JACOB E WILHELM GRIMM Cappuccetto rosso

[Traduzione di Tommaso Landolfi]

C’era una volta una piccola, dolce bimba di campagna, e l’aveva cara ciascuno che solo la vedesse, ma sopra tutti sua nonna, la quale non sapeva più che cosa regalarle. Un giorno le regalò un cappuccetto di velluto rosso, e poiché le stava a pennello ed essa non volle più portare nient’altro, la chiamarono soltanto Cappuccetto Rosso.
Una volta la mamma le disse: «Guarda, Cappuccetto Rosso, c’è qui un pezzo di focaccia e una bottiglia di vino, portali alla nonna; essa è malata e debole e questa roba le farà bene. Avviati prima che faccia troppo caldo, e quando sarai fuori, cammina seria e perbenino e non correre fuori della strada, sennò caschi e rompi la bottiglia e la nonna non avrà nulla. E quando entrerai nella sua stanza, non dimenticare di dir buongiorno, e non andar ficcando il naso in tutti gli angoli».

«Farò tutto perbene» disse Cappuccetto Rosso, e diede la mano in segno di promessa.
Ma la nonna abitava lontano nel bosco, a una mezz’ora dal villaggio. Appena giunta Cappuccetto Rosso nel bosco, s’imbatté nel Lupo. Cappuccetto Rosso però non sapeva che cattivo animale era quello, e non ebbe paura.
«Buongiorno, Cappuccetto Rosso» disse lui.
«Tante grazie, Lupo».
«Dove si va così di buonora, Cappuccetto Rosso?».
«Dalla nonna».
«E che porti sotto al grembiule?».
«Focaccia e vino: ieri abbiamo infornato, e alla nonna malata e debole farà un po’ bene e darà forza».
«Cappuccetto Rosso, dove sta la nonna?».
«Ancora un quarto d’ora buono più in là nel bosco, sotto le tre grandi querce, là è la sua casa, e più sotto c’è la macchia di noci, sai dov’è» disse Cappuccetto Rosso.
Il Lupo pensò: «La piccola creatura tenerella è un bocconcino succulento e deve essere anche più buona della vecchia: devi inventare qualche trucco da pappartele tutte e due».
Egli allora camminò un tratto con Cappuccetto Rosso, poi disse: «Cappuccetto Rosso, ma vedi quanti bei fiori ci sono da tutte le parti, perché non ti guardi intorno? Scommetto che non senti neppure gli uccellini che cantano così piacevolmente. Tu te ne vai per conto tuo come andassi a scuola, e invece è tanto allegro là nel bosco».
Cappuccetto Rosso spalancò gli occhi, e quando vide i raggi del sole danzare qua e là fra gli alberi e che c’era un pieno di bei fiori, pensò: «Se porto alla nonna insieme al resto un mazzo di fiori freschi, anche questo le farà piacere; è tanto presto che arriverò sempre in tempo», e corse via dalla strada nel bosco e si diede a cercar fiori. E quando ne aveva colto uno, s’accorgeva che più in là ce n’era un altro più bello e vi correva, e così s’addentrava sempre più nel bosco.
Ma il Lupo se n ‘andò difilato alla casa della nonna e picchiò all’uscio.
«Chi è?».
«Cappuccetto Rosso che porta focaccia e vino, apri».
«Pigia il nottolino» disse la nonna. «Io son troppo debole e non posso levarmi».
Il Lupo pigiò il nottolino, la porta s’aprì ed egli andò, senza dire una parola, diritto al letto della nonna e la divorò. Poi si mise la sua veste, e in capo la sua cuffia, si pose nel suo letto e tirò le cortine.
Nel frattempo Cappuccetto Rosso era andata correndo in cerca dei fiori, e quando ne ebbe raccolti tanti che non poteva portarne di più, si rammentò della nonna e si diresse da lei. Restò meravigliata al vedere che l’uscio era aperto, e quando entrò nella stanza, tutto le apparve così strano che pensò: «Ahi mio Dio, come ho paura oggi, eppure dalla nonna ci sono sempre stata tanto volentieri!».
Ella disse: «Buongiorno», ma non ebbe risposta.
S’avvicinò allora al letto e scostò le cortine. La nonna giaceva là, e s’era rincalzata la cuffia fin sulla faccia e aveva un aspetto tanto strano.
«Ahi, nonna, che orecchie grosse che hai!».
«È per udirti meglio».
«Ahi, nonna, che occhi grandi che hai!».
«È per vederti meglio».
«Ahi, nonna, che mani grosse che hai!».
«È per afferrarti meglio».
«Ma, nonna, che bocca terribilmente grande che hai!».
«È per mangiarti meglio».
Aveva il Lupo appena detto questo, che fece un gran salto dal letto e divorò la povera Cappuccetto Rosso.
Dopo aver calmato il suo appetito, il Lupo si rimise a letto, s’addormentò e cominciò a stronfiare fieramente. Il Cacciatore passava in quel punto davanti alla casa e pensò: «Come ronfa la vecchia! Devo andare a vedere se le serve qualcosa».
Entrò allora nella stanza e quando fu davanti al letto vide che dentro c’era il Lupo.
«Ah, ti trovo, vecchio peccatore», diss’egli «t’ho cercato per tanto tempo». E stava per puntare il suo schioppo, ma gli sovvenne che il Lupo poteva aver mangiato la nonna, ed era possibile ancora salvarla: perciò non sparò, ma prese un paio di forbici e cominciò a tagliare la pancia del Lupo che dormiva.
Dopo qualche forbiciata, vide brillare il cappuccetto rosso, e dopo qualche altra forbiciata ecco che la bimba saltò fuori e disse: «Ah, come avevo paura, come c’era buio nella pancia del Lupo!». E poi venne fuori la vecchia nonna ancora viva e appena poteva respirare.
Cappuccetto Rosso andò allora in fretta a prendere delle grosse pietre, di cui riempirono la pancia del Lupo, e quando egli si svegliò volle saltar via, ma le pietre erano così pesanti che subito cadde a terra morto.
Allora furono tutti e tre contenti; il Cacciatore tolse al Lupo la pelliccia e se ne andò con quella a casa, la nonna mangiò la focaccia e bevve il vino che aveva portato Cappuccetto Rosso e si ristabilì, e Cappuccetto Rosso pensò: «Per tutta la tua vita non correrai più da sola fuor della strada nel bosco quando la mamma te l’ha proibito».

