ELIAS CANETTI Quel continuo fluttuare fra individui e figure tipiche è una delle cose che più stanno a cuore ai poeti

Da «La lingua salvata»

La diversità degli insegnanti era sorprendente, è la prima forma di molteplicità di cui si prende coscienza nella vita. Il fatto che essi ci stiano davanti così a lungo, esposti in tutte le loro reazioni, osservati ininterrottamente per ore e ore, oggetto dell’unico vero interesse della classe, impossibilitati a muoversi e dunque presenti in essa sempre per lo stesso tempo, esattamente delimitato; la loro superiorità di cui non si vuole prendere atto una volta per tutte e che rende acuto, critico e maligno lo sguardo di chi li osserva; la necessità di accostarsi a loro senza rendersi le cose troppo difficili, dato che non ci si è ancora votati al lavoro in maniera esclusiva; e poi il segreto in cui rimane avvolto il resto della loro vita, in tutto il tempo durante il quale non stanno recitando la loro parte davanti a noi; e ancora, il loro susseguirsi uno dopo l’altro, nello stesso luogo, nello stesso ruolo, con le stesse intenzioni, esposti con tanta evidenza al confronto – come tutto questo agisce e si manifesta, un’altra specie di scuola, del tutto diversa da quella dell’apprendimento, una scuola che insegna la molteplicità della natura umana, e purché la si prenda sul serio anche solo in parte, è questa la prima vera scuola di conoscenza dell’uomo.
Non sarebbe difficile, né forse privo di fascino, svolgere un’indagine su quali e quanti di questi insegnanti si sono nuovamente incontrati poi nella vita sotto altri nomi, quali persone si son prese in simpatia per questo, quali altre soltanto per una antica antipatia si sono lasciate in disparte, quali decisioni sono nate da queste remote esperienze, quali cose senza di esse probabilmente si sarebbero fatte in maniera diversa. Alla prima infantile tipologia basata sugli animali, la cui efficacia perdura, si sovrappone una tipologia nuova, quella basata sugli insegnanti. In ogni classe si trovano compagni che li imitano benissimo e che li mimano per gli altri, una classe senza qualcuno che imita gli insegnanti avrebbe un qualcosa di morto. Ora che li passo nuovamente in rassegna, sono io stesso stupito dalla varietà, dalla singolarità e dalla ricchezza di sapere dei miei insegnanti zurighesi. Da molti di loro ho tratto degli insegnamenti conformi con le loro intensioni, e per quanto ciò possa sembrare strano, la gratitudine che provo verso i miei insegnanti a mezzo secolo di distanza continua ad aumentare di anno in anno. Ma anche quelli da cui ho imparato meno mi si stagliano davanti con una tale evidenza come persone singole o come figure tipiche, che basta questo a farmi sentire in debito. Sono i primi rappresentanti di ciò in cui più tardi avrei riconosciuto la vera essenza del mondo, la sua popolazione. Sono inconfondibili, che è una delle qualità di rango più alto; e se al tempo stesso sono diventati anche delle figure tipiche, ciò non toglie nulla alla loro personalità. Quel continuo fluttuare fra individui e figure tipiche è una delle cose che più stanno a cuore ai poeti.