VAMBA I ragazzi devono portar rispetto a tutti, ma nessuno è obbligato a portar rispetto ai ragazzi

[da Il giornalino di Gian Burrasca]

13 dicembre

Stamattina essendo terminati i sei giorni di sospensione che mi aveva dati il Preside per quei tre versi che mettevano in ridicolo il professor Muscolo, la mamma mi ha accompagnato a scuola:
«Ti ci accompagno io» ha detto «perché se ti ci accompagnasse il babbo ha giurato che ti farebbe trovar davanti all’uscio di scuola senza neppure toccar terra…».
«Come!» ho detto «in pallone?».
Ho detto così, ma avevo capito benissimo che l’idea era di accompagnarmi a furia di pedate nel medesimo posto…
Appena arrivato mi è toccato naturalmente di sentire una gran predica del Preside in presenza della mamma che sospirava e ripeteva le solite frasi che dicono i genitori in queste circostanze:
«Lei ha proprio ragione… Sì, è cattivo… Dovrebbe esser grato, invece, ai professori che son così buoni… Ma ora ha promesso di correggersi… Continua a leggere “VAMBA I ragazzi devono portar rispetto a tutti, ma nessuno è obbligato a portar rispetto ai ragazzi”

LUIGI LOLLINI Un terzo elemento

[da Quando suona la campanella. Racconti di scuola, a cura di Piero Castello e altri, manifestolibri, Roma 2006]

Lo chiamo per cognome e lui si arrabbia. Sbatte sul banco un lettore cidi portatile. Lo percuote con violenza. Gli chiedo se è suo. È progettato fabbricato assemblato in qualche paese del Sud-Est Asiatico o dell’Estremo Oriente. È un regalo, è sua proprietà, ne fa quello che vuole.
«Qui sei in Italia, non sei in Pakistan», gli dice una compagna di classe. E nata in Romania, vive in Italia da un paio di mesi.
Lui è nato in Marocco. Continua a leggere “LUIGI LOLLINI Un terzo elemento”

ROSELLA BASIRICÒ I primi giorni di scuola

Nell’incredibile ‘abundantia’ di cattedre di quest’anno al Csa ho pescato Principina a Mare.
Ho esultato per svariate ragioni (per indole esultante, innanzitutto), ma principalmente per due: per la prima volta godrò del nostro misero stipendio fino al 31 agosto (non vedo proprio l’ora di stendermi sulla spiaggia, a luglio dell’anno prossimo, guardando le Egadi all’orizzonte e pensando che lo Stato mi sta pure pagando) e poi perchè, abitando sull’Aurelia, sto a 40 minuti dalla scuola.
Quando “sfreccio” (immaginatevi: ho un catorcio del ’92. Ma prestissimo si spalancheranno le porte della rottamazione) sulla statale verso Principina assisto all’interminabile fila delle auto che, nella corsia opposta, cercano di entrare a Grosseto: fermi, immobili, roba da potersi fare una briscola al tavolino portatile da campo.
Davanti a me invece si apre la strada, sgombera, veloce…. Li guardo sardonica e vien quasi voglia di abbassare il finestrino e far loro il gesto dell’ombrello Continua a leggere “ROSELLA BASIRICÒ I primi giorni di scuola”

FEDERICA CAPPUCCIO Improbabili colloqui

E pensare che mi ero anche preparata un discorso, avevo trovato un trespolo dove appoggiare il telefono per fare il videoselfie, con uno sfondo adeguato (dalla finestra della mia camera si vede il mare, sforzandosi). Perché è questo che chiede la Buona Scuola, no? Non occorrono più docenti che vanno in classe a insegnare quello che hanno studiato, diceva la ministra (ex) Giannini. Dovete insegnare a imparare. E per farlo dovete essere carini, sorridenti, disponibili. Se vi fanno domande sulla materia non cercate di mostrare una conoscenza a tutto tondo dell’argomento, ma un approccio originale. Digitalizzabile. Per esempio, la storia si potrebbe insegnare con una macchina del tempo. L’ho costruita io. Ho fatto un corso per trasformare la storia in plastici animati.

In realtà il mio colloquio estivo con il superpreside è durato tre secondi.

Prof, il preside oggi è superimpegnato. Ripassi un altro giorno. Continua a leggere “FEDERICA CAPPUCCIO Improbabili colloqui”

SARA SIDORETTI In una mattina piovosa di novembre, mi ritrovo schiantata sul divano

In una mattina piovosa di novembre, mi ritrovo schiantata sul divano a cercare di rimettere insieme i pezzi. Il cervello fatica a concatenare i pensieri che vorticano casualmente con traiettorie caotiche e imprevedibili.
E mi chiedo: ma perché vivere è così difficile?
E comincio a domandarmi se questo senso di disagio non sia il sintomo precoce di una malattia neuro degenerativa. E subito dopo sopraggiunge l’ansia di non avere il tempo di approfondire questo pensiero, perché la capacità elaborativa del mio organismo è già completamente assorbita.
Mi sento come il mio caro vecchio smartphone, che ieri, ahimè, ho smarrito, affannata per risorse insufficienti. Sapevo come dare sollievo al perduto compagno, cancellando dati vecchi di cui solo lui aveva ancora memoria. Vorrei che qualcuno potesse cancellare qualche secchiata di stress che occupa la mia testa pesante. Continua a leggere “SARA SIDORETTI In una mattina piovosa di novembre, mi ritrovo schiantata sul divano”

ANDREA BAJANI Ritorno a casa

[Domani niente scuola, p. 116]

