I beati tempi in cui gli alunni innamorati mi si offrivano volontari per andare insieme su un atollo del Pacifico sotto esotiche palme sono tramontati quest’anno in una scuola quasi di frontiera. Direi che il minimo è che metà alunni scrivano sul foglio ripiegato in due della verifica (col bordo aperto a sinistra, ovviamente: in otto mesi di scuola neanche questo ancora hanno capito) “Compito di Giografia” (anche “Giograffia”, qualcuno tra i più fantasiosi); il vero problema è trovarsi davanti ventidue piccoli agghiaccianti Franti senza neanche un Garrone, quello buonissimo che divide la merenda con tutti.
Fosse solo l’analfabetismo il problema, sarebbe piuttosto semplice: basterebbe fissare come obiettivo l’esatta ortografia di “geografia” e forse a fine anno qualche risultato potrei anche vantarlo. Continua a leggere “ROSELLA BASIRICÒ Il Pianeta delle Scimmie”
Categoria: diario di scuola
GIOVANNI MOSCA Il segreto del maestro
[da Ricordi di scuola, Rizzoli, Milano 1968]
Voi non conoscete il maestro Garbini, Antonio Garbini, della IV B, ma pensate al vostro maestro di quando eravate ragazzi, o a qualsiasi altro che abbiate conosciuto dei mille e mille sparsi per tutta Italia, nelle scuole di città e nelle scuole di campagna, dei mille e mille che alla fine del mese, tutti con lo stesso batter di cuore, ch’è fra la gioia e l’angoscia, entrano in segreteria per riscuotere lo stipendio, e la busta è così leggera che par debba volare da un momento all’altro, e se la ripongono in petto e vi premono forte una mano sopra perché non sfugga e non se ne vada via con le rondini; pensate a uno qualunque di questi maestri, tutti grigi anzitempo, stanchi già alla mattina Continua a leggere “GIOVANNI MOSCA Il segreto del maestro”
LUISA CATANESE Ite, missa est
[da Quando suona la campanella. Racconti di scuola, a cura di Piero Castello e altri, manifestolibri, Roma 2006]
Mia madre è nata sugli Appennini, mio padre a Cosenza, io a Bologna. Mi studiano a lungo, mi interrogano. No, non sono sposato, non ho figli; vivo con la donna che amo. C’è chi mi chiede se do le note. «Non l’ho mai fatto». Non dico il falso, dissimulo. Non entro in un’aula da quando ho votato alle ultime elezioni. Da quanti anni non vedo un registro? Provo a sfogliarlo come se l’avessi studiato all’università. Non apro, non tocco un libretto delle giustificazioni da dodici anni, dall’esame di maturità. Devo firmare? Dove? Qui e qui? Una ragazzina mi istruisce, commenta con la compagna di banco. Ha detto imbranato? Credono che non possa sentirli o non gli importa? Per strada non li guardavo; non esistevano, non vivevano nel mio mondo. Non sono come i miei compagni del liceo, fino all’anno scorso erano alle elementari. Non dicono compito in classe ma verifica. Saranno collaborativi? Rispetteranno le consegne? Continua a leggere “LUISA CATANESE Ite, missa est”
ROSELLA BASIRICÒ Spaccati di scuola
Principina a Mare (GR), seconda media, 24 alunni. Di cui:
1 tunisino che ancora non ha capito che “antologia” e “letteratura” sono due materie diverse fissate in due giorni diversi;
1 marocchino che vive con lo zio, ambulante, perchè il padre non ha il permesso di soggiorno e la madre non esiste (in genere è il contrario, ma ormai la società è avanzatissima e non vale più la massima degli antichi romani: Mater semper certa….. ecc ecc Quel che si dice: la parità dei sessi, l’emancipazione!);
1 ucraino di quindici anni che trova, dentro la scuola, tutti gli angoli possibili (e inaccessibili al resto del genere umano) per andare a fumare (sigarette soltanto. Per ora. Diamogli solo un po’ di tempo);
1 moldavo che è così nostalgico della Moldavia, ma così nostalgico che non passa mattina in cui non ci ricordi che perfino le sue coetanee (oltre alla natura, al sole e alle stelle) sono più belle lì che in Italia (col vivo disappunto delle compagne di classe – specie delle “veline” fichissime, mutanda di fuori e cavallo dei pantaloni per terra – che ogni volta scatenano il finimondo a queste affermazioni Continua a leggere “ROSELLA BASIRICÒ Spaccati di scuola”
ARIANNA NOCCIOLA BRACCI Una scuola intera è nel delirio più totale
Muri che si muovono, maestre che tentano disperatamente di mantenere la calma e contemporaneamente spiegare cosa sta succedendo e cosa bisogna fare/ formare una fila/ contare i bambini/ prendere il registro/ attraversare la scuola/ portare i bambini fuori/ urlare per farsi sentire nella confusione più totale/ controllare di essere tutti/ portare la classe nel punto sicuro/ fare attenzione a non far mischiare le file delle varie classi/ verificare di nuovo che ci siano tutti/ assicurarsi che stiano tutti bene/ consolare i bambini che piangono e tranquillizzare quelli che stanno avendo una mezza crisi isterica/ compilare la scheda di evacuazione/ tenere le manine, accarezzare i capelli, dare bacetti sulla guancia, abbracciare, dare pacche di consolazione pur non essendo la dea kali/ controllare che nessun bambino scappi o si disperda/ consultarsi con le colleghe/ parlare con la preside/ escogitare un piano d’azione/ parlare con i genitori allarmati (il tutto con dei bambini disabili a cui a malapena è garantita la sicurezza) mentre intorno a te i bambini piangono e hanno freddo, i genitori sono in ansia, tutti sono fermi ad aspettare di capire cosa bisogna fare, tu non hai avuto neanche il tempo di permetterti di spaventarti e una scuola intera è nel delirio più totale…
#scenedaunapocalisse
#unatranquillagiornatalavorativa
#epurequestalapossiamoraccontare
VAMBA I ragazzi devono portar rispetto a tutti, ma nessuno è obbligato a portar rispetto ai ragazzi
[da Il giornalino di Gian Burrasca]
13 dicembre
Stamattina essendo terminati i sei giorni di sospensione che mi aveva dati il Preside per quei tre versi che mettevano in ridicolo il professor Muscolo, la mamma mi ha accompagnato a scuola:
«Ti ci accompagno io» ha detto «perché se ti ci accompagnasse il babbo ha giurato che ti farebbe trovar davanti all’uscio di scuola senza neppure toccar terra…».
