AGATHA CHRISTIE La tragedia di Marsdon Manor

Era stato chiamato fuori città per qualche giorno e al mio ritorno trovai Poirot intento a chiudere le cinghie della sua valigetta.

«A la bonne heure, Hastings. Temevo che non sarebbe tornato per accompagnarmi.»

«È stato chiamato a risolvere un caso?»

«Sì, anche se devo ammettere che tutto considerato l’affare non mi sembra promettente. La compagnia assicuratrice Northern Union mi ha chiesto di indagare sulla morte di un certo signor Maltravers che qualche settimana fa si è assicurato sulla vita presso di loro per la grossa somma di cinquantamila sterline.»

«Sì?» commentai molto interessato.

«Naturalmente, nella polizza c’era la solita clausola sul suicidio. Nel caso si fosse tolto la vita entro il periodo di un anno il premio sarebbe andato perduto. Il signor Maltravers era stato debitamente visitato dal medico della società e, pur essendo un uomo non più molto giovane, era risultato in ottima salute. E invece mercoledì scorso – l’altro ieri – il cadavere del signor Maltravers è stato trovato nelle vicinanze di casa sua nell’Essex, a Marsdon Manor, e la causa della morte viene descritta come una sorta di emorragia interna. Questo di per se stesso non sarebbe strano, ma ultimamente sono corse sinistre voci sulla situazione finanziaria dèi signor Maltravers e la Northern Union ha accertato, senza possibilità di dubbi, che il defunto era sull’orlo della bancarotta. Ora, questo cambia le cose in modo piuttosto notevole. Maltravers aveva una moglie giovane e bella e si ipotizza che egli abbia raggranellato tutto il denaro contante possibile per pagare i premi di un’assicurazione sulla vita a beneficio di sua moglie e poi si sia tolto la vita. Cose del genere non sono troppo rare. Il mio amico Alfred Wright, che è uno dei direttori della Northern Urdon, mi ha chiesto di indagare sul caso ma, come le ho già detto, non spero di avere molto successo. Se la causa della morte fosse stata un attacco cardiaco sarei più fiducioso. Un attacco cardiaco spesso può essere ascritto all’incapacità del medico generico locale di scoprire di che cosa è morto realmente il suo paziente, ma un’emorragia sembra una causa piuttosto chiara. Tuttavia non possiamo fare altro che alcune indagini necessarie. Cinque minuti per fare la valigia, Hastings, poi prenderemo un tassì per Liverpool Street.»

All’incirca un’ora dopo scendevamo dal treno alla piccola stazione di Marsdon Leigh. Indagini svolte alla stazione ci informarono che Marsdon Manor era a circa un miglio di distanza. Poirot decise di andare a piedi e ci avviammo lungo la via principale.

«Qual è il nostro piano?» chiesi.

«Per prima cosa andrò a trovare il dottore. Ho appurato che a Marsdon Leigh c’è un unico dottore, Ralph Bernard.»

La casa in questione era una specie di villino elegante, un po’ arretrato rispetto alla strada. Una targa di ottone sul cancello recava il nome del medico. Percorremmo il vialetto e suonammo il campanello.

Risultò che eravamo arrivati al momento buono. Era orario di visita e non c’erano pazienti in attesa. Il dottor Bernard era un uomo di mezza età dalle spalle larghe e curve, con una gradevole vaghezza nei modi.

Poirot si presentò e spiegò lo scopo della nostra visita, aggiungendo che le compagnie assicurative erano tenute a indagare molto accuratamente in casi come quello.

«Certo, certo» disse il dottor Bernard in tono esitante.

«Suppongo che essendo un uomo così ricco si fosse assicurato sulla vita per una grossa cifra, vero?»

«Lo considerava un uomo ricco, dottore?»

L’altro parve piuttosto stupito.

«Non lo era? Aveva due macchine, sa? E Marsdon Manor è una residenza piuttosto grande e costosa, anche se credo che l’abbia pagata molto poco.»

«Ho saputo che ultimamente aveva perso molto denaro» disse Poirot osservando attentamente la porta.

L’altro tuttavia si limitò a scuotere il capo con espressione mesta.

