FRANCESCO GUCCINI Parole

Da «Parnassius Guccinii» (1993)

Parole, son parole, e quante mai ne ho adoperate
E quante lette e poi sentite
A raffica, trasmesse, a mano tesa, sussurrate
Sputate, a tanti giri, riverite
Adatte alla mattina, messe in abito da sera
All’osteria citabili o a Cortina, o a Marghera
Con gioia di parole ci riempiamo le mascelle
E in aria le facciamo rimbalzare
E se le cento usate sono in fondo sempre quelle
Non è importante poi comunicare
è come l’uomo solo, che fischietta dal terrore
E vuole nel silenzio udire un suono, far rumore

Mio caro amore
Si è un po’ come commessi viaggiatori
Con campionari di parole e umori
A ritmi di trecento e più al minuto
Amore muto
Beati i letterari marinai
Così sul taciturno e cerca guai
Così inventati e pieni di coraggio

Io non son quei marinai, parole in rima ne ho già dette
(E tante, strano, ma ne faccio dire)
Nostalgiche, incazzate, quanto basta maledette
Ironiche quel tanto per servire
A grattarsi un po’ la rogna, soffocati dal collare
Adatto per i cani o per la gogna del giullare
Poi andare sopra un palco per compenso o l’emozione
Chi non ha mai sognato di provare
Sia chi ha capito tutto e tutto sa per professione
Ed ha un orgasmo a scrivere o a fischiare
Sia quelli che ti adorano fedeli e senza intoppi
Coi santi non si scherza, abbasso il Milan, viva Coppi

Amore sappi
Beato chi ha le musiche importanti
Le orchestre, luci e viole sviolinanti
Non queste mie di fil di ferro e spago
Amore vago
Mi tocca coi miei due giri costanti
Far il make-up a metonimie erranti
Che gaffe proprio all’età della ragione

E sì son tanti gli anni, ma se guardo ancora pochi
Voltaire non ci ha insegnato ancora niente
è questo quel periodo in cui i ruggiti si fan fiochi
Oppure si ruggisce veramente
Ed io del topo sovrastrutturale me ne frego
Chi sia Voltaire mi dite? va be’, dopo ve lo spiego
E se pensate questi i vaniloqui di un anziano
Lo ammetto, ma mettiamoci d’accordo
Conosco gente pia, gente che sa guardar lontano
E alla maturità dicon sia sordo
Perché i rincoglioniti d’ogni parte odian parecchio
La libertà e la chiamano vagiti
O ostie di un vecchio

Amore a specchio
è tanto bello urlare dagli schermi
Gettare a terra falsi pachidermi
Coprendo ad urla il vuoto ed il timore
Qui sul mio onore
Smetterei di giocar con le parole
Ma è un vizio antico e poi quando ci vuole
Per la battuta mi farei spellare

Eee, le chiacchiere son tante e se ne fan continuamente
è tanto bello dar fiato alle trombe
O il vino o robe esotiche rimbomban nella mente
Esplodono parole come bombe
Pillacchere di fango, poesie dette sulla sedia
Ghirlande di semantica e gran tango dei mass-media
Dibattito in diretta, miti, spot, ex-cineforum
Talk-show, magazine, trend, poi TV e radio
Telegiornale, spazi, nuovo, gadget, pista, quorum
Dietrismo, le tangenti, rock e stadio
Deviati, bombe, agenti, buco e forza del destino
Scazzato, paranoia e gran minestra dello spino

Amore fino
Lo so che in questo modo cerco guai
Ma non sopporto questi parolai
Non dire più che ci son dentro anch’io
Amore mio
Se il gioco è esser furbo o intelligente
Ti voglio presentare della gente
E certamente presto capirai

Ci sono, sai, nascosti, dietro a pieghe di risate
Che tiran giù i palazzi dei coglioni
Più sobri e più discreti e che fan meno puttanate
Di me che scrivo in rima le canzoni
I clown senza illusioni, fucilati ad ogni muro
Se stan così le cose dei buffoni sia il futuro
Son quelli che distinguono parole da parole
E sanno scegliere fra Mercuzio e Mina
Che fanno i giocolieri fra le verità e le mode
I Franti che sghignazzano a dottrina
Che irridono ai proverbi e berceran disincantati
Fra Mina e fra Mercuzio son parole, e non son frati!