Televisione (cattiva maestra)

Accendi la televisione
e si spegne la rivoluzione.
Basta una canzone qualche partita di pallone
e il popolo ritorna minchione.
Dario Fo, Grande pantomima

A lunga scadenza la televisione può portare gradatamente alla fine della carriera degli insegnanti, visto che la scuola è stata un’invenzione della stampa e quindi continuerà a sussistere o scomparire a seconda dell’importanza che continuerà ad avere la parola stampata. Per quattrocento anni gli insegnanti hanno fatto parte del monopolio della conoscenza creato dalla stampa, e ora assistono al crollo di quel monopolio.
Neil Postman, Tecnopoly. La resa della cultura alla tecnologia Continua a leggere “Televisione (cattiva maestra)”

I muri bianchi non fanno pensare ovvero “La scuola raccontata al mio cane” di Paola Mastrocola

Non ho trovato questo libro interessante, né particolarmente stimolante. All’inizio mi sembrava abbastanza divertente, niente di più. Mi rendo conto che potrebbe essere anche un pamphlet antimoratti, e questo è sicuramente un pregio, ma dubito che susciti nel pubblico una sia pur minimale pulsione critica nei confronti della riforma. E questo perché l’intento principale è quello di strizzare gli occhi al lettore, cucinargli con diverso condimento quattro ben studiati luoghi comuni sulla scuola di oggi, vendere copie e copie.

All’inizio c’è una discreta pars destruens in cui si ironizza sui simboli e sul linguaggio della “nuova scuola”: il pof, i progetti, le figure strumentali, per esempio, ma anche il recupero, i debiti, gli obiettivi. Difficile, per addetti ai lavori annoiati da tanta inutile propaganda, non condividere almeno la penna felice con cui i rituali degli anni novanta sono rappresentati e duramente ridicolizzati. E condannati, senza pietà, il lassismo imperante, l’appiattimento culturale, i pedagogismi. Ancora più difficile, per il grande pubblico, non cogliere il disfattismo che trapela, anzi tracima dalle mura scolastiche. Continua a leggere “I muri bianchi non fanno pensare ovvero “La scuola raccontata al mio cane” di Paola Mastrocola”

DANIEL PENNAC II mal di grammatica si cura con la grammatica 

[Diario di scuola, pp. 97-8]

Il mal di grammatica si cura con la grammatica, gli errori di ortografia con l’esercizio dell’ortografìa, la paura di leggere con la lettura, quella di non capire con l’immersione nel testo, e l’abitudine a non riflettere con il pacato sostegno di una ragione strettamente limitata all’oggetto che ci riguarda, qui e ora, in questa classe, durante quest’ora di lezione, fintanto che ci siamo.

Ho maturato questa convinzione dalla mia personale esperienza scolastica. Mi hanno fatto tante volte la morale, spessissimo hanno tentato di farmi ragionare, e in maniera benevola, poiché fra gli insegnanti non mancano le persone gentili. Per esempio il direttore del collegio dove ero finito dopo la mia rapina domestica. Era un ex ufficiale di marina, rotto alla pazienza degli oceani, padre di famiglia e marito premuroso di una moglie che si diceva fosse affetta da un male misterioso. Un uomo molto preso dai suoi e dalla direzione di quel convitto dove i casi come il mio non mancavano certo. Eppure quante ore ha speso a convincermi che non ero l’idiota che sostenevo di essere Continua a leggere “DANIEL PENNAC II mal di grammatica si cura con la grammatica “

ROBERTO DI CARO – DENISE PARDO È caduta una Mariastella. Ritratto e storia del ministro dell’Istruzione

[«l’Espresso», 24 settembre 2009]

Un curriculum scolastico anonimo. Una laurea in legge senza lode. Una trasferta a Reggio Calabria per il praticantato legale. Poi la folgorante carriera politica. La vita da mediocre della ministra che voleva fare la ballerina e che ora infiamma la scuola
Finora le fabbriche sono state silenziose. Perfino i magistrati sono spaccati. Lei, Mariastella Gelmini, ha portato in piazza tutti: professori, genitori, precari, studenti. La sua riforma è la vera sconfitta del terzo governo Berlusconi.
È signorina. Ma di quelle Signorsì. Tremonti vuole tagli a scuola e università e il via alla privatizzazione strisciante: lei esegue, e lancia l’idea di trasformare istituti e atenei in Fondazioni in concorrenza fra loro. Il Vaticano vuole l’ora di religione cattolica come materia piena di insegnamento: per lei è subito una “posizione condivisibile”. La tattica è elementare Continua a leggere “ROBERTO DI CARO – DENISE PARDO È caduta una Mariastella. Ritratto e storia del ministro dell’Istruzione”

ADRIANO PROSPERI Il volto banale della xenofobia

[«la Repubblica», 1 luglio 2008]

Rilevare le impronte ai bambini degli zingari è una misura razzista. Le proteste del ministro che le propone e dei molti che silenziosamente o rumorosamente le approvano ci mettono davanti al volto autentico del razzismo.

