Diario di un super-eroe-scolastico-a-scadenza (8)

Venerdì 29 gennaio 2021

Scuola media. Ora di geografia. Oppure di storia. Oppure di entrambe.

Grecia.

Mi sembra giusto far partire il siltaki utilizzando le casse della LIM, visto che sto testando l’audio. La classe apprezza.

Partenone, Atene, la mitologia, le olimpiadi, le isole, Sparta.

La culla della civiltà, la democrazia, i tiranni.

Il voto.

«Tutti avevano diritto di voto, perché c’era la democrazia. Cosa significa democrazia ragazzi?».

La risposta corale è stata «governo del popolo».

Mentre il siltaki piano piano aumentava il suo ritmo, oso chiedere alla professoressa se potevo farle una domanda.

Accordata, posso.

Le chiedo, perché non mi ricordo, se anche le donne avevano diritto di voto.

Lei risponde che effettivamente, no. Come gli schiavi, aggiunge.

Le ragazzine ci restano un po’ male.

Anche perché fino a un attimo prima nella democrazia greca «tutti» potevano esprimersi liberamente.

Tutti. Mica tutti e tutte.

Sala docenti. Un’insegnante, che non conosco, mi si avvicina nervosa e, mentre sono intento in alcune faccende, mi dice, così, di punto in bianco: «Guarda, io non sono razzista ma…».

«Ferma professoressa, ferma, non prosegua». Metto una mano a mo’ di distanziamento tra me e lei, come per respingere qualcosa. «Mi sono stancato di sentire questa frase perché prosegue sempre nel peggiore dei modi e comunque con cose che non condivido».

Lei si ritira sulle sue, poi riprende il discorso girandoci molto alla larga, tanto che non riesco a capire con quale tipo di minoranza potrebbe avercela. Alla fine, pare ce l’abbia con i bambini stranieri perché sono disorganizzati su tutto, in quanto pure i genitori sono stranieri.

Mi viene in mente Magda, che esterna nel suo straziante torinese «Non ce la faccio più».

E allora meglio scoprire in un’altra aula, gruppi musicali giovanili a me completamente ignoti, grazie alle possibilità di trasformarmi in dj per testare l’audio delle LIM. Rapido sondaggio tra la classe che fa il tempo pieno. Alzate le mani una sola volta per proposta: come non detto, alcune ragazze la alzano due volte, me ne accorgo. Gli dico così non vale, e poi siete decisive perché state 9 a 8, invece che 7 a 10. «Eh ma ci abbiamo ripensato!!!».

«Beh, del resto ci mandano avanti i governi in questo paese, pari pari, e almeno voi non fate alcun danno». Chissà se hanno afferrato.

Vince il gruppo «IL TRE», che solo per capire come si scriveva c’ho messo mezz’ora. Roba rap, non li conoscevo ovviamente, canta quasi tutta la classe.

Non saranno la PFM o i Pink Floyd, però ascolto. È tutto diverso. Meno male.