MICHELA PUSTERLA Fare scuola durante un genocidio

Sinistrainrete, 28 ottobre 2025

Mi trovo da settimane di fronte a un dilemma didattico: entrare in classe e parlare di qualcosa, qualsiasi cosa, quando mi pare che non si possa parlare d’altro. Nei miei anni di insegnamento, ho sempre fatto lezione sulla Palestina, e in particolare ho sempre ricostruito la storia del sionismo all’interno di un’unità didattica sul colonialismo, che si concentrava sulle colonizzazioni della Palestina e sul colonialismo italiano. Ma, a partire dall’autunno 2023, quell’approccio squisitamente storiografico ha cominciato a rivelarsi insufficiente e, dall’inizio di questo anno scolastico, limitarsi alle coordinate storico-geografiche non è più solo insufficiente, è diventato sbagliato. Continua a leggere “MICHELA PUSTERLA Fare scuola durante un genocidio”

Genocidio vs. crimini contro l’umanità

Ci sono fondati motivi per ritenere che sia stata raggiunta la soglia che indica che Israele stia commettendo un genocidio.
Francesca Albanese, marzo 2024

Il diritto internazionale fa due distinzioni fondamentali tra il genocidio e la categoria più ampia dei crimini contro l’umanità. Una differenza riguarda l’intento: i crimini contro l’umanità hanno a che fare con il disprezzo per la vita umana, mentre il genocidio è un crimine di odio contro un gruppo specifico. L’altra differenza riguarda il modo in cui il mondo è obbligato a rispondere: in base al diritto esistente gli altri paesi non hanno l’obbligo di impedire i crimini contro l’umanità, ma la convenzione sul genocidio impone agli stati di prevenirlo.
M. Gessen, «The New York Times», 16 ottobre 2025

GIACOMO LEOPARDI Mi sono rovinato con sette anni di studio matto e disperatissimo

Lettera a Pietro Giordani, Recanati, 2 marzo 1818

[…] In me veramente non è cagione necessaria di morir presto, e purché m’abbia infinita cura, potrò vivere, bensì strascinando la vita coi denti, e servendomi di me stesso appena per la metà di quello che facciano gli altri uomini, e sempre in pericolo che ogni piccolo accidente e ogni minimo sproposito mi pregiudichi o mi uccida: perché in somma io mi sono rovinato con sette anni di studio matto e disperatissimo in quel tempo che mi s’andava formando e mi si doveva assodare la complessione. E mi sono rovinato infelicemente e senza rimedio per tutta la vita, e rendutomi l’aspetto miserabile, e dispregevolissima tutta quella gran parte dell’uomo, che è la sola a cui guardino i più; e coi più bisogna conversare in questo mondo Continua a leggere “GIACOMO LEOPARDI Mi sono rovinato con sette anni di studio matto e disperatissimo”

1 maggio

Il Concerto del 1 maggio a piazza San Giovanni è come Sanremo, con alcune differenze: si svolge all’aperto (anche quando piove), non è un concorso, è pagato con i soldi dei lavoratori e per fortuna dura un pomeriggio, e le chiacchiere di conseguenza fino al pomeriggio del giorno dopo. La qualità delle canzoni? Boh.

a margine: dodesta Delia, ammettiamolo, ha scatenato un coro di partigiano, partigiano che fa bene sentirlo di questi tempi.

SIMONE WEIL Ciò che un paese chiama interesse economico vitale è ciò che permette di fare la guerra

Da «Il ruolo dell’Europa all’interno dei conflitti»

Basta guardarsi attorno per trovare esempi di assurdità omicide. Clamoroso è quello degli antagonismi tra nazioni. Si crede spesso di poterli spiegare dicendo che mascherano semplicemente antagonismi capitalistici; ma si dimentica un fatto, che pure balza agli occhi, e che cioè la rete di rivalità e di complessità, di lotte e di alleanze capitalistiche che si estende sul mondo non corrisponde affatto alla divisione del mondo in nazioni. Il gioco degli interessi può opporre due gruppi francesi, e unire ciascuno di essi a un gruppo tedesco. Continua a leggere “SIMONE WEIL Ciò che un paese chiama interesse economico vitale è ciò che permette di fare la guerra”

Ciabatta

Nella terza ho ripetuto ché la maestra diceva che io non maturavo, che ero malata. Io dicevo che già studiavo, ma me ne dimenticavo della cosa. E essa sempre a dire: «Istudia, istudia, che se non istudi ti tocca a ripetere». E io già istudiavo…; nella quarta la maestra tirava la ciabatta…

Come sarebbe? non capisco?

Che la maestra, tirava la ciabatta. Faceva così… e mi mostra come faceva – alzava la gamba e si levava la ciabatta, e a chi non faceva da buono la tirava, come veniva veniva… e diceva: «Ma volete stare zitti, che mi fa male la testa!». E a chi parlava ancora, correva, poi levava la ciabatta, e tac, tac, e stava con la gamba alzata… e così non mi piace di andare a scuola.

Da Albino Bernardini, La scuola nemica