FEDERICA CAPPUCCIO Quelli che la scuola 2.0

[Replica a L’Italia e l’élite dei conservatori, di Roberto Contessi]

Ringrazio il professor Contessi della lunga e argomentata risposta alla mia recensione del libro “Scuola di classe”, ma noto che non fa che ripetere quanto già scritto nel libro, con l’aggiunta di qualche ulteriore, ma fumoso chiarimento sui rimedi al classismo nella scuola, che consisterebbe, in modo naturale, se ho capito bene la circonlocuzione, nell’abolizione del valore legale del titolo di studio.

Come tutti quelli che criticano le riforme della scuola da Berlinguer in poi (che sono state tutte progettate all’insegna del fare e del cambiare sennò rimane tutto com’è), sono etichettata come conservatrice. E quindi pigra oltre che sorda alla fanfara del nuovo che avanza. Ci deve essere una linea invisibile tra i buoni, che hanno le soluzioni per tutti i problemi, che snocciolano dati di agenzie di rating per dimostrare le proprie tesi, che pronunciano con disinvoltura scioglilingua in inglese, in breve quelli che la scuola 2.0, e i cattivi insegnanti, che dicono solo no. Se questi sono gli innovatori, allora io mi sento orgogliosa di appartenere alla categoria dei conservatori. Continua a leggere “FEDERICA CAPPUCCIO Quelli che la scuola 2.0”

Bomba

Nella grande città di Parigi / Ci son borghesi ben nutriti / Ci sono i poveri/ Che han la pancia vuota / Quelli hanno i denti lunghi / Viva il suon, viva il suon / Quelli hanno i denti lunghi / Viva il suon / Dell’esplosion! / Balliam la ravachole, Viva il suon / Dell’esplosion! / Tutti i borghesi assaggeranno le bombe / Tutti i borghesi salteranno in aria / Tutti i borghesi salteranno!
Sébastien Faure, La Ravachole

Ma un’altra grande forza spiegava allora le sue ali,
parole che dicevano “gli uomini son tutti uguali”
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria e illuminava l’ aria
la fiaccola dell’ anarchia,
la fiaccola dell’ anarchia,
la fiaccola dell’ anarchia.
[…]
Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l’ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ingiustizia!
Francesco Guccini Continua a leggere “Bomba”

ROSELLA BASIRICÒ Spaccati di scuola

Principina a Mare (GR), seconda media, 24 alunni. Di cui:
1 tunisino che ancora non ha capito che “antologia” e “letteratura” sono due materie diverse fissate in due giorni diversi;
1 marocchino che vive con lo zio, ambulante, perchè il padre non ha il permesso di soggiorno e la madre non esiste (in genere è il contrario, ma ormai la società è avanzatissima e non vale più la massima degli antichi romani: Mater semper certa….. ecc ecc Quel che si dice: la parità dei sessi, l’emancipazione!);
1 ucraino di quindici anni che trova, dentro la scuola, tutti gli angoli possibili (e inaccessibili al resto del genere umano) per andare a fumare (sigarette soltanto. Per ora. Diamogli solo un po’ di tempo);
1 moldavo che è così nostalgico della Moldavia, ma così nostalgico che non passa mattina in cui non ci ricordi che perfino le sue coetanee (oltre alla natura, al sole e alle stelle) sono più belle lì che in Italia (col vivo disappunto delle compagne di classe – specie delle “veline” fichissime, mutanda di fuori e cavallo dei pantaloni per terra – che ogni volta scatenano il finimondo a queste affermazioni Continua a leggere “ROSELLA BASIRICÒ Spaccati di scuola”

Roma (e i Romani)

Da quando io misi piede in questa città, mai una goccia di piacere non è caduta sull’animo mio.
Giacomo Leopardi, lettera a Carlo Leopardi, Roma, 6 dicembre 1822

Le inadempienze del potere politico e dell’amministrazione pubblica sono di tale portata e profondità che in altre città causerebbero una sollevazione popolare, a Roma no, perché i romani non si aspettano né pretendono quasi nulla dagli amministratori che li governano, i quali a loro volta non si aspettano nulla dai cittadini. Un esempio: quando nevica (accade ogni vent’anni) è sorprendente notare come nessuno muova un dito e assista al bianco miracolo prima con stupore, poi con gioia, poi con noia, e infine con rancore (l’intero trascolorare di sentimenti nell’arco di otto o dodici ore, al massimo una giornata), quando disagi e incidenti mettono in ginocchio la città. Non vedi nessuno, ma proprio nessuno che spali la neve, almeno davanti alle case o per garantire un minimo di percorribilità delle strade: i cittadini aspettano passivamente che ci pensino le autorità, le autorità pretendono, con piglio arrogante, che lo facciano i cittadini.
Edoardo Albinati, La scuola cattolica Continua a leggere “Roma (e i Romani)”