«Davvero? E allora meno male che per sua moglie ci sia quell’assicurazione sulla vita. È una giovane creatura bella e affascinante ma tremendamente sconvolta da quella disgrazia. Una massa di nervi, poverina. Ho cercato di risparmiarla il più possibile ma era fatale che Io shock fosse notevole.»

«Ultimamente ha curato il signor Maltravers?»

«Mio caro signore, non l’ho mai curato.»

«Come?»

«Il signor Maltravers, a quanto so, era un membro della Chrisrian Science… o qualcosa del genere.»

«Ma lei ha visto il cadavere?»

«Certo, sono stato chiamato da un aiutante giardiniere.»

«E la causa della morte era chiara?»

«Chiarissima. C’era del sangue sulle labbra ma la maggior parte dell’emorragia era interna.»

«Si trovava ancora dove era stato rinvenuto?»

«Sì, il corpo non era stato toccato. Era steso sul limitare di un piccolo frutteto. Evidentemente era andato a caccia di cornacchie perché al suo fianco c’era un piccolo fucile di quelli che si usano per sparare alle cornacchie. L’emorragia deve essere avvenuta ali’improvviso, sicuramente dovuta a un’ulcera gastrica.»

«Quindi non si può pensare che gli abbiano sparato, vero?»

«Mio caro signore!»

«Chiedo scusa» disse umilmente Poirot. «Ma se la mia memoria non sbaglia, in un recente caso di omicidio il medico ha dichiarato trattarsi di attacco cardiaco per poi cambiare parere quando la polizia ha fatto notare che il morto aveva una ferita da proiettile in testa.»

«Non troverete nessuna ferita da proiettile sul corpo del signor Maltravers» disse seccamente il dottor Bernard, «E ora signori, se non c’è altro…» Capimmo l’antifona.

«Buongiorno, dottore, e molte grazie per aver risposto così gentilmente alle nostre domande. Tra l’altro, lei non ha considerato necessaria un’autopsia?»

«No di certo.» Il dottore divenne paonazzo. «La causa della morte era chiara e nella mia professione non vediamo la necessità di sconvolgere inutilmente i parenti di un paziente morto.»

E, voltatosi, ci sbattè bruscamente la porta in faccia.

«Che ne pensa del dottor Bernard, Hastings?» mi chiese Poirot mentre ci dirigevamo verso Marsdon Manor.

«Mi è sembrato un antiquato somaro.»

«Esatto, il suo giudizio sul carattere delle persone è sempre profondo, amico mio.»

Lo guardai un po’ a disagio, ma lui sembrava molto serio. Tuttavia negli occhi gli sfrecciò un lampo malizioso quando aggiunse subdolamente:

«Cioè, quando non c’è di mezzo una bella donna!»

Lo guardai freddamente.

Al nostro arrivo la porta ci fu aperta da una cameriera di mezza età. Poirot le porse il proprio biglietto da visita e una lettera della compagnia di assicurazione indirizzata alla signora Maltravers. Ci fece accomodare in un salottino e andò ad avvertire la padrona. Dopo una decina di minuti la porta si aprì e sulla soglia comparve una figuretta snella in gramaglie.

«Monsieur Poirot?» bisbigliò.

«Madame!» Poirot balzò galantemente in piedi e si diresse subito verso di lei. «Non so dirle quanto mi dispiace disturbarla così, ma cosa vuole, les affaìres… non conoscono pietà.»

La signora Maltravers si lasciò accompagnare da lui verso una poltrona. Aveva gli occhi rossi di pianto ma ciò nonostante la sua straordinaria bellezza appariva evidente. Doveva avere ventisette o ventotto anni, era biondissima, con grandi occhi azzurri e una graziosa bocca imbronciata.

Si tratta dell’assicurazione di mio marito, vero? Ma devo proprio essere importunata adesso, così presto?»

«Coraggio, mia cara signora, coraggio! Vede, il suo defunto marito si era assicurato sulla vita per una cifra piuttosto importante e in casi simili la compagnia assicuratrice deve sempre fare accurate indagini. Può star sicura che farò tutto quello che sta in me per renderle queste pratiche il meno sgradevoli possibile. Potrebbe riassumermi i tristi eventi di mercoledì?»

