Dal «Manifesto del Simbolismo», in «Supplément littéraire du Figaro» (1886)
Come tutte le arti la letteratura si evolve: evoluzione ciclica con ritorni strettamente determinanti, complicati dalle varie modificazioni apportate dal cammino del tempo e per gli sconcerti dei mezzi. Sarà superfluo fare osservare che ogni nuova fase evolutiva dell’arte corrisponde esattamente alla decrepitezza senile, all’ineluttabile fine della scuola immediatamente antecedente […]. È innegabile che tutte le manifestazioni d’arte finiscono con l’impoverimento e con l’esaurimento; allora di copia in copia, di imitazione in imitazione tutto quel che fu pieno di linfa e di freschezza si dissecca e si raggriccia; quel che stava a rappresentare il nuovo e lo spontaneo, diviene lo spolvero e il luogo comune.
Così il Romanticismo, dopo aver tumultuosamente intonato le campane a martello della rivolta, dopo aver vissuto i suoi giorni di gloria e di battaglia, perdette la sua forza e la sua grazia, abdicò alle sue audacie eroiche, si fece discreto, scettico e pieno di buon senso; nell’onorevole e meschino tentativo dei parnassiani, sperò fallaci nuove stagioni, poi, finalmente, come un re rimbambito, si lasciò deporre dal Naturalismo, cui non si può sul serio che accordare un valore di protesta, legittima ma incauta, contro le scipitezze di alcun romanzieri allora alla moda.
Una nuova manifestazione d’arte era dunque attesa, necessaria, inevitabile. Questa manifestazione, covata da lungo tempo, infine sboccia. E tutte le anodine facezie dei buontemponi della stampa, tutte le inquietudini dei critici gravi, tutto il cattivo umore del pubblico, scosso nella sua ignavia pecorile, non fanno che comprovare maggiormente ogni giorno la vitalità e l’evoluzione attuale della letteratura francese, quella evoluzione, che giudici frettolosi hanno qualificato, con inesplicabile antinomia, di decadenza […]. E che cosa si rimprovera alla nuova scuola? L’abuso dell’enfasi, la stravaganza della metafora, un nuovo vocabolario nel quale le armonie si fondono con i colori e le linee: ma queste sono caratteristiche di tutte le rinascite.
Abbiamo già proposta la denominazione di Simbolismo come la sola capace di designare chiaramente l’attuale tendenza dello spirito creatore nell’arte. E questa denominazione può essere mantenuta. È stato detto al principio di questo articolo che le evoluzioni dell’arte offrono un carattere ciclico estremamente complicato di divergenze: così, per seguire l’esatta filiazione della nuova scuola, occorre risalire sino a certi poemi di Alfred de Vigny, sino a Shakespeare, sino ai mistici, e più lontano ancora. Tali questioni richiederebbero un volume di commenti: diciamo che Charles Baudelaire deve essere considerato l’autentico precursore dell’attuale movimento; Stéphane Mallarmé come l’interprete del senso del mistero e dell’ineffabile; Paul Verlaine ha infranto in suo onore le pastoie del verso […]. Il Supremo Incantesimo non è ancora consumato: un lavoro assiduo e tormentato sollecita le reclute.
Nemica dell’insegnamento, della declamazione, della descrizione obiettiva, la poesia simbolista cerca di rivestire l’dea di una forma sensibile che, ciononostante, non deve essere fine a se stessa, ma che, tutta protesa a servire l’dea, ne costituirà il complemento. L’Idea, a sua volta, non deve vedersi privata dei sontuosi paramenti delle analogie esteriori, poiché il carattere peculiare dell’arte simbolica consiste nel non approdare alla concezione dell’idea in sé. Così, in tale arte, gli aspetti della natura, le umane azioni, tutti i fenomeni concreti non si estrinsecano in se stessi: si tratta di apparenze sensibili, destinate ad esprimere le loro affinità esoteriche con le idee primordiali.
L’accusa di oscurità, formulata a più riprese da alcuni lettori contro questa estetica non può assolutamente sorprendere. Che cosa si può fare? Le Psiche di Pindaro, Amleto di Shakespeare, la vita nova di Dante, il Secondo Faust di Goethe, Le tentazioni di Sant’Antonio di Flaubert non furono forse tacciati di ambiguità?
Per la realizzazione perfetta della sua sintesi, al simbolismo occorre uno stile archetipo e complesso: incontaminati vocaboli, un periodo architravato alternantesi a un periodo tentennante e onduloso, pleonasmi significativi, misteriose ellissi, anacoluto sospensivo, il tutto con ardita multiformità.