Inferno

Ma quell’anime, ch’eran lasse e nude, / cangiar colore e dibattero i denti, / ratto che ’nteser le parole crude. // Bestemmiavano Dio e lor parenti, / l’umana spezie e ’l loco e ’l tempo e ’l seme / di lor semenza e di lor nascimenti.
Dante, Inferno, III, 100-5

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
Italo Calvino, Le città invisibili

ROBERTO CONTESSI L’Italia e l’élite dei conservatori

[Replica a Chi ha bisogno della scuola? Su “Scuola di classe” di Roberto Contessi, di Federica Cappuccio]

Gentile professoressa Cappuccio,
il pregio del mio libro, credo lo riconosca anche lei, è la nettezza: la scuola attualmente è simile ad un distributore di titoli di studio proprio perché fallisce nell’essere un formatore di cultura. Il fallimento è comprovato dagli studi e dalle indagini che provengono da tutte le fonti che io conosca (Istat, Invalsi, Almadiploma, Ocse, Fondazione Agnelli e Associazione Trellle), laddove la cultura viene soppesata sulle capacità dei ragazzi di gestire competenze di base ultra-tradizionali: leggere, comprendere e far di conto. Tale cultura è posseduta oggi da una élite di italiani, circa il 30%, a cui la scuola è servita in realtà poco perché loro quelle competenze le possedevano già per conto proprio, mentre l’altro 70% deve morire con tutti i filistei. Continua a leggere “ROBERTO CONTESSI L’Italia e l’élite dei conservatori”

FEDERICA CAPPUCCIO Chi ha bisogno della scuola? (su “Scuola di classe” di Roberto Contessi)

Gentile collega,

premetto: ho letto Scuola di classe perché mi è stato consigliato da un collega, probabilmente attirato dal titolo (ha confessato di non averlo letto, ma solo dopo). Stavo quasi per dire ingannato dal titolo. Ma forse le intenzioni di Roberto Contessi sono buone. E il libro solleva un problema reale, come sintetizzato dal sottotitolo: Perché la scuola funziona solo per chi non ne ha bisogno. Ammesso che ci sia qualcuno che non ha bisogno della scuola, si dovrà ammettere che alla scuola di classe basata sulla selezione (che premiava chi aveva i mezzi) è seguita la scuola del buonismo indifferenziato che garantisce successo formativo per tutti e livella tutto a un’anonima mediocrità. Continua a leggere “FEDERICA CAPPUCCIO Chi ha bisogno della scuola? (su “Scuola di classe” di Roberto Contessi)”

Ferro

Giunsero d’improvviso una notte nella sala in cui egli profondamente dormiva e, avendogli gettato addosso il peso di materassi e di una tavola (secondo quanto riferisce alcuno), lo tennero fermo e tosto infilarono un corno nel suo deretano e, attraverso lo stesso pertugio, gli ficcarono in corpo uno schidione ardente… un ferro scaldato a fuoco…

Raphael Holinshed

ALESSANDRO PARIS Dove sta andando la scuola? (su “Segmenti e bastoncini” di Lucio Russo)

L’autore di questo libro dedicato ad un’analisi critica dei fondamenti culturali delle “riforma Berlinguer” è Lucio Russo. L’autore non è un pedagogista di professione, ma un professore universitario di fisica, con al suo attivo numerosi studi di storia della scienza. L’interesse per il mondo scolastico, all’alba della riforma delle sue strutture di fondo, da parte di un non specialista è in controtendenza rispetto a un disinteresse diffuso che, fino ad ora, si è manifestato da parte degli intellettuali nei confronti della scuola. Di essa in genere s’interessano “specialisti”, che troppo spesso ne trattano con un linguaggio arido e settoriale; caso più unico che raro, è dunque quello di Lucio Russo, che in un linguaggio quotidiano e brillante, si accosta ad un argomento così centrale per il nostro vivere civile.
L’autore individua una trasformazione di lungo periodo in atto nella scuola occidentale, e si chiede se si debba accelerarne il cambiamento Continua a leggere “ALESSANDRO PARIS Dove sta andando la scuola? (su “Segmenti e bastoncini” di Lucio Russo)”

Parola/e

Una parola nuova non entra nel vocabolario quando qualcuno la inventa, anche se è una parola “bella” e utile. Perché entri in un vocabolario, infatti, bisogna che la parola nuova non sia conosciuta e usata solo da chi l’ha inventata, ma che la usino tante persone e che tante persone la capiscano […]. Quando una parola nuova è sulla bocca di tutti (o di tanti), allora lo studioso capisce che quella parola è diventata una parola come le altre e la mette nel vocabolario.
Maria Cristina Torchia, Redazione Consulenza Linguistica, Accademia della Crusca

«Quando io uso una parola -ribatté Bindolo Rondolo piuttosto altezzosamente- essa significa precisamente ciò che voglio che significhi… né più né meno».
«Bisognerebbe sapere -disse Alice- se voi potete dare alle parole molti significati diversi».
«Bisognerebbe sapere -rispose Bindolo Rondolo- chi ha da essere il padrone… ecco tutto».
Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie

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