GIANFRANCO FAILLACI L’articolo di giornale: qualche ragione per continuare a insegnarlo

[La scuola e noi, 24 febbraio 2020]

Fatti, opinioni, dubbi: un cortocircuito

Una dozzina di anni fa, a Catania, furono arrestati due Rom. Erano accusati d’aver tentato di strappare una bimba alla madre nel parcheggio di un supermercato. La notizia rimbalzò per giorni sui quotidiani nazionali, talora arricchita da inediti particolari. E fu accompagnata da un montare di casi analoghi, segnalati da ogni parte d’Italia. Molto spesso il tentato ratto veniva derubricato dagli inquirenti a manifestazione di una psicosi collettiva. Nel caso di Catania però la polizia e la magistratura credettero davvero al tentato rapimento. E i giornali, raccontando all’indicativo del presunto sequestro, non fecero che riportare la versione dei fatti della pubblica accusa. Continua a leggere “GIANFRANCO FAILLACI L’articolo di giornale: qualche ragione per continuare a insegnarlo”

GIOVANNI COCCHI Scuola: perché tutto torni come prima (e anche peggio)

[post su facebook, 12 maggio 2020]

Ho ingenuamente sperato che almeno questo virus riuscisse laddove il buon senso, la pedagogia, la Costituzione e la politica non erano arrivate: che le esigenze sanitarie oltre che obbligare a piccoli gruppi ci facessero finalmente capire che solo così, oltre che la sicurezza, può essere garantita una relazione significativa, un’educazione inclusiva, una didattica efficace, una scuola democratica ed egualitaria (“rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”).

Confesso di aver pensato: “e se fosse la volta buona che si spazzassero via per sempre le classi pollaio o semipollaio, che si dessero tutti i sostegni necessari ai disabili, l’alfabetizzazione ai migranti, che ci fossero abbastanza bidelli, che si aprissero cantieri per allargare e costruire tante nuove scuole, che…”? Continua a leggere “GIOVANNI COCCHI Scuola: perché tutto torni come prima (e anche peggio)”

ANNA ANGELUCCI Invalsi, fase 2: vergogna!

[Roars, 12 maggio 2020]

Dopo due mesi di quiete, l’INVALSI esce allo scoperto proponendo per settembre batterie di test per misurare le competenze acquisite durante il periodo di Didattica a Distanza. La proposta è quella di offrire uno strumento di valutazione  «attendibile» a studenti e docenti. Perché l’unica parola che ci viene in mente è: VERGOGNA?

Nella fase 1, che dura da anni e che ci ammorba ben prima del coronavirus, l’Invalsi ha lavorato alacremente per inoculare nella scuola il veleno della misurazione, delle competenze, dell’oggettività di fantomatici apprendimenti degli studenti da testare con il suo fastidiosissimo termometro, ancorché spuntato. Continua a leggere “ANNA ANGELUCCI Invalsi, fase 2: vergogna!”

Babbuassi

Dotato di scarsa intelligenza, anche come allocutivo ingiurioso.
Vocabolario Treccani

Il partito più numeroso riunisce necessariamente il maggior numero di babbuassi; e non solo perché è il più numeroso, ma anche perché i babbuassi si attirano incomparabilmente più dei non-babbuassi.
Paul Valéry, Principi d’an-archia pura e applicata

LORENZA BONINU Basterebbe la tv

[post su facebook, 8 maggio 2020]

Il professore come conferenziere. La trovata delle lezioni in streaming è veramente bizzarra. Sottintende l’idea del professore-conferenziere che declama il suo illuminato intervento mattutino davanti a un pubblico attento e partecipe, nonché silenzioso, con l’inevitabile battuta conclusiva: «ci sono domande?». Certo, se fare scuola fosse solo questo, non si capisce, seriamente, che bisogno ci sarebbe… della scuola. Basterebbe la tv. Ognuno a casa sua, poi un bel test standardizzato finale, e chi s’è visto, s’è visto. E invece la scuola, quella vera, è altro. È muoversi fra i banchi, parlare con gli studenti, guardarli in faccia, spiegare e rispiegare a quelli che non hanno capito, incazzarsi talvolta, scherzare, ogni tanto perdere tempo, fermarsi alla fine dell’ora a parlare con quello che ha un dubbio, un problema, o che semplicemente ha voglia di raccontarti i fatti suoi, di mostrarti il libro che sta leggendo o farti ascoltare la musica che gli piace, o magari quella che ha fatto lui.
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DANIELE FERRO intervista SERGE TISSERON La realtà oltre gli schermi

[Comune-Info, 10 maggio 2020]

