Il lungo autunno dei precari (romani)

Riflessioni in margine al primo giorno di scuola nel Lazio

C’è scritto autunno e non estate: il lungo autunno dei precari – romani e non so quali altri – che sta per cominciare, insieme alle nuove serie televisive e agli addobbi natalizi. Ma non è un divertissement. E nemmeno un palliativo. Intanto l’estate è finita, e questo è un fatto.

E l’estate è stata quante altre mai fastidiosa. Qualcuno prima o poi dovrà mettere mano alle carte del CSA di Roma, alla montagna di reclami che i molti supplenti hanno inoltrato durante il bel mezzo del mese di agosto. Dia un’occhiata alle date, se può anche al luogo da cui sono stati faxati. Ah, i precari vanno in villeggiatura? Buono a sapersi.

Comunque va tutto bene.

Sì: lo scorso anno, tra settembre e ottobre avrebbe dovuto uscire una legge sui precari. Delle liti di condominio non se ne poteva più, giustamente. La nuova legge è stata approvata di fatto il 28 luglio. Il 28 luglio sono stati approvati gli emendamenti a una legge, già pluriemendata nei suoi vari passaggi parlamentari (ma non doveva essere blindata? Eh no, viva la democrazia). Una legge fluida, come la silhouette dei suoi destinatari, caduta tre giorni prima del termine, stabilito anche questo per legge, entro il quale devono essere completate le nomine in ruolo e possibilmente le assunzioni a tempo determinato. Possibilmente, qui la libertà è maggiore, a patto che il primo giorno di scuola gli insegnanti siano in cattedra. Non per altro, ma se non ci sono, come succedeva fino a pochissimi anni fa, all’opinione pubblica rischia di cascarci l’occhietto su quello che succede nella scuola, su questi maledetti precari che paiono morsi dalla tarantola. Non per altro.

Comunque va tutto bene. Il 29 luglio il CSA di Roma prende le pratiche e le butta tutte in un grande cesto della spazzatura e poi appicca il fuoco, metaforicamente, perché le regole su cui aveva lavorato fino a quel momento sono state cambiate, cioè non sono retroattive o meglio, sono poco retroattive. Tutto da rifare.

Il precario in scadenza di contratto, impegolato a rincorrere il bambino piccolo su spiagge irte di bagnanti, non si sforza troppo a immaginare quanto ferve l’opera dell’uomo dentro il palazzo del CSA – da qui in poi, dovesse capitare, semplicemente palazzetto dello sport – negli ultimi tre giorni di luglio e nei primi dieci giorni di agosto.

L’11 agosto esce una specie di elenco nel quale ciascuno fa fatica a trovare se stesso, i punti che aveva e quelli che avrebbe dovuto avere. La verità non ci mette molto a farsi strada: i fascicoli non sono stati mai aperti. Se sono stati aperti, viene voglia di dire, era meglio averli lasciati stare.

E qui scoppia il silenzio. Il precario con il contratto ormai agli sgoccioli si concede la debolezza di entrare nei bar del vicinato e sfoglia avidamente la cronaca di Roma. Così viene a sapere che, incombendo le nomine di ruolo, che devono essere fatte entro il 25 agosto, il palazzetto dello sport si è dato la briga di pubblicare le prime venti posizioni di ciascuna graduatoria, suppergiù.

Poi più nulla.

Il precario, ormai disoccupato, scruta sulla maschera di ricerca per codice fiscale, che funziona quando vuole lei, se intanto appaiono correzioni ai molti errori che riguardano sé e gli altri, vicini di posto ma anche lontani, anche gente di altre graduatorie. Tanto per.

Ma che. Venti codici fiscali, specchio di situazioni assortite meglio di quanto potrebbe fare Abaco (o la Cia), restano, dopo una settimana di estenuanti prove, immacolati. Riprova e sarai più fortunato, ma intanto il tempo passa e una folla di postulanti si pigia ben dentro gli spalti del palazzetto dello sport per farsi correggere il punteggio a mano, intanto che si può. E a piene mani si aggiudica cesti di punti.

L’8 settembre legge sul Messaggero: “Le graduatorie permanenti sono state aggiornate e l’assegnazione delle cattedre è a buon punto. Prima dell’inizio delle lezioni gli insegnanti saranno tutti nominati. Gli uffici hanno lavorato sodo e l’avvio sarà regolare”. Non parlava di Roma, oppure “regolare” non deve essere letto in modo letterale. Non state a fare i cavilli: l’anno scolastico inizierà e gli insegnanti, quando saranno nominati, andranno a scuola a far lezione.

L’8 settembre tutti i precari romani, tutti ormai in carico all’inps, salvo quei quattro gatti che hanno avuto la ventura di essere immessi a t.i. nei ruoli dell’insegnamento, non dico trepidavano ma aspettavano ancora con ansia la pubblicazione delle graduatorie definitive con i punteggi corretti. Il 10 settembre hanno scoperto che la montagna si è squagliata, che è colata giù dalle isoipse inondando valli e convalli, la pianura e le spiagge. Sul Corriere della sera un alto funzionario di quell’ufficio dove si lavora sodo, poche ore prima, aveva ammesso che forse, in effetti, guardando bene, l’elenco delle sedi da premiare con il doppio punteggio non è così puntuale. Che, mah, boh, sono stati commessi degli errori. E che saranno corretti, tutti. Se esistono dei criteri? Un elenco delle scuole di montagna da affiggere all’albo? Ma che bella idea.

Oggi nel Lazio cominciano le lezioni. Gli insegnanti “nominati” in base alla nuova legge inizieranno a far lezione, secondo gli ultimi dispacci affissi sul palasport, non prima della metà di ottobre. Nel frattempo, tra festival di telefonate, telegrammi mancati, cattedre inguattate, cominceranno a far lezione i “supplenti” in attesa di nomina dell’avente diritto. E poi ci sarà un balletto che sembrerà di giocare a bandierina. Ma forse a Letizia nemmeno gliel’hanno detto.

(lettera inviata, e [volentieri] pubblicata da “Meridiano Scuola”, il 16 settembre 2004)

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