Capitale umano

Insieme di capacità, competenze, conoscenze, abilità professionali e relazionali possedute in genere dall’individuo, acquisite non solo mediante l’istruzione scolastica, ma anche attraverso un lungo apprendimento o esperienza sul posto di lavoro e quindi non facilmente sostituibili in quanto intrinsecamente elaborate dal soggetto che le ha acquisite. Pur non potendo essere misurate univocamente, le componenti del c.u. determinano tuttavia la qualità della prestazione erogata dal detentore, concorrendo ad aumentare la produttività di un’impresa e a qualificarla, influenzandone i risultati.
Dizionario di Economia e Finanza, Enciclopedia Treccani (2012)

Di fronte alla chiusura delle scuole, da più parti si è rivendicata la loro importanza per la formazione del capitale umano; si è invocata la necessità di un loro rilancio in modi nuovi, che rendano possibile una più proficua disponibilità di capitale umano. Continua a leggere “Capitale umano”

DANTE Tanto gentile e tanto onesta pare

Dalla «Vita Nova», cap. 26

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;

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ALESSANDRO MANZONI Come parli, frate?

Da «I promessi sposi», cap. 6

– In che posso ubbidirla? – disse don Rodrigo, piantandosi in piedi nel mezzo della sala. Il suono delle parole era tale; ma il modo con cui eran proferite, voleva dir chiaramente: bada a chi sei davanti, pesa le parole, e sbrigati.
Per dar coraggio al nostro fra Cristoforo, non c’era mezzo più sicuro e più spedito, che prenderlo con maniera arrogante. Egli che stava sospeso, cercando le parole, e facendo scorrere tra le dita le ave marie della corona che teneva a cintola, come se in qualcheduna di quelle sperasse di trovare il suo esordio; a quel fare di don Rodrigo, si sentì subito venir sulle labbra più parole del bisogno. Ma pensando quanto importasse di non guastare i fatti suoi o, ciò ch’era assai più, i fatti altrui, corresse e temperò le frasi che gli si eran presentate alla mente Continua a leggere “ALESSANDRO MANZONI Come parli, frate?”

Russi

Non capisco questo ostracismo verso Dostoevskij. E Tolstoj, allora? E Nabokov: essendo diventato americano si può ancora leggere? E Gogol’? È evidente, con il suo pessimismo, che non avrebbe preso le distanze da Putin

IL MURO DEL CANTO Cometa

Quanta gente hai incontrato in vita tua
Qualcuno è rimasto, qualcuno il vento se l’è portato via
Quelli vicini, pure quanno so’ lontani pe’ contalli, t’avanzano le dita delle mani
Tutto il resto è distrazione e circostanza, so comparse
Chiamate a fa’ presenza

Un pugile stanco che ha sempre cercato rogna
E adesso guarda nell’angolo sperando che gettino la spugna
Un campione in bicicletta imbattibile in salita
Che hanno fatto fuori sull’ultima volata
Se spengono i riflettori, dopo una serata a butta già alcolici e rancori

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Trincea

Per chi non sia abituato, fa una certa impressione abbandonare il riparo della trincea, uscire e trovarsi allo scoperto, di fronte ai tiri di fucile delle vedette nemiche. Il novizio dice: «Sono stato visto; questa fucilata è per me». Invece, non è niente. Le vedette tirano, di fronte a loro, senza un bersaglio preciso, a caso, nel buio.

Emilio Lussu, Un anno sull’altipiano

TORQUATO TASSO S’ei piace, ei lice

Da «Aminta», Coro dell’atto I

O bella età de l’oro,
non già perché di latte
sen’ corse il fiume e stillò mele il bosco;
non perché i frutti loro
dier da l’aratro intatte
le terre, e gli angui errar senz’ira o tosco;
non perché nuvol fosco
non spiegò allor suo velo,
ma in primavera eterna,
ch’ora s’accende e verna,
rise di luce e di sereno il cielo;
né portò peregrino
o guerra o merce agli altrui lidi il pino;

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EMILIO LUSSU Senza cognac, niente combattimenti

Da Un anno sull’altipiano, cap. 11

– Il nostro maggiore, – disse Mastini, – non è un cattivo ufficiale. Spesse volte è coraggioso e, qualche volta, anche intelligente. Ma se gli manca il cognac, è incapace di muovere un passo durante un’azione.
– Ti ricordi, – gli disso io, – di Pareto? Come beveva! E che intelligenza! I professori ne erano ammirati, tutti. Non era forse lo studente di maggior ingegno, all’Università? Ma, se non beveva, niente esami. Un po’ come il tuo maggiore. Senza cognac, niente combattimenti.
La conversazione scivolava mollemente sui ricordi della nostra vita universitaria, che ci appariva così lontana: un sogno. Egli rievocò una nostra festa goliardica, rimasta celebre, perché la vernaccia era vecchia e perfida, e il Magnifico Rettore s’era messo a cantare da basso Continua a leggere “EMILIO LUSSU Senza cognac, niente combattimenti”

ANGELO BRANDUARDI State buoni se potete

Da «State buoni se potete» (1983)

State calmi adesso, bambini
Facciamo un po’ silenzio
Se cercate di essere buoni
Vi canterò una storia

Sarà una di quelle serene
Che vanno a finire bene
Non ci saranno gli uomini neri
Che turbano i pensieri

State buoni adesso, bambini
Venite più vicini
La storia di questa sera
La canto sottovoce

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Oppressi e oppressori

L’oppressore non concede mai la libertà per decisione spontanea: sono gli oppressi che devono esigere di ottenerla.
Martin Luther King

In mezzo a questo serra serra, non possiam lasciar di fermarci un momento a fare una riflessione. Renzo, che strepitava di notte in casa altrui, che vi s’era introdotto di soppiatto, e teneva il padrone stesso assediato in una stanza, ha tutta l’apparenza d’un oppressore; eppure, alla fin de’ fatti, era l’oppresso. Don Abbondio, sorpreso, messo in fuga, spaventato, mentre attendeva tranquillamente a’ fatti suoi, parrebbe la vittima; eppure, in realtà, era lui che faceva un sopruso. Così va spesso il mondo… voglio dire, così andava nel secolo decimo settimo.
Alessandro Manzoni, I promessi sposi, cap. 8