Oltre due mesi di didattica a distanza, confinati in casa, senza la possibilità di incontrare gli amici e di vivere la scuola in presenza, insieme ai compagni e agli insegnanti. Dal 4 maggio le misure di quarantena si sono allentate, ma i coetanei rimangono un incontro mediato dagli schermi, la didattica a distanza prosegue per un altro mese (spingendo soprattutto i ragazzi a trascorrere molte ore al giorno davanti agli schermi) e Internet caratterizzerà anche il ritorno a scuola a settembre, con la prospettiva di turni tra lezioni online e in classe. Quali sono i rischi e le opportunità di questa situazione che pungola i corpi e gli stati emotivi, e in cui le tecnologie digitali sono esplose d’un tratto nella didattica tradizionale? Che cosa comporta un uso eccessivo di schermi, nello sviluppo cerebrale di bambini e adolescenti, e come devono affrontare gli insegnanti le ultime settimane di scuola e il rientro a settembre? Ne abbiamo parlato con Serge Tisseron, psichiatra e psicologo francese, studioso della relazione tra media ed educazione e degli effetti delle tecnologie digitali sull’età evolutiva, fondatore dell’associazione 3-6-9-12. Continua a leggere “DANIELE FERRO intervista SERGE TISSERON La realtà oltre gli schermi”

You fucked up old hag

Le proposte dell’Anp per la riapertura delle scuole a settembre. I presidi non sono stati alla finestra. La pandemia è stata una «straordinaria opportunità» (secondo Lina Azzo «grande opportunità») per portare avanti il progetto di scuola robotica. Il linguaggio della lettera dei presidi è aggressivamente tecnocratico. La scuola a settembre deve riaprire perché lo dice la Costituzione (sotto forma «di dovere costituzionale di garantire a tutti gli studenti un servizio d’istruzione obbligatoria e di qualità») ma soprattutto perché alla scuola «è rivolta una domanda di erogazione di servizio che produca apprendimento ed è assegnata una funzione generativa all’interno del welfare generale» (i corsivi, tranne welfare, sono miei). La didattica in presenza deve essere garantita almeno per i più piccoli, che devono recuperare una relazione con compagni e insegnanti e sviluppare le competenze di base. Continua a leggere “You fucked up old hag”

LUISA MIRONE Didattica a distanza: domande, retorica, burocrazia

[La scuola e noi, 11 maggio 2020]

Le domande della D. a D.

Lo capiremo sulle lunghe percorrenze se gli insegnanti d’Italia siano stati, di fronte alla pandemia, bravissimi o inefficaci. A occhio e croce, al netto di comprensibili esitazioni, perplessità, incertezze, al netto di ritardi o diffidenze digitali, direi che non se la siano cavata male e che, nel complesso, valga per loro l’adagio del maestro Manzi: ogni insegnante fa quel che può e quel che non può non fa. E questo vale nell’aula vera come in quella virtuale. Nei confronti dell’aula vera in questo momento – lo confesso – nutro desiderio e rimpianto, la accarezzo nel pensiero con nostalgia, la guardo come, da bambina, il cappello del prestigiatore o la borsa di Mary Poppins: per me l’aula è un contenitore magico, piccolissimo e immenso, per nulla asettico e, per questo, rischioso ed emozionante. Vicinanza e distanza. Odori. Chiasso, silenzio, brusio. Continua a leggere “LUISA MIRONE Didattica a distanza: domande, retorica, burocrazia”

MARIO FILLIOLEY Andare a piedi

[post su facebook, 6 maggio 2020]

Un problema che secondo me si sta facendo piuttosto serio con la didattica a distanza (che funziona benino, la verità) è che tante scuola stanno cercando in questi giorni di fornire a chi non ce li ha un ulteriore stock di dispositivi elettronici adeguati. Io, per esempio, sto facendo diversi giri di telefonate coi genitori della classe che m’è toccata quest’anno (una prima) e devo dire che per norma le famiglie mi rispondono: no, ma tutto sommato noi siamo a posto, non ci possiamo lamentare, magari questo dispositivo lo lasciamo a qualcuno che è proprio a piedi (essere a piedi, nel siracusano, significa tante cose, ma in generale sta per «essere privi di una cosa fondamentale», come ad esempio la macchina o il motorino o una bicicletta per gli spostamenti). Continua a leggere “MARIO FILLIOLEY Andare a piedi”

DANIELA PIA Lettera ai miei studenti/esse

[La Bottega del Barbieri, 12 maggio 2020]

Carissimi ragazzi e ragazze
Questi due mesi e mezzo di didattica d’emergenza hanno cambiato il nostro modo di vivere la quotidianità: la scuola, luogo di incontro, scontro e confronto ha dovuto fare i conti con l’assenza.
Ci è stato sottratto il luogo in cui il dialogo educativo si svolgeva in presenza di voi, studenti/esse dei docenti e di tutto il personale scolastico; una sottrazione necessaria a tutela della salute di tutti ma tremenda per le implicazioni che ne sono derivate.
Già Isaac Asimov, nel 1951, in un racconto intitolato ” chissà come si divertivano” aveva anticipato uno scenario in cui una scuola meccanizzata, una scuola in cui la tecnologia si prendeva il ruolo principale, lasciava due fanciulli alle prese con la loro solitudine: nell’anno 2157, Tommy e Margie, abituati ad usare solo il computer, ritrovano un libro il fatto costituisce un evento eccezionale. Continua a leggere “DANIELA PIA Lettera ai miei studenti/esse”