Che non è quello mostruoso e abnorme che ci piace immaginare per nostra tranquillità: è quello pulito e rispettabile di tanti buoni padri di famiglia amanti della natura, dei cani e dei bambini, bene intenzionati nei confronti dell’umanità, decisi a isolare, rieducare o sopprimere le frange irregolari, sporche, malate, deformi. Una parola dal suono e dal significato benevolo riassume tutto questo: eugenetica. Basta visitare musei e centri di ricerca nelle capitali della scienza medica tedesca per trovarci davanti ai documenti lasciati negli anni dalla volontà di selezionare e migliorare la specie umana. Eppure, come da sempre accade quando si parla di zingari, ebrei e altre vittime predestinate del razzismo, chi propone o difende certe misure non vuole che lo si definisca razzista.

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FAQ – le domande degli studenti

Prof, ma il mio voto sta aumentando o diminuendo?
Prof, apriamo una discussione sull’italiano?
Prof, cosa ne pensa delle occupazioni?
Prof, ma a lei il latino nella vita gli è servito?
Prof, cosa ne pensa dei cleptomani?
Prof, ma all’alternanza scuola-lavoro ce fanno lavorà? Continua a leggere “FAQ – le domande degli studenti”

RICCARDO BOCCA I pirati delle private

Promozioni garantite. Diplomi facili. Anche senza mettere piede in aula. Purché si paghi. Ecco le truffe delle scuole non statali. Spesso finanziate dallo Stato

Tutto avviene a San Cipirello: un comune di 5 mila abitanti a mezz’ora da Palermo e un minuto da San Giuseppe Jato. Qui c’è l’Istituto tecnico per programmatori Beccadelli, scuola privata con aule minuscole e direzione nel seminterrato. Aldo Cimino, l’amministratore unico, chiude la porta e si siede alla scrivania. Così può parlare con riservatezza. La questione è delicata: davanti ha un professionista milanese che si è trasferito in Sicilia e ha un problema da risolvere. Il figlio vive in Lombardia con l’ex moglie e non vuole studiare. Ha frequentato il primo anno di liceo scientifico rimediando una bocciatura. Poi è arrivato in seconda ed è stato bocciato ancora. Adesso è in terza con voti disastrosi. “A questo punto”, dice il padre, “vorrei un percorso accelerato”. Insomma: recuperare anni, a tutti i costi. “Considerando che il ragazzo abita a più di mille chilometri da qui”. Un’impresa in apparenza disperata: ma solo in apparenza. Continua a leggere “RICCARDO BOCCA I pirati delle private”

Stupidità

La più sicura differenza che potremmo stabilire tra le persone non sarebbe dividerle tra furbe e stupide, ma in furbe e troppo furbe, con le stupide facciamo quello che vogliamo, con le furbe la soluzione è metterle al nostro servizio, mentre le troppo furbe, anche quando stanno dalla nostra parte, sono intrinsecamente pericolose.
José Saramago, Saggio sulla lucidità Continua a leggere “Stupidità”

DANIEL PENNAC Insomma, andavo male a scuola

[Diario di scuola, pp. 13-6]

Il fatto è che io andavo male a scuola e da questo lei non si è mai più ripresa. Oggi che la la sua coscienza di donna molto anziana abbandona i lidi dal presente per rifluire piano verso i lontani arcipelaghi della memoria, i primi scogli che affiorano le rammentano l’ansia che la tormentò per tutta ia mia carriera scolastica. Mi rivolge uno sguardo preoccupato e, lentamente: “Che cosa fai nella vita?”.
Il mio avvenire le parve da subito talmente compromesso che non è mai stata davvero sicura del mio presente. Poiché non ero destinato a un avvenire, non le parevo equipaggiato per durare. Ero il suo figlio precario. Eppure sapeva che ce l’avevo fatta da quando nel settembre del 1969 ero entrato nella mia prima classe in qualità di professore. Ma nei decenni che seguirono (cioè per tutta la durata della mia vita adulta), la sua ansia resistette segretamente a tutte le “dimostrazioni di successo” che le portavano le mie telefonate, le mie lettere, le mie visite, la pubblicazione dei miei libri, gli articoli di giornale o le mie apparizioni nei programmi culturali della tivù. Continua a leggere “DANIEL PENNAC Insomma, andavo male a scuola”