell’uomo sia solo un contributo marginale, per cui non valga la pena di costringere tutti a cambiare stili di vita e le multinazionali del petrolio a ridurre i profitti.
«Quando Barbara Boxer e John Kerry e tutta la sinistra (americana) si alzeranno in piedi (a Copenhagen) e diranno: “Sì, variamo una legislazione sul riscaldamento globale”, anche io mi alzerò in piedi e risponderò: “No, è finita. Rifatevi una vita. Voi avete perso. Io ho vinto», aveva detto all’inizio di novembre durante un celebre talk show Jim Inhofe. Il senatore dell’Oklahoma, uno dei negazionisti piu vocali del momento, fino al 2006 presidente della Commissione sull’ambiente al Senato, poi rieletto nel 2008 grazie ad una campagna pesantemente finanziata dalle aziende petrolifere e minerarie, è diventato celebre per avere paragonato la Commissione americana sulla protezione ambientale alla Gestapo. Per il momento almeno, potrebbe averla davvero vinta lui, visto l’accordo raggiunto da Cina e Usa per rimandare nel futuro qualsiasi decisione vincolante programmata per il vertice di Copenhagen. «Il movimento negazionista si è evoluto», spiega al telefono da Washington Kurt Davis, che per Greenpeace si occupa di cambiamenti climatici: «Inizialmente gli esponenti delle lobby contro il clima negavano l’esistenza dei cambiamenti climatici tout court, poi hanno cambiato tattica e, pur accettando l’esistenza dei cambiamenti, dicevano che erano un fatto naturale di cui l’uomo non è responsabile.
Adesso la maggioranza dei negazionisti nega soprattutto la necessità di un’azione urgente (quella auspicata dal segretario generale dell’Onu), chiedendo ai governi di non prendere decisioni affrettate che potrebbero avere un costo eccessivo per aziende e cittadini». Non è un caso che, durante lo stesso dibattito televisivo, Inhofe abbia spiegato in televisione ai suoi elettori che «il costo del sistema di compravendita di CO2 potrebbe variare tra i 300 e i 400 miliardi di dollari l’anno, e che nello Stato dell’Oklahoma causerebbe un aumento delle tasse di 3 mila dollari a famiglia» (e una forte riduzione dei profitti del comparto energetico tradizionale). «La colpa del fallimento di Copenhagen è da attribuire alle lobby del carbone, del petrolio e delle società elettriche, che scaricano vagoni di dollari sul Congresso e insinuano dubbi sulla correttezza della scienza ambientale», spiega Davis.
La tecnica utilizzata non è nuova ma è molto efficace. Era stata messa a punto dalle lobby del tabacco e adottata pari pari dal colosso Exxon Mobil che secondo un sondaggio della British Royal Society fino al 2007 ha elargito 2,9 milioni di dollari a gruppi americani perché disinformassero il pubblico sui cambiamenti climatici e indebolissero la credibilità degli scienziati del Pannello intergovernativo sui cambiamenti climatici (l’Ipcc, vincitore del premio Nobel insieme ad Al Gore). A questo scopo sono nate fondazioni e gruppi non profit come lo Science and Environmental Policy Project, la Heritage Foundation e l’Istituto George Marshall. Tra i propugnatori delle tesi più estreme spicca il climatologo Patrick Michaels – fellow del Cato Institute (un think tank conservatore) e responsabile del World Climate Report, la pubblicazione finanziata dall’ong Greening Earth Society, creata dalla Associazione Occidentale dei Carburanti. Michaels è spesso citato dalla stampa Usa perché è uno dei pochi negazionisti con una credibilità scientifica. Sostiene: «Quando si tratta di riscaldamento globale la verita è sconveniente. Non è solo che il film di Al Gore è pura finzione, ma lo è anche la retorica del Congresso e del presidente».

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