E poi dopo un’ora e mezza siamo già sul pullman, Gelindo al volante, le professoresse in prima fila, i più scapestrati in ultima e in mezzo tutti gli altri che si sono addormentati. Del campo di concentramento non si è parlato prima, e non si parla più nemmeno ora. Io guardo le mura del campo allontanarsi, penso al poco tempo che ci siamo stati, ai dépliant informativi che distribuiscono all’ingresso, penso alle facce turbate e perplesse dei ragazzi, al disagio della professoressa deputata alla lettura della brochure. Poi penso a questa forma di contrizione a tempo (un’ora e mezza di contrizione e partecipazione) e mi vengono in mente le pubblicità progresso che passano in mezzo alle fiction televisive. Un minuto e mezzo di fame nel mondo, epidemie, stragi, guerre civili, bambini morti, e poi di nuovo I Cesaroni. Ecco, quando andiamo via dal campo di Mauthausen, mentre i bastioni si fanno sempre più distanti man mano che scendiamo dalla collina, mentre alcuni ragazzi già dormono, mentre quasi tutti pensano che la gita è finita, mentre il nostro autista ha ripreso a guidare serafico lungo le strade austriache, a me sembra di aver visto una pubblicità progresso. Un’oretta e mezza di genocidi, guerra, scheletri, morti ammazzati, follia omicida, e se non c’è traffico alle undici saremo a Firenze.

ANDREA BAJANI Bulli

[da Domani niente scuola, pp. 92-3, 9]

Ogni volta che parlano del bullismo, in televisione, fanno vedere sempre un video in cui ci sono delle ragazze che si picchiano in una stanza. Tra i filmati trasmessi in tv quel video è, cosi mi è parso, di gran lunga il più gettonato. C’è una ragazza che insegue minacciosa un’altra ragazza per la stanza, finché non la chiude in un angolo. Più precisamente la costringe sul suo letto, dove la colpisce senza tregua, ripetutamente, fino a quando il filmato si interrompe. Se non ricordo male, sono delle ragazze americane, quelle nel video. Le fanno vedere tutte le volte che si parla del bullismo in Italia.
Ora: una sera, di ritorno dall’ultima delle tre, gite, sono ancora in piedi nonostante l’ora tarda. Una specie di jet lag da gita di classe. A quelle ore della notte io mi muovo di solito molto lentamente. Spazio e tempo li percepisco in maniera dilatata. Se qualcuno mi vedesse da fuori, in quei momenti, gli sembrerei un astronauta dentro un razzo. Continua a leggere “ANDREA BAJANI Bulli”

ANDREA BAJANI Il pessimismo storico e il pessimismo cosmico

[Domani niente scuola, pp. 69-70)

Poi bisognerebbe parlare delle agenzie di viaggi, che si occupano dei programmi delle gite e del vitto e alloggio dei ragazzi. Non so come mai, ma ero convinto che del palinsesto della gita, dei programmi quotidiani, si occupassero i professori. Per questo li pensavo poco entusiasti di offrirsi come accompagnatori: perché oltre al trauma relazionale immaginavo tutto il lavoro preliminare, documentarsi, studiare, far partecipi i ragazzi, attrezzarsi per trasformare la gita in un più adeguato e giustificabile “viaggio di istruzione”. Quando però poi all’aeroporto di Palermo ho chiesto a Francesca di mostrarmi il programma, lei ha rovistato nello zaino e ne ha tirato fuori un plico dell’agenzia. L’ho preso in mano, mi sono seduto e me lo son letto tutto, giorno dopo giorno. Poi gliel’ho restituito, e Francesca l’ha fatto sparire nello zaino. Continua a leggere “ANDREA BAJANI Il pessimismo storico e il pessimismo cosmico”

ANDREA BAJANI Codici

[Domani niente scuola, pp. 32-5]

I più sobri, i più conservatori, i reazionari tecnologici, si limitano a una pioggia di faccine gialle che sorridono o dissorridono (ovvero rovesciano la bocca in segno di delusione) a ogni riga. Questa tipologia di conversatori, di cui Silvio è tra i miei contatti il più tenace, se la cava benissimo con punti esclamativi, puntini di sospensione e faccine sorridenti a profusione. Il punto esclamativo è il vero denominatore comune tra i conversatori. Non si dà la possibilità di frasi semplicemente affermative, ogni comunicazione contiene in sé un urlo misurato (“Ciao Andrea!”, “Ora devo studiare!”, “Ma quando vieni a trovarci?!”, “Che sonno!”, “Oggi in classe abbiamo parlato di te!”, “Sono al telefono!”, “Ti saluta la Serena!”). Quando manca l’esclamazione, entrano in campo i puntini di sospensione, che non di rado vengono utilizzati come puri sostituti del punto esclamativo (“Ciao Andrea…”, “Ora devo studiare…”, “Ma quando vieni a trovarci…?”, “Che sonno…”, “Oggi in classe abbiamo parlato di te…”, “Sono al telefono…”, “Ti saluta la Serena…”). Continua a leggere “ANDREA BAJANI Codici”

Quelli che l’anno scorso mia figlia aveva 8

[La scuola deve cambiare, 22 ottobre 2016]

12 ottobre

Un genitore dice io vi ammiro voi prof per la passione per la preparazione, la pazienza, la serietà. E anche l’abnegazione, il mettersi sempre in gioco, non so che altro. Avete la fortuna di stare sempre in mezzo a dei ragazzi. Ma del resto avete un bello stipendio.
Dice?
Siete pagati bene per fare un lavoro part time.

3 novembre

Chiedo alla mamma della ragazza dai capelli strani perché ha due telefoni. Dice che è sempre scarico, così non ha scuse. Ma portati una cabina no? Continua a leggere “Quelli che l’anno scorso mia figlia aveva 8”