HANS CHRISTIAN ANDERSEN L’ombra

[Fiaba proposta da Ilaria Persi]

Nei paesi caldi il sole sì che brucia davvero! La gente diventa bruna come il mogano, e nei paesi caldissimi brucia fino a diventare nera, ma un uomo istruito era giunto dai paesi freddi solo fino ai paesi caldi e credeva di potersene andare in giro come faceva a casa, ma cambiò presto opinione. Sia lui che tutta la gente ragionevole rimasero chiusi in casa, le persiane delle finestre e le porte restarono sbarrate tutto il giorno, sembrava che tutta la casa dormisse e che non ci fosse nessuno. Le strette strade con le case alte, dove lui stesso viveva, erano state costruite in modo tale che il sole dovesse risplendere dal mattino fino alla sera; era proprio insopportabile! Quell’uomo istruito dei paesi freddi era un giovane intelligente, ma gli sembrava di star seduto in un forno ardente; il sole lo consumò, lui divenne molto magro, persino la sua ombra dimagrì, divenne molto più piccola di quando era a casa; il sole aveva colpito anche lei. Tutti e due incominciavano a vivere di sera, quando il sole era tramontato.

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FRANCO BATTIATO Bandiera bianca

Da «La voce del padrone» (1981)

Mr. Tamburino non ho voglia di scherzare
Rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare
Siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro.
Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare
Quei programmi demenziali con tribune elettorali
E avete voglia di mettervi profumi e deodoranti
Siete come sabbie mobili tirate giù uh uh.
C’è chi si mette degli occhiali da sole
Per avere più carisma e sintomatico mistero
Uh com’è difficile restare padre
Quando i figli crescono e le mamme imbiancano.
Quante squallide figure che attraversano il paese
Com’è misera la vita negli abusi di potere.

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LUCA MALGIOGLIO Nello specchio della scuola? (su «Lo specchio della scuola» di Patrizio Bianchi)

[La nostra scuola, 17 febbraio 2021]

Sì, a leggere le proposte per il rilancio della scuola avanzate dal neoministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, nel libro Nello specchio della scuola (Bologna, Il Mulino, 2020) c’è da preoccuparsi, e molto.

Sul fatto che la scuola vada rilanciata, dopo un anno di Dad e non solo, siamo tutti d’accordo; ma le proposte del ministro vanno esattamente nella direzione opposta rispetto a quella che sarebbe necessaria per un vero rilancio: in questo libro chiede infatti di percorrere fino in fondo una strada, quella dell’“autonomia”, della riduzione dell’istruzione a scopi immediatamente pratici e a certificazione di “competenze”, che ha già prodotto effetti disastrosi negli ultimi vent’anni. Continua a leggere “LUCA MALGIOGLIO Nello specchio della scuola? (su «Lo specchio della scuola» di Patrizio Bianchi)”

Marrano

È indubbio che «marrano» abbia un valore peggiorativo. Quale sarà, però, l’origine di un così bizzarro vocabolo? Sono state avanzate infinite ipotesi: dal castigliano marrar, all’aramaico marantha, persona scomunicata, dal gioco di parole dell’ebraico mar, amaro, e anus, convertito, all’arabo mura’in, ipocrita, o barran, straniero, o infine mahram, cosa proibita. Quest’ultima etimologia sembra la più accreditata. Ma le elucubrazioni potrebbero proseguire. Questo è almeno certo: il termine spagnolo marrano era usato come sinonimo di maiale per stigmatizzare, schernire, ingiuriare i conversos.

Donatella Di Cesare, Marrani

DANTE Chi udisse tossir la mal fatata

Dalle «Rime»

Chi udisse tossir la mal fatata
moglie di Bicci vocato Forese,
potrebbe dir ch’ell’ha forse vernata
ove si fa ’l cristallo ’n quel paese.

Di mezzo agosto la truovi infreddata;
or sappi che de’ far d’ogn’altro mese!
E no·lle val perché dorma calzata,
merzé del copertoio c’ha cortonese.

La tosse, ’l freddo e l’altra mala voglia
no·ll’adovien per omor’ ch’abbia vecchi,
ma per difetto ch’ella sente al nido.

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FRANCESCO GUCCINI Canzone delle domande consuete

Da «Quello che non» (1990)

Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente
Come se il tempo per noi non costasse l’uguale
Come se il tempo passato ed il tempo presente
Non avessero stessa amarezza di sale.

Tu non sai le domande, ma non risponderei
Per non strascinare le parole in linguaggio d’azzardo
Eri bella, lo so, e che bella che sei
Dicon tanto un silenzio e uno sguardo.

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LELLO VOCE Rivoluzione fragile (perché è oggi assolutamente necessaria una)

Da Lello Voce, Frank Nemola, Claudio Calia, Piccola cucina cannibale

perché sulle gru sui tetti al colosseo al senato all’università perché
per pensare parlare sognare fare figli perché più che mai occorre
fare di tutti i fasci un’erba ricordarsi della memoria e di chi la serba
perché non la servitù ma la democrazia non la casto-crazia né la
mono-archia perché si è donna o invece no o invece
un po’ e un po’ né sì né no perché immaginare un futuro perché
scalare il muro perché che c’è da perdere se non in tv né c’è un
ooooooooooverso vivendo così a tempo perso…

(perché chi commette il male non è responsabile
oooooooooosolo del male che compie ma del turbamento
ooooooooooin cui induce l’anima dell’offeso)

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ITALO CALVINO La scienza della fiacca

[fiaba triestina]

C’era una volta un vecchio Turco, che aveva un solo figliolo e gli voleva più bene che alla luce degli occhi. Si sa che per i Turchi, il più gran castigo che Dio abbia messo al mondo è il lavoro; perciò quando suo figlio compì i quattordici anni, pensò di metterlo a scuola, perché imparasse il miglior sistema per battere la fiacca.
Nella stessa contrada del vecchio Turco, stava di casa un professore, da tutti conosciuto e rispettato perché in vita sua non aveva fatto che quello che non poteva farne a meno. Il vecchio Turco andò a fargli visita, e lo trovò in giardino, sdraiato all’ombra d’un albero di fico, con un cuscino sotto la testa, uno sotto la schiena, e uno sotto il sedere. Il vecchio Turco si disse: “Prima di parlargli voglio un po’ vedere come si comporta”, e si nascose a spiarlo.

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FRANCESCO GUCCINI Scirocco

Da «Signora Bovary» (1987)

Ricordi le strade erano piene di quel lucido scirocco
che trasforma la realtà abusata e la rende irreale,
sembravano alzarsi le torri in un largo gesto barocco
e in via dei Giudei volavan velieri come in un porto canale.

Tu dietro al vetro di un bar impersonale,
seduto a un tavolo da poeta francese,
con la tua solita faccia aperta ai dubbi
e un po’ di rosso routine dentro al bicchiere:
pensai di entrare per stare assieme a bere
e a chiaccherare di nubi…

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