31 ottobre
Il ministro Valditara dice che nei programmi di storia ci sono troppe guerre e che invece occorre dare spazio ai pensatori di pace. Lasciamo da parte la triste realtà per cui il ministro ogni giorno dice cose per non rispondere su altre cose (l’elenco è qua sopra, a cui si aggiungono il taglio di 5000 insegnanti, che non va in direzione della riduzione del numero di alunni per classe, altri regali alle scuole paritarie e nuovi incentivi all’editoria digitale). Resta da capire chi intenda definire pensatori di pace il membro di un governo di cui la premier avrebbe insignito Donald Trump del Nobel per la Pace.
5 settembre 2026
Il diario del 2026-2027 si intitola «Le rane e lo stagno». Lo stagno è la scuola, le rane siamo noi. Rane mezze bollite. Qualcuno, quando è iniziata la demolizione della scuola pubblica, ispirandosi a Chomsky, paragonava l’azione dei governi all’acqua che riscalda il pentolone, ipotizzando che la rana sarebbe bollita a fuoco lento, senza nemmeno accorgersi di bollire. A conti fatti non è vero che non ci siamo accorti che l’acqua si stava riscaldando, in alcuni momenti si può dire che abbiamo anche aiutato a tenere accesa la fiamma. La strategia però non è stata di bollire le rane, semmai di sbollentarle. Accendere e spegnere il fuoco, e intanto sommergerti con un bla bla continuo per cui non distingui più le parole.
16 settembre
Il programma di Valditara per l’anno scolastico si articola in tre punti: le classi pollaio saranno abolite. Nel testo dell’articolo gli fanno dire: sono già state abolite. O forse hanno cambiato nome, si chiamano classi ovile, o qualcosa del genere. Come i tecnici e professionali, basta chiamarli licei e non sono più scuole di serie B o C, qualora lo fossero. Due. La cultura woke sarà bandita. Leggi: qualsiasi forma di opposizione. Tre. I docenti saranno formati dalla (o sulla?) intelligenza artificiale. Intanto ha stanziato 20 milioni per l’aria condizionata nelle scuole. Quindi, potrà dire che il caldo nelle scuole non è più un problema.
30 settembre
Il ministro ha ragione: non si assegnano i compiti il pomeriggio per la mattina dopo, e non si assegnano i compiti per giorni in cui non c’è scuola, come fanno alcuni che riempiono le caselle del registro delle vacanze, i compiti si annotano sul diario alla fine della lezione, serve anche a esercitare la mano eccetera. La cosa triste è che ci facciamo dire da un ministro quello che basterebbe la coscienza individuale. La cosa ancora più triste è che un ministro parla dei compiti per casa per nascondere la realtà: le classi pollaio, la debordante invasione di oggetti digitali non identificati, il furto del diritto allo studio, le scuole che crollano (compresi i tetti), gli stipendi fermi al 1974…
3 ottobre
Il ministro ha detto che docenti a ata devono ringraziare i governi degli ultimi 15 anni se i loro stipendi non sono aumentati. Adesso è necessario capire se intende 15 anni da quando è diventato ministro, e cioè dai tempi di Beata Ignoranza (Mariastella Gelmini) che ha tagliato 8 miliardi all’istruzione, o 15 anni da oggi, e quindi a partire da Monti fino a lui stesso, che è ministro dal 2022, e che, da ministro, ha rinnovato i contratti con quattro spicci, recuperando persino una parte dei fondi destinati alla carta del docente. Questo secondo una vecchia logica cronolineare e analogica. Secondo la logica del realismo neoliberale negli ultimi 15 anni c’è stato il comunismo.
11 ottobre
Ha ragione il ministro: lo psicologo a scuola è una sciocchezza, ci vuole un cappellano, che unisce nella stessa persona la benevola comprensione del confessore e la severa autorità del militare.