ANDREA BAJANI Bulli

[Domani niente scuola, pp. 92-3, 9]

Ogni volta che parlano del bullismo, in televisione, fanno vedere sempre un video in cui ci sono delle ragazze che si picchiano in una stanza. Tra i filmati trasmessi in tv quel video è, cosi mi è parso, di gran lunga il più gettonato. C’è una ragazza che insegue minacciosa un’altra ragazza per la stanza, finché non la chiude in un angolo. Più precisamente la costringe sul suo letto, dove la colpisce senza tregua, ripetutamente, fino a quando il filmato si interrompe. Se non ricordo male, sono delle ragazze americane, quelle nel video. Le fanno vedere tutte le volte che si parla del bullismo in Italia.
Ora: una sera, di ritorno dall’ultima delle tre, gite, sono ancora in piedi nonostante l’ora tarda. Una specie di jet lag da gita di classe. A quelle ore della notte io mi muovo di solito molto lentamente. Spazio e tempo li percepisco in maniera dilatata. Se qualcuno mi vedesse da fuori, in quei momenti, gli sembrerei un astronauta dentro un razzo. A quell’ora di quella notte di ritorno dalla gita trascrivo gli appunti presi durante i viaggi, raccolgo i materiali che per non so quale impennata organizzativa ho conservato, mi segno degli argomenti da approfondire. Nel frattempo sul monitor del computer lascio sfilare in successione le foto scattate dai ragazzi in gita e i loro video. Io lavoro, e di tanto in tanto butto un occhio allo schermo, vedo i ragazzi sulla Tour Eiffel contro il panorama di Parigi, il gruppo sopra il ponte Carlo, raccolti intorno a un intreccio di boccali di birra in un tipico pub irlandese di Praga. Il tutto senza volume, data l’ora felpata della notte. Sono immagini e video che sfilano sul mio computer nel silenzio più totale.
C’è un momento poi in cui alzo la testa e mi trovo davanti uno dei tanti filmati in cui Massimo e Luca si riempiono di cuscinate nella stanza. In uno di questi video Massimo strappa il materasso da sotto il corpo di Luca, che tenta inutilmente di resistere alla furia del suo compagno di classe. Si aggrappa al materasso come un torero in un rodeo. Ma dura poco, e nel giro di un minuto rimane con il sedere sulle doghe, in mutande, in una posizione ridicola. Dopo avergli scippato il materasso, Massimo, non contento, spalanca la porta della stanza e lo spinge in mezzo al corridoio dell’albergo.
La prima volta che ho visto quel video ho riso molto. Ma c’era il volume, e si sentivano le loro risate, le stupidaggini che si dicevano Luca e Massimo mentre si rincorrevano per la stanza. Ecco, quando quella sera, di ritorno dall’ultima delle tre gite, ho alzato la testa e mi sono trovato davanti quel filmato senza il sonoro, ho pensato che visto da fuori, senza sentire nulla, quel video era identico al filmato delle due ragazze americane. Massimo che spinge Luca sul suo letto, Massimo che gli sale sopra, che lo colpisce prima con le mani, poi con il cuscino, con gran vigore, con l’energia dei diciott’anni. Io stesso quando l’ho visto senza audio ho pensato che sembrava un filmato sul bullismo. Ho anche pensato che un giornalista avrebbe potuto trasmetterlo in un servizio in cui si parlava della violenza dei teenagers. Era perfetto, il video, e in più Massimo era anche paonazzo di rabbia, dato che faticava molto ad averla vinta. Il giornalista avrebbe chiamato un commento a un qualche psicologo, che avrebbe detto “autiamoli”. Aiutiamoli a rimettere in ordine la stanza.

[…]

Adesso a me sembra che si facciano dei provini. A me, uno che spacca la faccia a un suo compagno e poi mette il video su YouTube, mi sembra uno che sta facendo un provino. Assomiglia a quelli che si riprendono mentre urlano “Italia!” nelle situazioni più impensabili e poi mandano il video per essere selezionati come video promozionali per la rete Mediaset. Un ragazzo spacca la faccia al compagno, un suo amico riprende la scena con il telefonino, la carica su YouTube, il giorno dopo ne parlano in televisione. Un ragazzo tocca le tette a una professoressa, mette il video su YouTube, gli danno la terza notizia del tg. Un ragazzo riprende un professore che fuma in classe, il giorno dopo non si parla d’altro. Un ragazzo da una finestra fa un gavettone a un anziano, il giorno dopo un quotidiano dice che la soluzione è nel non dare visibilità a questi gesti di demenza. In prima pagina, lo dice. Ecco, quando un ragazzo si filma mentre picchia qualcuno, mentre la combina grossa, per me sta facendo un provino esattamente come quelli che si chiudono in sette in un armadio, poi aprono la porta e urlano come sette idioti il nome di una rete televisiva.

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