ROBERTA GAGLIARDI La logica dei 30 punti

Fra pochi giorni sosterrò finalmente l’esame di abilitazione che rinvio da quasi due anni anche perché, ad un certo momento, ho potuto usufruire della famosa, e giustamente vituperata, sanatoria del corso riservato e ho abbandonato lezioni ed esami di una scuola che tutto mi sembrava fuorché il luogo dove si formano dei bravi insegnanti, preparati nella didattica delle discipline (non nelle discipline stesse), nell’approccio con gli studenti, nella programmazione delle attività. Sono stata sfortunata: ho avuto professori ottusi e supervisori isterici, frustrati e frustranti. Ma a questo punto si tratta di una polemica del tutto sterile.  Continua a leggere “ROBERTA GAGLIARDI La logica dei 30 punti”

Eccovi serviti

Eccovi serviti. Anzi, eccoci serviti. La concertazione è finita, comincia l’era delle decisioni unilaterali. Primo: via i precari.
In questo frangente drammatico, con una guerra di proporzioni imprevedibili forse sulla porta di casa, con i metalmeccanici in fermento, con il diritto di sciopero in pericolo, mi riesce difficile parlare del ridicolo orticello dei precari della scuola. Mi sembra di compiere l’errore fatale che ci ha spinti così in fondo, alla deriva corporativa, all’isolamento.
Ma non parlerò dell’idea per cui i precari si occupano solo di ciò che può influenzare la loro condizione: la riforma dei cicli perché taglia un anno di scuola, l’organico funzionale perché mangia 20 000 cattedre…  Continua a leggere “Eccovi serviti”

Precari tra due destre

Quasi nessuno sembra ricordare che il corporativismo 
è un arnese dell’armamentario scenico di quell’arcaismo 
tecnicamente equipaggiato e spettacolare che il fascismo 
impose durante lo stato d’assedio della società capitalistica 
tra le due guerre, sotto la minaccia della crisi, della lotta 
di classe e della sovversione proletaria… 
Accademia dei Testardi, Dizionarietto ad uso 
dei comitati di base della scuola, Carrara 1988

Definizioni. Non è solo un problema di metodo. Tutti sanno cos’è un precario: gli alunni e le loro famiglie, i presidi, i colleghi, il personale della segreteria. Precario è chi non è di ruolo. Chi lavora con un contratto a tempo determinato e senza certe garanzie. Anche il vocabolario è chiaro. Eppure intorno alla definizione e ai suoi limiti si è giocata la partita dei precari in questi anni. La definizione di cosa sia un precario nella scuola cambia a seconda degli umori, dei tempi, dei soggetti (chi si auto-definisce e chi definisce), delle relazioni che mette in gioco; oserei dire, di certe opportunità estemporanee e non. Non mancano i de profundis (tiè), gli epitaffi, le didascalie, come questa: “Le tragedie, personali e famigliari, di migliaia di precari che hanno servito lo Stato per decenni graveranno sulla coscienza dei politici e dei sindacalisti responsabili di tanta eclatante ingiustizia” (Il partito per la scuola).  Continua a leggere “Precari tra due destre”

CLAUDIO ASCIUTI L’istruzione nel terzo millennio, ovvero come ho imparato a non preoccuparmi e a marinare la scuola

[«Carmilla», 6 febbraio 2005]

Introbo ad inferos

Lo smantellamento della scuola pubblica, iniziato in era berlingueriana e accelerato dalla Controriforma Moratti, avanza di giorno in giorno fra lamenti, contumelie e improperi; becchini dell’istruzione pubblica e corifei di quella privata, operatori d’ogni tipo e credo, fede e partito assistono al naufragio: alcuni accelerandolo, altri simulando di fermarlo.
Le Controriforme nascono d’altronde non dalla necessità del rinnovamento, ma da quella della reazione: in questo caso con l’aggravio di uno dei fenomeni tipici della società odierna, ovvero la contraddittorietà continua, perniciosa; basti dare un’occhiata ai fenomeni didattici più eclatanti per accorgersi che suddetti altro non sono se non spaccati o emanazioni di quella congiunzione schizoide che é la vita reale. Continua a leggere “CLAUDIO ASCIUTI L’istruzione nel terzo millennio, ovvero come ho imparato a non preoccuparmi e a marinare la scuola”

La scuola dell’autonomia

(ssis lazio – indirizzo linguistico letterario – estratto dalla relazione finale di tirocinio, aa 2000-2001)

Ho scelto l’Amaldi perché è una scuola dell’estrema periferia romana, di cui si dice tutto il male possibile ? basta il nome del quartiere, Torbellamonaca, a evocare immagini terrificanti anche a decine di chilometri. Ci si arriva con la macchina, sbagliando strada, attraversando incroci stretti e scoscesi tra torri immense di palazzi circondati da campi, prati e autostrade. E basso, esteso c’è anche l’Amaldi, edificio modernissimo la cui entrata informa della presenza di un cinema aperto al pubblico e da cui già si scorgono attrezzature non comuni: una pista di atletica, un ampio parcheggio. Continua a leggere “La scuola dell’autonomia”

A chi serve il Bignami

Si dice che il Bignami serva soprattutto a noi. Questo mi sembra degno di preoccupazione sopra ogni altra cosa. Come storico, sia ben chiaro, neppure io posso conoscere tutta la storia. C’è un argomento che non conosco: la scoperta dell’America. Poniamo il caso. Mi voglio quindi documentare, così mi preparo una bella lezione in quattro e quattro otto. Apro il mio Bignami – un Bignami vero, non un’imitazione – al capitolo “Le scoperte geografiche e la colonizzazione del mondo”. C’è una piccola introduzione, pensa te che lusso. Si intitola: “I presupposti delle scoperte”. Recita tra l’altro: “Una delle caratteristiche della ‘modernità’ della nuova epoca è l’allargamento dello spazio geografico di riferimento (rispetto a chi? a che cosa?)… nel quale gli europei stabiliscono contatti (e che contatti…) regolari con tutte le altre società umane e danno alla storia una dimensione mondiale”. Continua a leggere “A chi serve il Bignami”

I computer non mangiano i bambini

Ho fatto gli esami di stato “conclusivi” nella sezione “speciale” che si trova dentro il carcere di Rebibbia. Mi ha colpito – a tal punto che ho chiesto l’autorizzazione a riciclarla per gli usi che potessero derivarne, e questo è uno – la dichiarazione di un detenuto a proposito del suo rifiuto di imparare l’inglese: l’inglese è la lingua della globalizzazione. Se fossi stato libero sarei andato a Seattle a manifestare. Giusto. Ma forse, senza sapere l’inglese, avresti avuto non poche difficoltà a capire e farti capire. Continua a leggere “I computer non mangiano i bambini”