MARCO REVELLI La maestra e il licenziamento in tronco

[Doppio Zero, 3 marzo 2018]

Un licenziamento in tronco di un dipendente pubblico, da parte del segretario del partito di governo, in diretta televisiva, non si era mai visto. Per lo meno in democrazia.

È successo il 27 febbraio, quando la trasmissione Matrix, su Canale 5, ha mandato in onda le immagini registrate durante i tafferugli avvenuti a Torino in occasione di una protesta contro CasaPound, e tra queste, in particolare, quelle in cui compariva Lavinia Flavia Cassaro, maestra precaria presso una scuola elementare della periferia, ripresa in primo piano, sotto la pioggia, impegnata in una violenta invettiva contro la polizia: “Vigliacchi! Mi fate schifo…” Continua a leggere “MARCO REVELLI La maestra e il licenziamento in tronco”

DANIELE NOVARA La scuola non è Rischiatutto

[Comune-info, 24 maggio 2016]

Pensare di valutare l’apprendimento degli alunni facendo mettere delle crocette qua e là o comunque costringendoli a cercare risposte esatte, appare un equivoco non privo di conseguenze.

Imparare rappresenta un processo operativo complesso che necessita di verifiche applicative più che di nozioni da ripetere. Sappiamo di aver imparato a guidare l’auto quando superiamo la prova pratica. Non basta conoscere teoricamente come funziona il motore.

I test Invalsi banalizzano la conoscenza e ripropongono l’arcaica idea di una scuola fatta di contenuti da mandare più o meno a memoria. Si tratta di una modalità superata. Continua a leggere “DANIELE NOVARA La scuola non è Rischiatutto”

Chiamata diretta (c’era una volta)

Domanda: ma se gli sponsor della #buonascuola, ds in testa, si stracciano le vesti per la sospensione (nemmeno cancellazione) di una norma penosa come la chiamata diretta per «competenze» cosa avrebbero fatto se il governo, come promettevano Lega e m5s in campagna elettorale, avesse, come primo atto, abrogato la 107?

Antonello Giannelli, presidente dell’ANP, è il primo a salire sulle barricate. Lamenta il fatto che la chiamata era già stata svuotata da accordi tra le parti. Ci ricorda che i ds non sono innamorati di questa incombenza che si mangia una parte delle loro ferie (ed è, verosimilmente una grana) Continua a leggere “Chiamata diretta (c’era una volta)”

Angli(ci)smi

Per noi neolatini colonizzare l’inglese ha avuto come conseguenza l’essere più facilmente colonizzabili dall’inglese.
Edoardo Lombardi Vallauri, Le guerre per la lingua

Perché la Rai deve chiamare Rai Educational il settore delle trasmissioni scolastiche educative? E perché si deve usare spending review per indicare la revisione della spesa pubblica? […] In queste abitudini non vedo tanto un pericolo per la lingua, ma per quelli che la parlano, e che la parlano con scarsa e insufficiente padronanza. Mi ricorda un po’
il latino adoperato dall’ Azzeccagarbugli per raggirare Renzo […]. Questo è quanto accade oggi con l’uso dell’inglese o dell’italiano stesso in molte manifestazioni del linguaggio burocratico.
Andrea Camilleri, Tullio De Mauro, La lingua batte dove il dente duole

L’uso istituzionale della lingua […] deve evitare il ricorso ingiustificato agli anglicismi, perché questa presenza di anglicismi inutili veicola l’idea che ci sono delle cose che non si possono che dire in inglese.
Luca Serianni, Le mille lingue di Roma

CLAUDIA PEPE Mi chiamo Paolo, signor Invalsi

[https://comune-info.net/2016/05/mi-chiamo-paolo-signor-invalsi/, 11 maggio 2016]

Io mi chiamo Paolo e domani mi hanno detto che dovrò fare le prove Invalsi. Non ho capito tanto a quello che servono, ma hanno detto che sono importanti… Io mi chiamo Paolo faccio la terza media… e non mi piace essere un numero da catalogare e valutare solo se metto una crocetta nel posto giusto… Io mi chiamo Paolo e le mie insegnanti mi hanno insegnato tante cose che non troverò su quella carte del Ministero. Io non so neanche cosa sia il Ministero, non è mai venuto nella mia Scuola, non mi conosce… Con i miei insegnanti ho scoperto la Musica, a scendere le scale insieme a Montale, ho parlato di Peppino Impastato e Pasolini, ho imparato ad amare le cause perse, le vite nascoste… Mi hanno insegnato che la Scuola rende liberi… I signori Invalsi che non sono mai venuti nella mia Scuola e non sanno che mi chiamo Paolo, che ho le lentiggini e una famiglia onesta, non sanno che il fallimento è uno zoppicamento salutare dell’efficienza della prestazione. E io sono giovane e questo è il mio tempo per zoppicare, per sbagliare… Le mie insegnanti fanno sciopero perché credono in me e in tutti i loro allievi. Perché l’unica possibilità di rinascere è scoprire, per fortuna, di essere unici e diversi nel fallimento che si chiama amore…”.

