ROSELLA BASIRICÒ I primi giorni di scuola

Nell’incredibile ‘abundantia’ di cattedre di quest’anno al Csa ho pescato Principina a Mare.
Ho esultato per svariate ragioni (per indole esultante, innanzitutto), ma principalmente per due: per la prima volta godrò del nostro misero stipendio fino al 31 agosto (non vedo proprio l’ora di stendermi sulla spiaggia, a luglio dell’anno prossimo, guardando le Egadi all’orizzonte e pensando che lo Stato mi sta pure pagando) e poi perchè, abitando sull’Aurelia, sto a 40 minuti dalla scuola.
Quando “sfreccio” (immaginatevi: ho un catorcio del ’92. Ma prestissimo si spalancheranno le porte della rottamazione) sulla statale verso Principina assisto all’interminabile fila delle auto che, nella corsia opposta, cercano di entrare a Grosseto: fermi, immobili, roba da potersi fare una briscola al tavolino portatile da campo.
Davanti a me invece si apre la strada, sgombera, veloce…. Li guardo sardonica e vien quasi voglia di abbassare il finestrino e far loro il gesto dell’ombrello (la scuola ci rende tutti un po’ cinici, eh): tiè, guarda come corro io!
E dove corro, tutta contenta come un bambino a Natale?
In una scuola media gestita dalla Moratti travestita.
Nessuno deve avere avvisato la preside (una ultra – e “ultras” – cinquantenne che si disegnerebbe le bandierine dell’Italia sulle guance se potesse. Non come uno spettatore alla finale dei Mondiali di Berlino, ma come una serva alla Convention di Forza Italia) che è cambiato il ministro; o, se glielo hanno detto, magari mentre ricontava anche lei i voti delle elezioni di aprile, ha pensato bene di fare spallucce e chisseneimporta. Fioroni, tzè.
Fatto sta che al primo collegio esordisce, col suo capellone biondo ossigenato da casalinga sposata a un imprenditore, mettendo in guardia i nuovi arrivati (siamo tanti a sfrecciare sulla statale): in questa scuola si applica la riforma Moratti in tutta la sua geniale integrità. Si dimenava proprio come il politico sul palco che illustra il suo programma politico, con gli occhi che si fanno scintillanti quando tira fuori il suo fiore all’occhiello: cattedre di lettere dimezzate (avevo già un groppo in gola, come se stessi assistendo ad una performance del berlusca. Ma lì viene anche da ridere, però. In questo collegio, invece, proprio no), “unità di apprendimento” rinnovate all’insegna della modernità (parole sue: non chiedetemi cosa c…zo potessero significare. Io mi aspettavo solo che da un momento all’altro scattasse l’inno: “E Foooorza Itaaaaalia, che siaamo bellissimiii……..”), laboratori di ballo, canto, salsa e merengue, magari anche di pizzica pugliese e, se ci scappa, forse anche il corso di cucina cinese: tanto i docenti di lettere non hanno più “lettere” da insegnare, qualcosa la dovranno pur fare per arrivare faticosamente alle 18 ore, no?
Io, per esempio, so montare tutti i gadget che regala il Topolino (sono complicatissimi, non crediate), potrei farne un laboratorio pomeridiano inserito nell’Unità di apprendimento “La manualità come scoperta del corpo” (oh, so’ così, eh, le unità di apprendimento).
Mi guardo intorno vagamente smarrita: confrontandomi con i colleghi nuovi di zecca come me scopro che neanche loro hanno mai lavorato in una scuola che adottasse l’ortodossia morattiana fino all’ultima virgola, anzi di più.
Quelli vecchi non mostrano disorientamenti di sorta: aspettano la fine del collegio per ritirarsi nel baretto niente male all’angolo della scuola, proprio lì: si intravede già dalle grandi finestre dell’aula dove si consuma la Convention.
Mi ritrovo in un’aula a lavorare alla formulazione delle nuove unità di apprendimento (quelle dell’anno scorso, dice la preside, non vanno più bene: la modernità avanza e la scuola deve stare al passo coi tempi) con i colleghi nuovi: ovviamente non sappiamo assolutamente cosa fare. Quelli vecchi li vedi già nel corridoio incedere verso il baretto, oppure fare capannelli con i bidelli e gli impiegati della segreteria. Se li chiami per qualche consiglio (che poi dovrebbero lavorare anche loro, non solo consigliare)….. Ehhhhh, largo ai giovani!! Beati voi, ragazzi! Ma tu guarda come sei giovane: avrai l’età di mia figlia! Sti cavoli, le volevo rispondere.
Già, beati noi.
Ogni giorno per quattro ore a inventare cazzate improbabili in un linguaggio da burocrazia ottocentesca (la modernità che avanza, direbbe la nostra biondona di preside).
Beati noi.
Finalmente scopro, dopo qualche giorno di edificante programmazione (e presa visione, sconfortante, dei registri personali dei docenti: sono creati ad hoc dalla scuola, mica sono i classici. Eh no: sembrano una pagina della Settimana Enigmistica: avete presente, per esempio, la Pagine della Sfinge o le Parole crociate a schema libero?) le classi che mi sono state affidate: siamo di nuovo al collegio, l’ultimo prima dell’inizio delle lezioni. Nel frattempo i colleghi di lettere (quelli del baretto e quelli delle ciarle coi bidelli) mi hanno anche democraticamente indicata come referente di disciplina: ehhh, si vede che tu sei ordinata, che te ne intendi (sì, di gadget del Topolino, l’ho già detto, no?), tu sarai senz’altro un’ottima referente del gruppo, ti muovi bene con le unità di apprendimento (ma mai come si muovono bene loro al bancone del bar).
La preside, dopo essersi complimentata con me per il ruolo di referente (crede che mi sia proposta io, che avrei voluto chiudermi al bagno per un giorno intero pur di sfuggire all’assegnazione di quell’incarico), mi illumina sulle classi che avrò: TRE classi in QUINDICI ore.
Mi alzo in piedi: no, preside, mi faccia capire! Ho due seconde e una prima……. in quindici ore????????? (Le altre tre ore, ovviamente, sono di disposizione per le supplenze. Magari approfitto per seguire anch’io il corso di taranta).
Ma lei sa bene, fa la casalingona ossigenata, che qua applichiamo la riforma (che osservazioni sceme che faccio, mannaggia a me): in una seconda farà in SETTE ore ITALIANO STORIA GEOGRAFIA. La riforma, no? Meno ore di lettere per tutti!
Immagino i libri di testo siano Novella Duemila e Grazia, perché non riesco ad immaginare altro da poter fare in sette ore. Nelle altre due classi, poi, dove sto solo quattro ore credo che neanche riuscirò ad imparare i nomi prima di giugno.
Sono uscita dal collegio con l’amara sensazione dello sfascio completo.
Prima in sette ore riuscivo a malapena a fare solo italiano, adesso dovrò fare tutto (cioè niente).
Eppure penso che la scuola, in Italia, non funzionasse poi tanto male quando ci andavamo noi. Forse è la solita affermazione un po’ scontata, retrograda e “affatto moderna” (direbbe la preside della Convention) ma non so…… la sento un po’ vera, tanto vera, e me ne rammarico moltissimo.
Sfreccerò un po’ meno sorridente, sulla statale. Magari mi fermo anche per la briscola con gli automobilisti a Punta Ala, tanto che fretta ho di arrivare??!!
Buon nuovo anno scolastico!
ciao rosella
[11 settembre 2006]

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