«Stavo cambiandomi per il tè quando è arrivata la cameriera a dirmi che uno dei giardinieri era venuto di corsa. Aveva trovato…»

La voce le si spense e Poirot le strinse la mano con gesto comprensivo.

«Capisco, basta così! Ha visto suo marito prima della disgrazia?»

«L’avevo visto all’ora di pranzo. Ero andata in paese per comperare dei francobolli e credo che lui fosse rimasto nei paraggi di casa a trafficare in giardino.»

«A sparare alle cornacchie?»

«Sì, di solito si portava appresso il fucile e io da lontano ho sentito qualche sparo.»

«Dov’è il fucile adesso?»

«Credo sia nell’atrio.»

Mi fece strada fuori dalla stanza e andò a prendere l’arma che porse a Poirot il quale la esaminò con curiosità.

«Sono stati sparati due colpi, vedo» osservò restituendoglielo. «E ora, signora, se potessi vedere…»

Si interruppe delicatamente.

«L’accompagnerà la cameriera» mormorò lei girando il capo.

La cameriera, subito chiamata, condusse Poirot di sopra. Io rimasi con la deliziosa e sfortunata donna. Non sapevo se avrei fatto bene a parlare o a stare zitto. Azzardai una o due considerazioni generiche alle quali lei rispose distrattamente e di lì a pochi minuti, Poirot ci raggiunse.

«La ringrazio per la cortesia, madame, non penso che la disturberemo più per questa faccenda. A proposito, conosce la situazione finanziaria di suo marito?» Lei scosse la testa.

«Niente di niente. Sono molto stupida negli affari, io.»

«Capisco, quindi non può darci nessuna idea della ragione per cui aveva deciso all’improvviso di assicurarsi sulla vita? A quanto mi è stato detto, non l’aveva mai fatto in precedenza.»

«Be’, ci eravamo sposati solo da poco più di un anno ma quanto alla ragione per cui si è assicurato sulla vita, è che era assolutamente sicuro che non sarebbe vissuto a lungo. Era persuaso che sarebbe morto presto. Aveva già avuto un’emorragia e sapeva che un’ahra gli sarebbe stata fatale. Ho cercato di scacciare queste cupe paure, ma non vi sono riuscita. Ahimè, aveva fin troppa ragione!»

Con le lacrime agli occhi si accomiatò da noi con molta dignità. Poirot, mentre ci incamminavamo per il vialetto, fece un gesto caratteristico.

«Eh bien, ecco tutto! Torniamo a Londra, amico mio, sembra che in questa trappola per topi non ci sia neanche un topo, eppure…»

«Eppure che cosa?»

«Una lieve discrepanza, tutto qui! L’ha notata? No? Comunque la vita è piena di discrepanze e certamente quell’uomo non si può essere tolto la vita: non esiste veleno che possa avergli riempito la bocca di sangue, no, no, devo rassegnarmi al fatto che qui tutto è chiaro e pulito… ma chi è quello?»

Un giovane alto stava venendo verso di noi a passi affrettati. Ci passò davanti senza nemmeno accennare a un saluto. Osservai che non aveva l’aspetto malato e che il suo volto magro e abbronzatissimo faceva pensare che vivesse in un clima tropicale. Un giardiniere che stava scopando le foglie aveva smesso un attimo di lavorare e Poirot si affrettò ad avvicinarglisi.

«Mi dica per favore, chi è quel signore? Lo conosce?»

«Non ricordo come si chiami, signore, anche se l’ho sentito nominare. La settimana scorsa, il martedì, si è fermato qui una notte.»

«Presto, mon ami, seguiamolo.»

Ci affrettammo a seguire la figura che si allontanava sempre più lungo il vialetto. Intravedemmo una persona vestita di nero sul terrazzo sul fianco della casa. La nostra preda svoltò e noi la seguimmo e così fummo testimoni dell’incontro.

La signora Maltravers quasi barcollò e sbiancò notevolmente in volto.

«Lei!» disse con un sussulto. «Pensavo che fosse in mare… in viaggio per l’Africa Orientale.»

