Intervista

L’intervista col giornalista della Gazzetta di Parma, io non avevo mai fatto, un’intervista così. Cioè di solito le interviste succede loro fan le domande, te gli dai le risposte, loro le scrivono. Con il giornalista della Gazzetta di Parma no. Con il giornalista della Gazzetta di Parma lui ti chiede Chi è che ti piace di scrittori italiani?
Malerba gli dici.
Sì, ti dice, ma solo i primi libri.
Be’, gli dici, a me piacciono anche gli ultimi.
No, ti dice, son brutti.

Paolo Nori, Grandi ustionati

EUGENIO MONTALE L’abbiamo rimpianto a lungo l’infilascarpe

Da «Satura» (1971)

L’abbiamo rimpianto a lungo l’infilascarpe,
Il cornetto di latta arrugginito ch’era
Sempre con noi. Pareva un’indecenza portare
Tra i similori e gli stucchi un tale orrore.
Dev’essere al Danieli che ho scordato
Di riporlo in valigia o nel sacchetto.
Hedia la cameriera lo buttò certo
Nel Canalazzo. E come avrei potuto
Scrivere che cercassero quel pezzaccio di latta?
C’era un prestigio (il nostro) da salvare
E Hedia, la fedele, l’aveva fatto.

GIROLAMO DE MICHELE L’ordine del discorso scolastico: il rapporto Invalsi 2019 e la decadenza della scuola

[Euronomade, 21 luglio 2019]

1. Del buon uso dello sciacquone (ovvero: se proprio devo, faccio prima a parlare coi miei)

Giovanni De Mauro [Sciacquone, in Internazionale, 19/25 luglio 2019, p. 3] ci ricorda uno studio condotto dall’università di Yale, nel quale è stato chiesto a un gruppo di studenti «di scrivere una spiegazione dettagliata del funzionamento di alcuni oggetti d’uso quotidiano, tra cui lo sciacquone del bagno», e di valutare il proprio livello di conoscenza: «lo sforzo di spiegare rivelava agli studenti quanto poco ne sapessero». In psicologia cognitiva, questo meccanismo si chiama “Illusione della profondità esplicativa”: pensando di sapere più di quello che effettivamente sappiamo, «ci sentiamo autorizzati a esprimere delle opinioni più o meno su ogni cosa». Continua a leggere “GIROLAMO DE MICHELE L’ordine del discorso scolastico: il rapporto Invalsi 2019 e la decadenza della scuola”

FËDOR DOSTOEVSKIJ Avete mai visto una farfalla vicino a una candela?

Da «Delitto e castigo»

“Sissignore, avete pertettamente ragione, riprese a dire Porfirij, guardando Raskol’nikov allegramente, in modo bonario (per cui quello trasalì e subito si mise in allarme), “avete proprio ragione a ridere, e con tanta arguzia, delle nostre formalità giuridiche, he! he! E questi nostri metodi (solo alcuni, naturalmente) così acutamente psicologici fanno davvero ridere e in fondo sono inutili, se sono intralciati da tante formalità. Già… finisco sempre a parlare di formalità: se poniamo riconoscessi, o meglio, sospettassi qualcuno, tizio o caio, di essere il colpevole in un’inchiesta che mi viene affidata… voi, capite no? Voi studiate legge vero, Rodion Romanovic?”

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GIORGIO GABER L’obeso

S’aggira per il mondo un individuo osceno
Così diverso che sembra quasi disumano
è un essere inquietante e forse non è un caso
Che a poco a poco diventi contagioso

L’obeso
L’obeso
L’obeso ha un aspetto imperturbabile e imponente
è un grosso uomo che si muove lentamente
Mangia sempre dalla sera alla mattina
Con l’isterica passione per qualsiasi proteina
L’obeso è imprigionato nel suo corpo assai opulento
Sembra un uomo generato da un enorme allevamento

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Carmela

Mia nonna Carmela si chiamava Carmela.
Carmela non è un nome molto diffuso nella nostra regione, tuttavia mia nonna si chiamava Carmela. I suoi genitori a un certo punto devono essere stati a corto di nomi: mia nonna Carmela era la sedicesima di diciassette fratelli e sorelle. Le sue amiche non si sono mai potute abituare a un nome così apertamente estraneo alla nostra regione e allora la chiamavano Carmen, o Carmelina, o Carmencita.
Io, subito dopo che mi son trasferito a casa di nonna Carmela, rispondevo al telefono e mi chiedevano C’è la Carmen? Mi veniva da dire Avete sbagliato numero, ma mi trattenevo.
Paolo Nori, Le cose non sono le cose

TIMOTHY SNYDER Alle radici dell’identità ucraina

Da «Substack», 21 febbraio 2022, tradotto da «Internazionale», 1449, 25 febbraio 2022

Più di mille anni fa i trafficanti di schiavi vichinghi trovarono la rotta verso sud che cercavano da tempo. Il percorso seguiva il fiume Dnepr e passava per uno snodo com­merciale chiamato Kiev, poi procedeva lungo rapide che nemmeno gli esperti vichinghi erano in grado di dominare. In questi tratti i nordici obbligavano gli schiavi a trasportare le barche, e incidevano delle rune lungo la riva per commemorarne la morte. Quei vichinghi chiamavano se stessi rus.
All’epoca l’antico khanato di Khazaria si stava disgregando. Nell’ottavo secolo i kazari avevano fermata l’avanzata dell’islam nel Caucaso, all’incirca nello stesso periodo della battaglia di Poitiers del 732. Molti rappresentanti dell’elite kazara si erano convertiti all’ebraismo. Continua a leggere “TIMOTHY SNYDER Alle radici dell’identità ucraina”

Bancomat

Il 23 dicembre verso l’ora di pranzo ci trovavamo in un ipermercato. Potrebbe essere l’inizio di un giallo. Poteva. Improvvisamente l’altoparlante ha annunciato che per motivi indipendenti dalla nostra volontà non è possibile pagare con bancomat e carte di credito. E naturalmente ci scusiamo per il disagio. E stiamo lavorando per ripristinare il collegamento con la banca. Senza aspettare troppo sono sceso al piano di sotto dove c’è uno sportello bancomat miracolosamente funzionante. C’erano già altre 10 persone in fila. Dietro di me si è formata una fila di almeno 50 persone. Ognuno di quelli che mi precedeva ha prelevato 250 euro. Come se da oggi non fosse più possibile pagare con una carta e dovessimo avere le tasche piene di contanti. Se gira la voce che manca l’olio di semi tutti cominciano a vedere tavole senza dolci, senza fritti, insalate senza maionese, senza un domani.

PIERO CIAMPI Il lavoro

Il lavoro? Ancora non lo so
Mi hanno preso? Non mi hanno detto niente
E allora? Ti ho detto, non so niente
E allora? Allora non lo so
Non lo so, non lo so, non lo so
Non lo so, non lo so
Ti ho portato qualche cosa che ti piacerà
Ecco il giornale e un pacchetto di sigarette
E dietro a me c’è una sorpresa
Un ospite, un nuovo inquilino
C’è la mia ombra che chiede asilo
Perché purtroppo anche stavolta
Devo dirti che è andata male

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