LUIGI PIRANDELLO il treno ha fischiato…

Da «L’uomo solo» (1922)

Farneticava. Principio di febbre cerebrale, avevano detto i medici; e lo ripetevano tutti i compagni d’ufficio, che ritornavano a due, a tre, dall’ospizio, ov’erano stati a visitarlo.
Pareva provassero un gusto particolare a darne l’annunzio coi termini scientifici, appresi or ora dai medici, a qualche collega ritardatario che incontravano per via:
– Frenesia, frenesia.
– Encefalite.
– Infiammazione della membrana.
– Febbre cerebrale. Continua a leggere “LUIGI PIRANDELLO il treno ha fischiato…”

Minestra riscaldata

Anche io ho fatto una scuola senza voti (a cui sono sopravvissuto): in terza elementare, al posto della solita pagella formato excel con la sfilza dei 10 (anche qualcosa di meno) mi sono visto recapitare una grossa scheda con dei giudizi scritti di suo pugno dalla maestra (unica), la quale, ne aveva ben donde, si lamentò di dover scrivere 25 giudizi diversi per 25 alunne e alunni ogni quadrimestre, e siccome era forte in matematica, aveva calcolato che in un curricolo di 5 anni sono 250 giudizi per complessive circa 1250 righe. La maestra fu colta alla sprovvista dalla circolare di Pedini e pensò, o forse questa era la prassi, che i giudizi dovessero essere originali, adattarsi alla specificità delle e degli alunni, oggi si direbbe performativi. Escludo che la circolare di Pedini parlasse di disagio, peraltro. Continua a leggere “Minestra riscaldata”

Discorso indiretto libero

Il discorso indiretto liberto implica l’esperienza dell’ambiguità polifonica perché riferisce i pensieri di un personaggio senza sintagmi di legamento (l’aggettivo libero sta appunto a indicare l’abolizione del dire e del pensare) pur conservando la forma grammaticale del discorso indiretto (la terza persona e i verbi al passato): in tal modo si producono oscillazioni e incertezze riguardo alla possibilità di attribuire quei pensieri alla coscienza del personaggio o alla supervisione del narratore.
Emanuele Zinato, Intrecci di voci. L’ambiguità polifonica come risorsa formativa, in Insegnare letteratura

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EZILDA PEPE Il docente tutor, la valorizzazione, la valutazione e la certificazione

A quanto sembra, il docente tutor dovrà spendere le sue energie in vista della personalizzazione del percorso formativo degli studenti a lui “affidati”.
Il concetto di affidamento si evince dalle Linee Guida sull’Orientamento (dicembre 2022) che prevedono per i tutor il compito di stabilire un “ dialogo costante con lo studente, la sua famiglia e i colleghi” (sic) a garanzia dell’acquisizione di competenze che progressivamente andranno a costituire l’e-portfolio.
Se nella scuola primaria, i voti sono già stati “eliminati” e risulta possibile certificare le competenze non possedute con la formula” in via di prima acquisizione”, lasciando ai successivi gradi di istruzione il compito di svilupparle, quello che segue è più complicato. Continua a leggere “EZILDA PEPE Il docente tutor, la valorizzazione, la valutazione e la certificazione”

DANTE Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io

Dalle «Rime»

L’amicizia è l’elemento patetico definitorio di Stil Novo.
Gianfranco Contini, Introduzione alle Rime di Dante

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio,

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse ’l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch’è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore: Continua a leggere “DANTE Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io”

GIOVANNI BOCCACCIO Chichibio e la gru

Dal «Decameron», VI giornata

Chichibio, cuoco di Currado Gianfigliazzi, con una presta parola a sua salute l’ira di Currado volge in riso e sé campa dalla mala ventura minacciatagli da Currado.

Tacevasi giá la Lauretta e da tutti era stata sommamente commendata la Nonna, quando la reina a Neifile impose che seguitasse; la qual disse:
Quantunque il pronto ingegno, amorose donne, spesso parole presti ed utili e belle, secondo gli accidenti, a’ dicitori, la fortuna ancora, alcuna volta aiutatrice de’ paurosi, sopra la lor lingua subitamente di quelle pone che mai, ad animo riposato, per lo dicitore si sarebber sapute trovare Continua a leggere “GIOVANNI BOCCACCIO Chichibio e la gru”