«Ho ricevuto alcune notizie dai miei avvocati e mi sono dovuto fermare» spiegò il giovanotto. «Inaspettatamente è morto in Scozia un mio vecchio zio, e mi ha lasciato del denaro. Date le circostanze, ho ritenuto opportuno annullare il viaggio. Poi ho letto la brutta notizia sul giornale e sono venuto a vedere se posso fare qualcosa. Le servirà qualcuno che si occupi di tutto in questo periodo.»

In quel momento si resero conto della nostra presenza. Poirot fece un passo avanti e con molte scuse spiegò di aver dimenticato il bastone nell’atrio. Piuttosto riluttante, mi parve, la signora Maltravers fece le dovute presentazioni.

«Monsieur Poirot, il capitano Blake.»

Seguirono alcuni minuti di conversazione durante i quali Poirot riuscì a farsi dire dal capitano Blake che alloggiava all’Anchor Inn. Il bastone non fu trovato (cosa non sorprendente del resto), Poirot si scusò di nuovo e ce ne andammo.

Tornammo in paese a grande velocità e Poirot si diresse direttamente all’Anchor Inn.

«Ci piazziamo qui fino al ritorno del nostro amico capitano» mi spiegò. «Ha notato che ho calcato sulla notizia del nostro ritorno a Londra col primo treno? Forse lei ha pensato che intendessi davvero farlo, ma non è così. Ha notato la faccia della signora Maltravers quando ha visto il giovane Blake? Era chiaramente sbalordita e lui… eh bien, mi è sembrato molto preso da lei, non le è parso? Ed è stato qui martedì sera, la sera prima che Maltravers morisse. Dobbiamo indagare su quello che ha fatto il capitano Blake, Hastings.»

Di lì a mezz’ora vedemmo la nostra preda che si avvicinava alla locanda. Poirot uscì, la abbordò e di lì a poco la condusse nella stanza che avevamo preso.

«Stavo spiegando al capitano Blake la ragione della nostra presenza qui» mi disse. «Può capire, monsieur le capitaìn quanto io sia ansioso di stabilire qual era la condizione mentale del signor Maltravers immediatamente prima della sua morte. Al tempo stesso, non desidero turbare la signora Maltravers indebitamente ponendole domande penose. Ora, visto che lei era qui prima del fatto, forse può fornirci informazioni altrettanto preziose.»

«Farò tutto quello che posso per aiutarvi, certo» rispose il giovane capitano. «Ma temo di non aver notato nulla fuori dell’ordinario. Vede, anche se Maltravers era un vecchio amico dei miei genitori, io non lo conoscevo molto bene.»

«Lei è arrivato… quando?»

«Martedì pomeriggio. Sono andato in città mercoledì mattina presto dato che la mia nave partiva da Tilbury verso mezzogiorno, ma ho cambiato programma in seguito ad alcune notizie che ho ricevuto, come credo mi abbia sentito dire alla signora Maltravers.»

«Intendeva ritornare in Africa Orientale, ho capito bene?»

«Sì, sono lì dall’inizio della guerra… un grande paese.»

«Esatto, ora, di che cosa avete parlato durante la cena martedì sera?»

«Oh, non lo so, dei soliti argomenti vari. Maltravers ha chiesto notizie dei miei, poi abbiamo discusso del problema dei danni di guerra che i tedeschi dovrebbero pagare, quindi la signora Maltravers mi ha fatto un mucchio di domande sull’Africa Orientale e io ho raccontato loro un po’ di aneddoti. Tutto qui, credo.»

«Grazie.»

Poirot rimase in silenzio per un po’, poi disse con voce gentile: «Col suo permesso vorrei tentare un piccolo esperimento. Ci ha detto tutto quello che sa consapevolmente, ora voglio interrogare il suo subconscio».

«Psicanalisi?» chiese Blake visibilmente allarmato.

«Oh, no, no» lo rassicurò Poirot. «Vede, si tratta quasi di un gioco: io le dico una parola, lei risponde con un’altra parola, eccetera, qualunque parola, la prima che le viene in mente. Vogliamo cominciare?»

«D’accordo» disse Blake lentamente, ma sembrava a disagio.

