ROSELLA BASIRICÒ Spaccati di scuola

Principina a Mare (GR), seconda media, 24 alunni. Di cui:
1 tunisino che ancora non ha capito che “antologia” e “letteratura” sono due materie diverse fissate in due giorni diversi;
1 marocchino che vive con lo zio, ambulante, perchè il padre non ha il permesso di soggiorno e la madre non esiste (in genere è il contrario, ma ormai la società è avanzatissima e non vale più la massima degli antichi romani: Mater semper certa….. ecc ecc Quel che si dice: la parità dei sessi, l’emancipazione!);
1 ucraino di quindici anni che trova, dentro la scuola, tutti gli angoli possibili (e inaccessibili al resto del genere umano) per andare a fumare (sigarette soltanto. Per ora. Diamogli solo un po’ di tempo);
1 moldavo che è così nostalgico della Moldavia, ma così nostalgico che non passa mattina in cui non ci ricordi che perfino le sue coetanee (oltre alla natura, al sole e alle stelle) sono più belle lì che in Italia (col vivo disappunto delle compagne di classe – specie delle “veline” fichissime, mutanda di fuori e cavallo dei pantaloni per terra – che ogni volta scatenano il finimondo a queste affermazioni, stile oche del campidoglio);
1 altro marocchino, diversamente abile (come tutto il resto della classe, in verità), che durante le lezioni si affaccia dalla finestra dell’aula, secondo piano, col busto in fuori e i piedi sollevati (ogni volta noi docenti siamo a rischio di crepacuore. Ci domandiamo quando sarà la volta che si schianterà sulle aiuole deliziose della perfettissima scuola di matrice morattiana, il cui unico difetto è evidentemente non avere le grate di protezione alle finestre);
1 iperattivo, diversamente abile anche lui, ovviamente (seguito da una insegnante di sostegno che avrebbe bisogno lei per prima di sostegno, meglio ancora di un neuropschiatra), ma diversamente abilissimo nel costruire aeroplanini di carta che volteggiano miracolosamente da una parte all’altra dell’aula (Leonardo da Vinci non avrebbe mai potuto studiare un così perfetto assetto di volo);
1 ripetente che vive nelle case popolari di Principina a Mare e che non esita a mandarti a quel paese (eufemismo, chiaramente) se solo la si osa contraddire (o semplicemente avanzare l’assurda pretesa di segnare i compiti sul diario: “Ahò, ma che stai a di’?”);
1 ragazzo ai limiti del ritardo mentale, non certificato, figlio di due genitori molto grandi e costretti entrambi sulla sedia a rotelle (“La cieca di Sorrento”, al confronto, è un film comico);
1 ragazza arrivata quest’anno i cui genitori stanno mettendo in pratica i metodi di divorzio esemplarmente rappresentati nel film “La guerra dei Roses” (avete presente Kathleen Turner e Michael Douglas, lei che mette sotto le ruote della jeep il cane di lui e lui che cucina arrosto e serve in tavola il gatto di lei? Ecco, loro fanno di più e di meglio), che dopo due mesi non ha i libri di testo perché ciascuno dei genitori sostiene che l’acquisto spetti all’altro (Steven Spielberg non avrebbe saputo immaginare di meglio);
15 restanti alunni che ancora non distinguono bene una voce verbale da un aggettivo, sono convinti che l’America è stata scoperta nell’Ottocento e ancora non capiscono i concetti di latitudine e longitudine, che non sanno, tra l’altro, neanche pronunciare (“Professoré, me s’impiccia la lingua”).
A chi si deve la creazione di questa miscela esplosiva?
Alla preside ovviamente, che ha deciso che tutti i casi umani di Principina a Mare e dintorni dovevano essere concentrati in quella seconda (per il principio in base al quale “Melius abundare quam deficere”), la mia seconda!
Oggi le è stato fatto presente, da parte mia e degli altri miei sventurati colleghi, che FORSE non era proprio il caso di creare quello zoo umano, quel melting pot, quel concentrato di patologie e situazioni border-line che farebbero impallidire e mettere in fuga perfino il ghignante e ferocissimo Jack Nicholson di “Shining” con la sua accetta in mano; che forse avrebbe dovuto venirle un TANTINO in mente che poteva essere non proprio edificante creare quel ghetto…..
Risposta del Dirigente Scolastico: “Ritenetevi onorati di questo, vuol dire che siete stati ritenuti in grado di gestire ALCUNE situazioni difficili”.
Era il caso di farle notare che lì siamo tutti supplenti annuali nominati a settembre, quando il pasticciaccio brutto era già stato satanicamente elaborato l’anno prima, quando di noi, così tanto stimati, non c’era traccia nemmeno nel raggio di 30 kilometri?
Avete mai avuto il desiderio irrefrenabile di sorridere compassionevoli al vostro preside e poi pronunciare, con molto garbo e tanta dolcezza, il fatidico e liberatorio “Ma vaaaffaaanc… – bip- !!!!!!!!!!!!!!!!!!!”.
Alla prossima puntata!
ciao rosella

[14 novembre 2006]

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