«Come!» ho detto «in pallone?».
Ho detto così, ma avevo capito benissimo che l’idea era di accompagnarmi a furia di pedate nel medesimo posto…
Appena arrivato mi è toccato naturalmente di sentire una gran predica del Preside in presenza della mamma che sospirava e ripeteva le solite frasi che dicono i genitori in queste circostanze:
«Lei ha proprio ragione… Sì, è cattivo… Dovrebbe esser grato, invece, ai professori che son così buoni… Ma ora ha promesso di correggersi… Continua a leggere “VAMBA I ragazzi devono portar rispetto a tutti, ma nessuno è obbligato a portar rispetto ai ragazzi”
LUIGI LOLLINI Un terzo elemento
[da Quando suona la campanella. Racconti di scuola, a cura di Piero Castello e altri, manifestolibri, Roma 2006]
Lo chiamo per cognome e lui si arrabbia. Sbatte sul banco un lettore cidi portatile. Lo percuote con violenza. Gli chiedo se è suo. È progettato fabbricato assemblato in qualche paese del Sud-Est Asiatico o dell’Estremo Oriente. È un regalo, è sua proprietà, ne fa quello che vuole.
«Qui sei in Italia, non sei in Pakistan», gli dice una compagna di classe. E nata in Romania, vive in Italia da un paio di mesi.
Lui è nato in Marocco. Continua a leggere “LUIGI LOLLINI Un terzo elemento”
ROSELLA BASIRICÒ I primi giorni di scuola
Nell’incredibile ‘abundantia’ di cattedre di quest’anno al Csa ho pescato Principina a Mare.
Ho esultato per svariate ragioni (per indole esultante, innanzitutto), ma principalmente per due: per la prima volta godrò del nostro misero stipendio fino al 31 agosto (non vedo proprio l’ora di stendermi sulla spiaggia, a luglio dell’anno prossimo, guardando le Egadi all’orizzonte e pensando che lo Stato mi sta pure pagando) e poi perchè, abitando sull’Aurelia, sto a 40 minuti dalla scuola.
Quando “sfreccio” (immaginatevi: ho un catorcio del ’92. Ma prestissimo si spalancheranno le porte della rottamazione) sulla statale verso Principina assisto all’interminabile fila delle auto che, nella corsia opposta, cercano di entrare a Grosseto: fermi, immobili, roba da potersi fare una briscola al tavolino portatile da campo.
Davanti a me invece si apre la strada, sgombera, veloce…. Li guardo sardonica e vien quasi voglia di abbassare il finestrino e far loro il gesto dell’ombrello Continua a leggere “ROSELLA BASIRICÒ I primi giorni di scuola”
FEDERICA CAPPUCCIO Improbabili colloqui
E pensare che mi ero anche preparata un discorso, avevo trovato un trespolo dove appoggiare il telefono per fare il videoselfie, con uno sfondo adeguato (dalla finestra della mia camera si vede il mare, sforzandosi). Perché è questo che chiede la Buona Scuola, no? Non occorrono più docenti che vanno in classe a insegnare quello che hanno studiato, diceva la ministra (ex) Giannini. Dovete insegnare a imparare. E per farlo dovete essere carini, sorridenti, disponibili. Se vi fanno domande sulla materia non cercate di mostrare una conoscenza a tutto tondo dell’argomento, ma un approccio originale. Digitalizzabile. Per esempio, la storia si potrebbe insegnare con una macchina del tempo. L’ho costruita io. Ho fatto un corso per trasformare la storia in plastici animati.
In realtà il mio colloquio estivo con il superpreside è durato tre secondi.
Prof, il preside oggi è superimpegnato. Ripassi un altro giorno. Continua a leggere “FEDERICA CAPPUCCIO Improbabili colloqui”
SARA SIDORETTI In una mattina piovosa di novembre, mi ritrovo schiantata sul divano
In una mattina piovosa di novembre, mi ritrovo schiantata sul divano a cercare di rimettere insieme i pezzi. Il cervello fatica a concatenare i pensieri che vorticano casualmente con traiettorie caotiche e imprevedibili.
E mi chiedo: ma perché vivere è così difficile?
E comincio a domandarmi se questo senso di disagio non sia il sintomo precoce di una malattia neuro degenerativa. E subito dopo sopraggiunge l’ansia di non avere il tempo di approfondire questo pensiero, perché la capacità elaborativa del mio organismo è già completamente assorbita.
Mi sento come il mio caro vecchio smartphone, che ieri, ahimè, ho smarrito, affannata per risorse insufficienti. Sapevo come dare sollievo al perduto compagno, cancellando dati vecchi di cui solo lui aveva ancora memoria. Vorrei che qualcuno potesse cancellare qualche secchiata di stress che occupa la mia testa pesante. Continua a leggere “SARA SIDORETTI In una mattina piovosa di novembre, mi ritrovo schiantata sul divano”