«Annoti le parole, per favore, Hastings» mi chiese Poirot, poi prese dalla tasca il suo grosso cipollone e lo posò sul tavolo di fianco a sé.

«Cominciamo pure. Giorno.»

Seguì un attimo di silenzio poi Blake rispose: «Notte».

Poirot continuò e mano mano le risposte venivano più in fretta.

«Nome» disse Poirot.

«Luogo.»

«Bernard.»

«Shaw.»

«Martedì.»

«Cena.»

«Viaggio.»

«Nave.»

«Paese.»

«Uganda.»

«Racconto.»

«Leoni.»

«Fucile per cornacchie.»

«Fattoria.»

«Sparo.»

«Suicidio.»

«Elefante.»

«Zanne.»

«Denaro.»

«Avvocati.»

«Grazie, capitano Blake, forse può dedicarmi altri cinque minuti tra circa mezz’ora?»

«Certamente.» Il giovane lo guardò curiosamente e si asciugò la fronte mentre si alzava.

«E ora, Hastings» disse Poirot sorridendomi quando la porta tu chiusa alle  spalle del giovanotto «capisce tutto, vero?»

«Non so che cosa voglia dire.»

«Quell’elenco di parole non le dice niente?»

Esaminai l’elenco ma fui costretto a scuotere la testa.

«L’aiuterò. Per cominciare, Blake ha risposto entro il limite normale di tempo, senza pause cosicché possiamo presumere che non abbia segreti colpevoli da nascondere. “Giorno” seguito da “notte” e “luogo” dopo “nome”. Sono associazioni normali. Ho cominciato il lavoro vero con “Bernard”, che avrebbe potuto suggerirgli il dottore se lo avesse per caso conosciuto. Evidentemente no. Dopo la nostra recente conversazione ha risposto “cena” al mio “martedì”, ma a “viaggio” e “paese” ha risposto con “nave” e “Uganda” dimostrando chiaramente che importante per lui era il suo viaggio all’estero e non quello che lo aveva portato fin qui. “Racconto” gli ricorda una storiella sui leoni che ha raccontato durante la cena. Quando ho detto “fucile per cornacchie” mi ha risposto del tutto inaspettatamente “fattoria”. Quando ho detto “sparo” ha detto subito “suicidio”; l’associazione sembra chiara. Un uomo che lui conosce si è suicidato con un fucile per cornacchie in una fattoria. Non dimentichi che il giovane pensa ancora agli aneddoti che ha raccontato durante la cena. Penso che lei sia d’accordo con me, saremo vicini alla verità se richiamerò il capitano Blake e gli chiederò di ripetermi la storia di quel suicidio che ha raccontato durante la cena martedì sera.»

Blake non cercò di tergiversare.

«Sì, ora che ci penso ho raccontato loro quella storia. C’è stato un tale che si è ucciso in una fattoria. L’ha fatto con un fucile per cornacchie sparandosi nel palato e il proiettile è finito nel cervello. I dottori erano assolutamente incapaci di capire: non si vedeva nulla, a parte un po’ di sangue sulle labbra, ma che cosa…»

«Che cosa ha a che vedere col signor Maltravers? Vedo che non sa che l’hanno trovato con un fucile per cornacchie al fianco.»

«Vuole dire che la mia storia gli ha dato l’idea di… oh, ma è spaventoso!»

«Non si angosci, lo avrebbe fatto comunque in un modo o nell’altro. Bene, devo telefonare a Londra.» Poirot ebbe una lunga conversazione al telefono e quando ritornò era sovrappensiero. Se ne andò in giro da solo per tutto il pomeriggio e soltanto alle sette di sera annunciò che non poteva più rimandare oltre ma doveva dare la notizia alla giovane vedova. La mia comprensione era andata a lei senza alcuna riserva. Essere rimasta senza un soldo, con la certezza che il marito si era ucciso per assicurarle il futuro era un peso molto grave da sopportare per qualunque donna. Avevo tuttavia la segreta speranza che il giovane Blake potesse rivelarsi capace di consolarla dopo che il primo dolore si fosse placato. Era evidente che la ammirava enormemente.

