FRANCO FORTINI Canto degli ultimi partigiani

Da «Foglio di via»

Sulla spalletta del ponte
Le teste degli impiccati
Nell’acqua della fonte
La bava degli impiccati.

Sul lastrico del mercato
Le unghie dei fucilati
Sull’erba secca del prato
I denti dei fucilati.

Mordere l’aria mordere i sassi
La nostra carne non è più d’uomini
Mordere l’aria mordere i sassi
Il nostro cuore non è più d’uomini.

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LUIGI MALERBA Una storia senza fine

In fondo a un prato, davanti a un muro di mattoni, un uomo pallido è legato a una sedia da cucina. Ha gli occhi bendati e le mani dietro la schiena. Potrebbe essere un’alba invernale, ma non è proprio necessario che sia inverno. Improvvisamente risuona nell’aria una scarica di fucili e l’uomo ha un sussulto, poi ripiega la testa sul petto, fulminato. Sei uomini vestiti di panni borghesi si allontanano con i loro fucili sul viale umido, raggiungono un furgoncino a motore che parte subito scomparendo nelle brume. Non fanno commenti, ma dentro di sé ognuno di loro spera che il fucile caricato a salve fosse il suo. Pare che durante la rivoluzione russa non usasse lasciare questa pietosa possibilità di alibi ai plotoni di esecuzione, ma qui non siamo nella rivoluzione russa.

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FRANCESCO GUCCINI Parole

Da «Parnassius Guccinii» (1993)

Parole, son parole, e quante mai ne ho adoperate
E quante lette e poi sentite
A raffica, trasmesse, a mano tesa, sussurrate
Sputate, a tanti giri, riverite
Adatte alla mattina, messe in abito da sera
All’osteria citabili o a Cortina, o a Marghera
Con gioia di parole ci riempiamo le mascelle
E in aria le facciamo rimbalzare
E se le cento usate sono in fondo sempre quelle
Non è importante poi comunicare
è come l’uomo solo, che fischietta dal terrore
E vuole nel silenzio udire un suono, far rumore

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Casalinga

Mia moglie: giovane, ventitre anni, mi era sempre parsa carina, forse molto carina, niente di più. Nella fotografia che ho ancora sotto gli occhi, risulta non soltanto bella, ma bellissima. Ma Dio Mio, di quale bellezza! Una pin-up, un laido miscuglio tra una ballerina di fila e un animale: ma con qualche cosa in più e in peggio. Uno sguardo e una bocca di incontenibile materialismo predatorio, un lampo fisso, preciso, avido di cibo, una gola violentemente carnale, tonda. lucida, come un deposito d’aria, l’organo stridulante di una bella rana di Patagonia. Domanda: «Occupazione della moglie?» Risposta «Casalinga».

Goffredo Parise, Il crematorio di Vienna