Scusate, ero distratta, correggevo le verifiche e mi sono persa qualcosa. Quindi la carta del docente non c’è più. Non che ci fosse, eh, ma parlandone da viva non c’è più.
Prima 500 euro da dilapidare in libri, corsi di aggiornamento e vida loca.
Poi 383, da dilapidare sempre in cultura, ma occhio a non comprare due cose dello stesso tipo, che i dispositivi ti si devono guastare ad anni scaglionati.
Poi boh, ci hanno promesso sconti su treni (caso mai ne partisse qualcuno), prodotti di vario genere della marca che dicono loro per aiutare il made in Italy, che si sa che a fare girare l’economia sono i docenti, la categoria notoriamente più performante quando si tratta di alzare il pil.
Poi ci hanno fatto cadere dall’alto una assicurazione sanitaria come fosse una gran cosa mentre invece è una sòla e intanto facciamo a gara tra istruzione e sistema sanitario a chi ha più tagli, come i jeans che andavano di moda un po’ di tempo fa.
E adesso tadà, arriva la carta del welfare, perché giustamente la prima regola è cambiare nome alle cose, e di soldi ce ne sono di meno anzi “quest’anno ci si attende un ulteriore calo”, ma avremo diritto, fortunelli, a “convenzioni commerciali, agevolazioni sui trasporti, servizi assicurativi e altre prestazioni” e suppongo anche esclusivi sconti per l’acquisto di una batteria di pentole.
Che è una frase lunga per dire che non ci danno più i soldi, giusto?
È commovente l’impegno che ci mettono nel trovare giri di parole per dirci «cazzi vostri».
Ditemi che ho capito male.
VALENTINA PETRI Cazzi vostri