Poesia

Il sign. di poesia è individuabile nell’uso corrente e tradizionale nella sua contrapposizione a prosa, in quanto i due termini implicano rispettivamente e principalmente la presenza o l’assenza di una restrizione metrica; sotto questo profilo vanno intese la divisione tradizionale in p. epicaliricadrammatica, e altre distinzioni quali p. didascalicasatiricabucolica (o pastorale), dialettalecolta, ecc., nonché varie altre espressioni in cui la parola è più o meno intenzionalmente contrapposta a «prosa».
Vocabolario Treccani

I

Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento, ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.

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My make-up may be flaking but my smile, still, stays on (2)

Notizia del giorno. Azzolina, la nuova ministra della Pubblica istruzione, ha copiato la tesina di specializzazione della SSIS. Ha ripreso interi brani da testi specialistici senza virgolettare, tra cui il Dizionario di psicologia di Umberto Galimberti. Ehm, in altri Paesi per notizie del genere i ministri si dimettono. Qua da noi è prevista la fucilazione.

Zio lupo (fiaba contadina)

C’era una bambina golosa. Un giorno di Carnevale la maestra dice alle bambine:
– Se siete buone a finire la maglia, vi do le frittelle.
Ma quella bambina non sapeva fare la maglia, e chiese d’andarsene al camerino. Si chiuse là dentro e ci si addormentò. Quando tornò in scuola, le altre bambine si erano mangiate tutte le frittelle. E lei andò a piangere da sua madre e a raccontarle tutta la storia.
– Sta’ buona, poverina. Ti farò io le frittelle – disse la mamma.
Ma la mamma era tanto povera che non aveva nemmeno la padella.
– Va’ da Zio Lupo, a chiedere se ci presta la padella.
– La bambina andò alla casa di Zio Lupo. Bussò: « Bum, bum».
– Chi è? Continua a leggere “Zio lupo (fiaba contadina)”

JONATHAN FRANZEN Smettiamo di fingere

[da «The New Yorker», tradotto da «Internazionale», 1329, 8 settembre 2019]

«C’è molta speranza, infinita speranza», dice Franz Kafka, «ma non per noi». Un aforisma adeguatamente mistico da parte di uno scrittore i cui personaggi perseguono obiettivi apparentemente raggiungibili che, in maniera tragica o divertente, non riescono mai a conseguire. Eppure a me sembra, nel nostro mondo dove le tenebre avanzano in fretta, che sia vero anche il contrario della battuta di Kafka: non c’è nessuna speranza, tranne che per noi.

Sto parlando, naturalmente, del cambiamento climatico. Continua a leggere “JONATHAN FRANZEN Smettiamo di fingere”

Mia figlia secondo lei ha fatto una versione tipo smartphone?

[Da La solitudine del satiro, 20 marzo 2012]

Ieri incontro Irene e le dico: ho una notizia bella e una brutta quella bella è che avete preso quasi tutti voti tra 8 e 9 quella brutta che ho dimezzato molti voti perché avete copiato. Irene: e a me quindi quanto mi ha messo. Perché hai copiato? No era per sapere. Commento di una passante: non può farlo gli fanno un culo come un secchio. E io: chiiiiii?

Oggi dopo questa notizia si sono presentati quasi all’unisono otto genitori a chiedere se il figlio aveva copiato. Alcuni sono andati via tranquillizzati con il 6. Continua a leggere “Mia figlia secondo lei ha fatto una versione tipo smartphone?”

Ottimismo (e pessimismo)

L’ottimismo è una strategia per un futuro migliore. Perché se non credi che il futuro possa essere migliore, è improbabile che tu ti faccia avanti e ti assuma la responsabilità di cambiare le cose. Se dai per scontato che non c’è speranza, ti garantisci che non ci sarà speranza. Se invece pensi che ci sia una spinta istintiva alla libertà, c’è la possibilità di cambiare le cose e che tu contribuisca a cambiare il mondo. La scelta è tua.
Noam Chomsky

Gli Ottimisti scrivono male.
Paul Valéry, Cattivi pensieri

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To everything turn, turn, turn (19)

L’ex (ormai) ministro dell’Istruzione Fioramonti si è reso conto che nel m5s non è tollerato il dissenso: «o taci o esci» ha detto. Non basta: ha definito la piattaforma Rousseau «inadeguata, inutilmente costosa, un milione e mezzo l’anno, a prezzi di mercato ne costerebbe 30mila, farraginosa». Un dubbio si affaccia: quando ha capito tutto questo, prima o dopo le dimissioni da ministro dell’Istruzione?

ANTONIO VIGILANTE Facciamo una scuola difficile

[Gli stati Generali, 30 dicembre 2019]

Uno studente che provenga dal ceto proletario si trova ad affrontare difficoltà che per lo studente borghese sono difficili anche da immaginare. La più grande, spesso insormontabile, è la differenza culturale: perché la cultura scolastica è la cultura elaborata nei secoli dal ceto nobiliare e poi da quello borghese, una cultura che esprime una visione del mondo che è diversa, diversissima da quella proletaria; una costellazione di valori altra, nella quale lo studente proletario non è a casa. E si trova di fronte a una scelta dolorosissima: abitare quella nuova casa e diventare un estraneo per il suo ambiente o rifugiarsi nel suo ambiente e disertare la nuova, improbabile casa. Spesso è questa seconda, la sua scelta, ed è tra le cause principali della dispersione scolastica. Continua a leggere “ANTONIO VIGILANTE Facciamo una scuola difficile”

ROBERTO CALOGIURI Cicerone lavora per le imprese. Ovvero la risurrezione della lingua morta

[da ilfriuliveneziagiulia, 17 settembre 2016]

Lingua morta, noiosa, pesante, inutile. È il latino.

Altro che “la lingua dei nostri padri”… Roba per occhialuti sgobboni, per secchioni appiccicati alla sedia, in vena di gingillarsi con arzigogoli cervellotici.

O, piuttosto, quella riga in più nel curriculum che piace tanto alle moderne imprese e può fare la differenza nell’assunzione di personale qualificato in un’azienda?

Forse perché qualcuno si è accorto che il latino è un sistema multiprocessuale che piace a industria e imprenditoria. Forse perché lo studio di rosa-rosae assomiglia tanto a una palestra di multitasking (nel senso informatico del termine). Continua a leggere “ROBERTO CALOGIURI Cicerone lavora per le imprese. Ovvero la risurrezione della lingua morta”

Incompetenza

In una gerarchia ogni impiegato tende a salire fino al suo livello di incompetenza.
Laurence J. Peter – Raymond Hull, Il principio di Peter

La disonestà, spesso, ha conseguenze meno gravi dell’incompetenza, e talvolta ha addirittura conseguenze positive: il versamento di una somma di denaro può affrettare un servizio dovuto, o può convincere un burocrate a non applicare una legge sciocca, inutile e magari iniqua. L’incompetenza, viceversa, produce quasi sempre effetti molto gravi […]. Con il criterio dell’anzianità c’è la certezza di promuovere anche gli inetti. Con il criterio del merito trova applicazione il primo principio formulato dall’americano Laurence J. Peter.