Si racconta anche che una volta, mentre Cappuccetto Rosso portava di nuovo focacce alla vecchia nonna, un altro lupo le rivolgesse la parola e volesse sviarla dalla strada. Ma Cappuccetto Rosso stava in guardia e proseguì diritta per la sua via e raccontò alla nonna che s’era imbattuta nel Lupo, il quale le aveva augurato il buongiorno, ma l’aveva guardata con occhi tanto cattivi: «E se non s’era su una strada aperta m’avrebbe divorata».
«Vieni», disse la nonna «chiuderemo la porta perché non possa entrare».
Di lì a poco il Lupo picchiò e disse: «Apri, nonna, sono Cappuccetto Rosso, ti porto le focacce».
Ma esse rimasero zitte e non aprirono la porta: allora quel capobigio girò parecchie volte quatto quatto attorno alla casa, saltò in ultimo sul tetto e voleva aspettare che Cappuccetto Rosso, la sera, se n’andasse, poiché nell’oscurità l’avrebbe gattonata e divorata. Ma la nonna intese ciò che aveva in animo. C’era davanti alla casa un grande truogolo di pietra, ed ella disse alla bimba: «Prendi la secchia, Cappuccetto Rosso, ieri ho fatto le salsicce, tu porta l’acqua in cui sono state cotte nel truogolo». Cappuccetto Rosso portò tanta acqua finché il truogolo, ch’era grande grande, fu tutto pieno. L’odore di salsiccia salì allora fino al naso del Lupo, il quale fiutò e guardò giù, e alla fine allungò tanto il collo, che non si poté più reggere e cominciò a sdrucciolare: cosicché cadde giù dal tetto giusto dentro al grande truogolo e annegò. E Cappuccetto Rosso tornò a casa allegra e contenta e nessuno le fece nulla di male.