ROSELLA BASIRICÒ Il Pianeta delle Scimmie

I beati tempi in cui gli alunni innamorati mi si offrivano volontari per andare insieme su un atollo del Pacifico sotto esotiche palme sono tramontati quest’anno in una scuola quasi di frontiera. Direi che il minimo è che metà alunni scrivano sul foglio ripiegato in due della verifica (col bordo aperto a sinistra, ovviamente: in otto mesi di scuola neanche questo ancora hanno capito) “Compito di Giografia” (anche “Giograffia”, qualcuno tra i più fantasiosi); il vero problema è trovarsi davanti ventidue piccoli agghiaccianti Franti senza neanche un Garrone, quello buonissimo che divide la merenda con tutti.
Fosse solo l’analfabetismo il problema, sarebbe piuttosto semplice: basterebbe fissare come obiettivo l’esatta ortografia di “geografia” e forse a fine anno qualche risultato potrei anche vantarlo.
Ma trovandomi in presenza di una filiale del riformatorio e dovendo aspettare con l’ansia che ti brucia che compiano l’età giusta per trascorrere tutti un fresco soggiorno a Rebibbia, si capisce che i problemi sono ben altri.
Nell’ultima settimana sono avvenute le seguenti cose, le prime tutte stamattina, tanto per gradire:
1. Alunno pornografico che mi dice, mentre gli passo accanto: “A’ professorè, ma che porti ‘a quarta, te?” (con momentanea crisi della docente – io, appunto – che già meditava di tornare a scuola, l’indomani, col camicione premaman che ti fa come un tronco e nasconde tutto. Ipotesi scartata, passato il momento da Dies Irae).
2. Alunno stile Banda della Magliana che apostrofa la collega sessantenne “A’ deficiente, ma de pomeriggio che sto a fa’ i compiti pe’ te, io? C’ho gli allenamenti de calcio, ahò”, segue un nitrito stile Spirit Cavallo Selvaggio della durata buona di un paio di minuti, finché non si chiamano i genitori per portarselo via, tra i nitriti (io suggerivo di chiamare gli infermieri con la camicia di forza, ma pare che i manicomi non funzionino più, con buona pace di Cristicchi con la sua rosa da regalare, che gli farei passare una giornata in quella classe, giusto per conoscere il delirio da vicino, altro che cantarlo a San Remo).
3. Alunno finemente naturalista che preleva una ignara – ahi lei – lumachina che transitava beata in una tiepida giornata di primavera sul davanzale della finestra e la viviseziona con le forbici mentre la sottoscritta spiegava (a se stessa, ovviamente: un ripassino per non dimenticare la grammatica) il Complemento di Luogo.
4. Alunni fantasiosamente sportivi che improvvisano una partita di baseball davanti alla cattedra (sempre mentre la sottoscritta spiegava a se stessa Ludovico Ariosto) con righello e pallina di carta stagnola e che parlano tra loro in terza persona della docente: “Ahò, ma che sta a’ di’, questa? Che ce fa la nota? Ma che te stai a preoccupa’, manco ce sta più lo spazio sul registro pe’ facce la nota!!”. Vero: l’episodio della partita a baseball veniva un’oretta dopo la vivisezione della lumachina che aveva meritato un’ampia registrazione nella colonnina “Annotazioni disciplinari” che è ogni giorno una specie di campo di battaglia.
5. Alunna a luci rosse, esile biondina con vocazione lucciola a via salaria, che allunga le manine delicate tra le gambe del compagno in un punto ben specifico e che davanti al richiamo dell’allibita docente sorride dolcissimamente ed esclama, dando educatamente del lei: “Professoressa, non si preoccupi: tanto non ci sta niente!”, dando quindi prova della propria capacità di valutazione, in un breve attimo, delle dimensioni del suo oggetto dei desideri.
6. Alunno con futuro da killer che improvvisamente, nel bel mezzo della lezione, esclama pretendendo attenzione assoluta da parte della docente: “A’ professoré, se c’avessi la macchina stenderei mi’ madre sull’asfalto in una pozza di sangue. Ahò, la odio, quella!” (ovviamente l’uso del congiuntivo è una libera reinterpretazione della sottoscritta).
Naturalmente potrei continuare, ma non lo farò. Un capitolo a parte meriterebbero i genitori che si dividono in due categorie, in quella classe: quelli che vanno dalla preside a protestare che l’intero corpo docente non è in grado di affascinare i figli con le spiegazioni e quelli che vengono in lacrime disperati che non sanno come gestire quelle belve neanche in casa. E chiedono consiglio a me????? Benissimo: innanzitutto, una visitina al Centro di Igiene Mentale e poi un sano pellegrinaggio a Cascia, la cui santa, santa Rita, appunto, è detta “la santa dei casi impossibili”, disperati. Hai visto mai che ci scappa il miracolo?
Dunque: ho 32 anni e per la pensione (quale, tra l’altro?) mi manca ancora molto, a occhio. Sarà questo, più o meno, il mondo adolescenziale che mi allieterà le giornate per un’altra trentina d’anni??? Io speriamo che me la cavo.
ciao!! rosella

(26 giugno 2007)

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