Io mi chiamo Paolo e domani mi hanno detto che dovrò fare le prove Invalsi. Non ho capito tanto a quello che servono, ma hanno detto che sono importanti per la rilevazione degli apprendimenti Continua a leggere “CLAUDIA PEPE Mi chiamo Paolo, signor Invalsi”

BARBARA MORLEO Dico no all’Invalsi perché io valgo. Lettera

[Orizzonte Scuola, 3 aprile 2017]

I test Invalsi erano nati con il fine di valutare la qualità del sistema scolastico nazionale.

Questa finalità è cambiata dopo pochi anni e i test, da rilevazione a campione, sono diventati censuari. Attraverso questa diversa modalità di applicazione, è cambiato anche l’obiettivo della somministrazione: si è passati dalla valutazione del sistema scolastico nazionale, a quella d’istituto, alla quale viene collegata la valutazione degli insegnanti.

Tale commistione è gravemente impropria perché, come gli stessi esperti della valutazione ricordano, l’utilizzo dei test per più finalità è inappropriato, in quanto ciascun obiettivo richiede informazioni diverse e necessita quindi di adattare gli strumenti di rilevazione. Continua a leggere “BARBARA MORLEO Dico no all’Invalsi perché io valgo. Lettera”

ALAIN GOUSSOT La scuola nuova fabbrica di servitù

[«Comune-info», 13 febbraio 2016]

Negli ultimi ventitré anni, dalla riforma Berlinguer che fu l’anticamera del processo di smantellamento della scuola democratica, si è assistito a una formazione sempre più segmentata, orientata all’acquisizione di abilità tecniche, di competenze funzionali alle esigenze dell’impresa e dell’economia finanziaria. Il passaggio dalla scuola delle conoscenze a quella delle competenze ha significato meno conoscenze trasversali e sapere e più abilità tecnicistiche settoriali.
Purtroppo questo è avvenuto perché si è arresa la pedagogia come scienza dello sviluppo umano globale e degli apprendimenti, la pedagogia come filosofia dell’educazione che mira a formare l’uomo e il cittadino consapevole, critico, in grado di pensare con la propria testa e di collegare il particolare con il globale. Continua a leggere “ALAIN GOUSSOT La scuola nuova fabbrica di servitù”

Ebrei

Il 30 Marzo 1933, il ministro della Propaganda in Germania, Joseph Goebbels, mi convocò nel suo ufficio […] e mi propose di diventare una sorta di “Fuhrer” del cinema tedesco. Io allora gli dissi: «Signor Goebbels, forse lei non ne è a conoscenza, ma debbo confessarle che io sono di origini ebraiche» e lui: «Non faccia l’ingenuo signor Lang, siamo noi a decidere chi è ebreo e chi no!». Fuggii da Berlino quella notte stessa.
Dal documentario Jorge Dana, Fritz Lang, il cerchio del destino, 2000

Vorrei definire che sia da considerarsi ebreo chi è capace di commettere un’ebreata: non credo mi occorra definire quel che sia un’ebreata Continua a leggere “Ebrei”

ANNA CURCIO E se portassimo l’amaca nel cortile di una scuola?

[Commonware, 24 aprile 2018.

Appunti di inchiesta su scuola, studenti e lavoro

Dire, da una posizione classicamente perbenista di sinistra, che il comportamento dello studente di Lucca sia da ricondurre a una questione di mala educación in capo a proletari o ceti popolari, non è soltanto classismo, vuol dire non avere la benché minima idea dei processi di trasformazione della scuola, del lavoro e della composizione sociale. La scuola, invece, ha proprio l’involontario vantaggio di essere un efficacissimo punto di osservazione dei cambiamenti che interessano i giovani, le famiglie, i comportamenti. Continua a leggere “ANNA CURCIO E se portassimo l’amaca nel cortile di una scuola?”

MARTA FANA L’alternanza scuola lavoro inasprisce le disuguaglianze

Leggo che il neo ministro dell’istruzione ha dichiarato che l’alternanza scuola-lavoro va mantenuta perché fa bene al paese. Forse dovremmo dire che fa bene a mantenere alta la pressione sociale indotta dalla disoccupazione perché per ogni posto di lavoro sostituito da uno studente-lavoratore, obbligato a lavorare senza retribuzione, è un posto di lavoro sottratto a un lavoratore.

È un istituto che dequalifica più che qualificare proprio perché avalla un sistema di continua rotazione dei lavoratori e quindi la possibilità per le imprese di non investire in formazione continua con lavoratori più stabili. Continua a leggere “MARTA FANA L’alternanza scuola lavoro inasprisce le disuguaglianze”