La nostra conversazione con lei fu penosa. Si rifiutò con violenza di credere ai fatti che Poirot le prospettava e quando alla fine fu persuasa proruppe in un pianto amaro. L’autopsia rivelò che i nostri sospetti erano certezze. Poirot era molto.dispiaciuto per la povera donna ma alla fin fine era stato assunto dalla compagnia di assicurazione e che poteva fare? Mentre si preparava ad andarsene disse con dolcezza alla signora Maltravers: «Madame, lei soprattutto dovrebbe sapere che i morti non esistono!»

«Che cosa intende dire?» chiese lei balbettando e spalancando gli occhi.

«Ha mai preso parte a qualche seduta spiritica? Lei è dotata di poteri medianici, lo sa?»

«Mi è stato detto, ma lei crede nello spiritismo?»

«Madame, ho visto cose strane. Sa che in paese dicono che in questa casa ci sono gli spiriti?»

Lei annuì e in quel momento la cameriera venne ad annunciare che la cena era servita.

«Non volete fermarvi a mangiare qualcosa?»

Accettammo riconoscenti e io pensai che la nostra presenza avrebbe forse potuto distrarla un po’ dai suoi dispiaceri.

Avevamo appena finito di mangiare quando fuori dalla porta si udì un urlo e poi rumore di porcellana infranta. Sobbalzammo e la cameriera comparve tenendosi una mano sul cuore.

«C’era un uomo… fermo sul corridoio.»

Poirot si precipitò fuori per tornare subito indietro.

«Non c’è nessuno.»

«Davvero, signore?» chiese con voce flebile la cameriera.

«Oh, mi ha fatto prendere uno spavento!»

«Ma perché?»

Lei abbassò la voce a un bisbiglio.

«Ho pensato… che fosse il padrone.., sembrava proprio lui.»

Vidi la signora Maltravers sussultare e ricordai l’antica superstizione secondo la quale un suicida non può riposare in pace. Sicuramente l’aveva ricordata anche lei, perché un attimo dopo afferrò gridando il braccio di Poirot.

«Non avete sentito? Quei tre colpi alla finestra? È cosi che lui era solito picchiare sui vetri quando faceva il giro della casa.»

«No, è stata l’edera,» esclamai «l’edera che sbatte contro il vetro.»

Una specie di terrore si stava impadronendo di noi. La cameriera era sconvolta e quando il pasto ebbe fine la signora Maltravers supplicò Poirot di non andare via subito. Era terrorizzata al pensiero di restare da sola. Sedevamo nel salottino, il vento si era intensificato e correva gemendo per tutta la casa con un sibilare sinistro. Due volte la porta della stanza si aprì lentamente e ogni volta lei si aggrappò a me con un gemito terrorizzato.

«Ah, ma questa porta è stregata» esclamò irosamente Poirot. Si alzò e andò a chiuderla un’altra volta, poi girò la chiave nella toppa. «La chiudo a chiave, così!»

«Non lo faccia» ansimò lei. «Se dovesse aprirsi adesso…»

E stava ancora parlando quando l’impossibile accadde. La porta chiusa a chiave si aprì lentamente. Non riuscivo a vedere nel corridoio dal punto in cui stavo seduto ma lei e Poirot vi si trovavano proprio di fronte. La signora Maltravers diede in un lungo grido voltandosi verso Poirot.

«Lo ha visto… lì nel corridoio!» gridò.

Lui la fissava con un’espressione perplessa, poi scosse il capo.

«L’ho visto… mio marito… deve averlo visto anche lei, vero?»

«Madame; non ho visto nulla. Lei non sta bene… è sconvolta…»

«Sto benissimo… io… oh mio Dio…»

D’un tratto, senza alcun preavviso, le luci tremolarono, poi si spensero e dall’oscurità giunsero tre colpi forti. Udii la signora Maltravers gemere.

E poi… vidi!

L’uomo che avevo visto sul letto al piano di sopra se ne stava u di fronte a noi, illuminato da una vaga luce spettrale. C’era del sangue sulle labbra ed egli teneva la mano destra protesa a indicare qualcosa. All’improvviso dalla mano parve sprigionarsi una luce brillante che passò sopra di me e sopra Poirot e ricadde sulla signora Maltravers. Vidi il suo volto bianco e terrorizzato e vidi qualcos’altro!

