Barbari

Roma e i barbari
di Alessandro Barbero

Parlare di Roma e dei barbari evoca l’immagine di due mondi contrapposti e ostili. Eppure all’inizio anche i Romani erano barbari! Sono stati i Greci, infatti, a inventare l’idea del barbaro: colui che non è greco e perciò non parla la lingua ellenica, ma balbetta un gergo incomprensibile. Per i sofisticati abitanti di Atene, che questi barbari fossero Persiani venuti dall’Oriente oppure Romani giunti da Occidente non faceva, all’inizio, nessuna differenza. Ancora all’epoca delle guerre puniche Catone il Censore si sfogava con rabbia contro i Greci “che ci chiamano barbari”. Naturalmente, col tempo gli Elleni si accorsero che una differenza c’era eccome, perché i barbari venuti dall’Italia avevano soggiogato la Grecia, e con loro bisognava bene o male imparare a convivere. Continua a leggere “Barbari”

Società (dei fedeli)

IL RE: Così la casa di Dio è una, e retta da una sola legge?
IL VESCOVO: La società dei fedeli forma un solo corpo, ma lo Stato ne comprende tre. Perché la legge umana distingue altre due classi: nobili e servi, infatti, non sono retti dallo stesso regolamento. Due personaggi occupano il primo posto: uno è il re, l’altro l’imperatore; dal loro governo vediamo assicurata la solidità dello Stato; il resto dei nobili ha il privilegio di non essere soggetto ad alcun potere, purché si astenga dai crimini che reprime la giustizia regale. Essi sono i guerrieri, protettori delle chiese; sono i difensori del popolo, dei grandi come dei piccoli, di tutti, insomma, e garantiscono al tempo stesso la propria sicurezza. L’altra classe è quella dei servi: questa razza infelice non possiede nulla se non al prezzo della propria fatica. Chi potrebbe con i segni dell’abaco fare il conto delle occupazioni che assorbono i servi, delle loro lunghe marce, dei duri lavori? Denaro, vesti, cibo, i servi forniscono tutto a tutti; non un uomo libero potrebbe vivere senza i servi.

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