SCUOLA FUORI MERCATO Maturità 2019: ecco a voi l’estrazione dei quesiti!

[Scuola fuori mercato, 23 gennaio 2019]

Con il D.M. 37 del 18/01/2019 il Governo giallo – verde chiude il processo di riforma dell’esame di Stato avviato dalla Legge 107 del Governo Renzi.

Infatti, la legge 107 del 13 luglio 2015, dopo aver introdotto l’obbligatorietà delle Prove Invalsi e dell’Alternanza scuola – lavoro come requisiti obbligatori per l’ammissione, rinviava la riforma complessiva ad un decreto delegato. Con il Governo Gentiloni e la Ministra Fedeli venne emanato il decreto legislativo 62 del 13 luglio 2017 relativo alle “norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato”. Un decreto che ribadiva la centralità dei percorsi di Alternanza Scuola Lavoro, delle competenze trasversali, di quelle di Cittadinanza e che aboliva la terza prova con la conseguente rimodulazione dell’assegnazione dei crediti scolastici. Tale decreto, tuttavia, rinviava ad altri testi i dettagli relativi alla “tipologia” delle prove oggetto dell’esame di maturità. In questo processo di riforma diluito nel tempo si inserisce il cambio di Governo, senza che tuttavia avvenga nessun ribaltone delle politiche in materia di istruzione, nonostante le promesse elettorali. Restando al tema della maturità, ad ottobre, tramite una circolare, il nuovo Ministro recepisce tranquillamente il documento di lavoro della commissione nominata dalla Ministra Fedeli in merito alla riforma della prima prova, quella di italiano, in cui abbiamo un’analisi del testo sempre più schematizzata, la sostituzione del saggio breve e dell’articolo con la redazione e l’analisi di un testo argomentativo e il tema di attualità, nella sostanza non molto diverso dal tema di ordine generale degli anni precedenti, con l’eliminazione del tema di storia (cfr. https://scuolafuorimercato.org/2018/10/25/salvare-la-storia-per-salvare-la-scuola-per-salvare-il-futuro/).

Con il passare dei mesi, cresce la preoccupazione di docenti e studenti a causa dell’assenza di informazioni in merito alla struttura delle prove e soprattutto del colloquio. A ridosso delle vacanze natalizie, il Miur pubblica gli esempi della prima prova, mentre per le modalità del colloquio e della seconda prova bisogna attendere la diretta facebook del Ministro Busetti del 18 gennaio, ovvero a meno di quattro mesi dalla fine della scuola.

Per quanto riguarda la seconda prova, in quasi tutti gli indirizzi si avrà una prova mista, ovvero una prova relativa a due discipline caratterizzanti del percorso di studi, ad esempio matematica e fisica al Liceo Scientifico, greco e latino al Liceo Classico, sistemi e reti e informatica all’Istituto Tecnico Informatico. Anche in questo caso pochi esempi delle nuove prove, con il Miur che “copia” da vecchi manuali russi i quesiti per le simulazioni.

Quasi da quiz televisivo, invece, le modalità del colloquio orale. Ogni candidato, infatti, dovrà “estrarre” un argomento da cui partire scegliendo tra tre buste preparate dalla Commissione nei giorni precedenti, in base a quanto indicato dai docenti del Consiglio di classe nel documento del 15 maggio, e su quell’argomento dimostrare competenze e conoscenze interdisciplinari.

Queste nuove modalità, accolte positivamente dall’ Associazione nazionale presidi, hanno invece suscitato la reazione critica di studenti e docenti, sono state persino lanciate delle petizioni on-line e le prime mobilitazioni per chiedere al Ministro di tornare sulle sue decisioni.

Senza entrare nel merito delle modalità di comunicazione, come docenti di Scuola Fuori Mercato non possiamo che condividere le critiche relative alla riforma complessiva di tutto l’Esame di Stato. Prima di tutto dal punto di vista didattico. Il governo che doveva “abolire la Buona Scuola” in realtà ne ha infatti recepito pienamente il presupposto ideologico. Non è un caso che di fatto tale Governo abbia abolito solamente la chiamata diretta, applicata con percentuali ridicole rispetto ai proclami iniziali, e ridotto parzialmente il monte orario dell’Alternanza scuola lavoro, mentre per prove Invalsi come requisito di ammissione alla maturità abbia solo rinviato l’obbligo di due anni. Per il resto sia la legge 107 sia tale riforma dell’Esame di Stato appaiono figlie della logica della didattica per competenze, una logica che vuole la scuola come istituzione funzionale al mercato neoliberista del lavoro, una scuola che non deve preoccuparsi della formazione dei cittadini, dotati di conoscenze in grado di farli agire nella società con spirito critico, ma individui dotati di competenze trasversali in grado di adattarsi alla logica “dei lavoretti”. La scuola non deve essere esclusivamente “utile” alle studentesse e agli studenti a trovare un lavoro. La scuola deve essere il luogo in cui ragazze e ragazzi crescono prima di tutto dal punto di vista umano e culturale, coltivando i loro interessi, dedicandosi allo studio e sviluppando così la capacità di osservare e giudicare in modo critico la realtà. Insomma, un luogo deputato alla formazione di persone consapevoli. Inoltre, una riforma di questo tipo svilisce ulteriormente la professionalità dei docenti, che da un lato vengono trasformati in “novelli Mike Bongiorno” non più liberi di impostare il colloquio orale, e che dall’altro costringerà le diverse commissioni ad individuare frettolosamente circa 150/200 temi/spunti trasversali per l’estrazione. Un lavoro che, se fatto seriamente, porterebbe ad un deciso allungamento dei tempi di lavoro delle commissioni.

Un ulteriore motivo di critica, che condividiamo soprattutto con studenti e studentesse, è la tempistica di una riforma di questa portata. Infatti, soprattutto le classi quinte si troveranno a dover affrontare delle prove del tutto diverse rispetto a quanto studiato negli anni precedenti. Sì perchè, anche se questo forse sfugge a chi non vive la scuola quotidianamente, la preparazione alle prove di maturità inizia già dal primo anno dell’ultimo triennio della scuola superiore. Basti pensare, alle esercitazioni relative alla prova di italiano, quasi tutte le classi quinte si sono dedicate all’analisi e alla redazione di “saggi brevi”, mentre adesso in pochissimo tempo devono confrontarsi con tipologie diverse. Lo stesso ragionamento vale per la seconda prova.

Inoltre, con l’abolizione della tesina o del percorso interdisciplinare si privano gli studenti e le studentesse non solo della possibilità di iniziare il colloquio in modo più sereno, ma anche di dimostrare la loro capacità di mettere in relazione temi e contesti diversi, a partire dai loro interessi e dalle loro motivazioni personali che spingevano loro a cimentarsi e ad approfondire determinati argomenti.
Insomma, in questo modo si rischia di svilire ed appiattire tutto il sistema scolastico, con il triste epilogo dell’estrazione finale.

Peccato che anche questo Governo, come i precedenti, non disponga l’unico provvedimento di cui la scuola avrebbe bisogno, ovvero un serio piano di investimenti e finanziamenti per migliorare l’intero sistema di istruzione pubblica da tutti i punti di vista, da quello dell’insegnamento a quello dell’apprendimento.

Le docenti e i docenti di Scuola Fuori Mercato