«Dio mio, Poirot!» esclamai. «Guardi la sua mano, la mano destra, è tutta rossa!»

Anche lei si guardò la mano e crollò al suolo.

«Sangue!» urlò istericamente. «Sì, è sangue, l’ho ucciso io. Sono stata io. Lui mi stava insegnando come si fa a sparare e io ho messo la mano sul grilletto e ho premuto. Salvatemi da lui… salvatemi… lui è tornato!»

La voce si spense in un gorgoglio.

«Luce» disse Poirot in tono secco.

La luce si accese come per magia.

«Ecco fatto» continuò. «Ha sentito, Hastings? E lei, Everett? Oh, tra l’altro, questo è il signor Everett, un esponente piuttosto valido dell’arte teatrale. Gli ho telefonato questo pomeriggio. Il trucco ha funzionato, vero? Somiglia molto al defunto e, con una torcia tascabile e la necessaria fosforescenza, l’effetto è stato magnifico! Se fossi in lei, Hastings, non le toccherei la mano destra, la vernice rossa è diffìcile da togliere. Vede, quando si sono spente le luci, io le ho preso la mano. Tra l’altro, non dobbiamo perdere il treno. Fuori della finestra c’è l’ispettore Japp. E una brutta notte… ma è riuscito a far passare il tempo battendo di tanto in tanto sulla finestra.»

«Vede,» continuò Poirot mentre camminavamo con passo deciso nel vento e nella pioggia «c’era una piccola discrepanza. Il dottore sembrava ritenere che il defunto fosse un membro della Christian Science e chi avrebbe potuto dargli quest’impressione se non la signora Maltravers? Ma a noi la stessa signora ce lo ha rappresentato come un uomo molto apprensivo circa la propria salute. E poi, perché è rimasta cosi sconvolta dalla ricomparsa del giovane Blake? E infine, anche se so che le convenzioni prevedono che una donna debba manifestare il suo dolore per la morte del marito, non mi sono piaciute quelle palpebre così eccessivamente arrossate. Non le ha notate, Hastings? No? Glielo dico sempre, lei non vede nulla!

«Be’, c’erano due possibilità. La storia raccontata dal capitano Blake aveva suggerito al signor Maltravers un metodo ingegnoso per suicidarsi oppure l’altra persona che l’aveva ascoltata, la moglie, vi aveva ravvisato un metodo altrettanto ingegnoso per commettere un omicidio? Ero propenso a optare per il secondo caso. Per spararsi nel modo indicato Maltravers avrebbe dovuto premere il grilletto con l’alluce, almeno così immagino. Se lo avessero trovato senza uno stivale lo avremmo certamente saputo, un particolare così strano non sarebbe passato inosservato.

«Eppure, come le ho già detto, io ero più propenso a pensare che si trattasse di omicidio e non di suicidio, ma capivo di non avere nemmeno l’ombra di una prova a sostegno di questa mia teoria. Ecco la ragione dell’elaborata piccola commedia che lei ha visto recitare questa sera.»

«Nemmeno ora capisco molto bene i particolari di questo delitto» dissi io.

«Cominciamo dall’inizio. Una donna, giovane e bella, ma anche astuta e calcolatrice al corrente della débàcle finanziaria del marito e stanca dell’anziano compagno che ha sposato solo per i soldi, lo convince ad assicurarsi sulla vita per una grossa cifra, poi cerca il modo per portare a termine il suo piano. Per

puro caso le viene fornita una idea straordinaria dalla strana storia che il giovane ufficiale racconta a cena. II pomeriggio successivo, quando lei pensa che momieur le capitaine sia in alto mare, la signora passeggia col marito nel parco attorno alla casa. “Che storia curiosa ci ha raccontato ieri sera” gli dice.

“Come può un uomo uccidersi in quel modo? Fammi vedere come si potrebbe fare!” E quel povero sciocco… glielo fa vedere. Si pone la canna del fucile in bocca. Lei si china, abbassa il dito sul grilletto e ridendo gli chiede: “E adesso, se io premessi il grilletto?”.

«E poi… e poi, Hastings… lo preme davvero!»