Per chi non sia abituato, fa una certa impressione abbandonare il riparo della trincea, uscire e trovarsi allo scoperto, di fronte ai tiri di fucile delle vedette nemiche. Il novizio dice: «Sono stato visto; questa fucilata è per me». Invece, non è niente. Le vedette tirano, di fronte a loro, senza un bersaglio preciso, a caso, nel buio.
Emilio Lussu, Un anno sull’altipiano
Uno dei luoghi primari di incontro e di rifusione del paese nell’esercito è proprio la trincea. È in questi fetidi budelli scavati più o meno profondamente nella dura roccia del Carso o nei prati della Somme, in Francia, che si realizza un incontro fra classi sociali, condizioni, culture, provenienze regionali, mestieri – che in tempo di pace, probabilmente, non si sarebbe mai realizzato. Vivere a così stretto contatto di gomito con degli sconosciuti e spesso, dei diversi, senza più intimità e privato, produce, nei singoli, sia assuefazione che nevrosi, sia cameratismo e durevoli memorie, sia anonimato e perdita della personalità.
Mario Isnenghi, Breve storia d’Italia a uso dei perplessi (e non)