FRANCESCO MELE Alternanza scuola-lavoro: insegnare a chinare il capo

Uno studente di Carpi si permette di scrivere un post critico nel suo profilo Fb sulla sua esperienza di Alternanza Scuola Lavoro.

Apriti cielo!

La sua scuola decide di punire il suo comportamento dandogli un 6 in condotta, per insegnargli a stare al mondo e per piegare ogni sua resistenza.

Il preside della sua scuola, intervistato dalla stampa, spiega molto bene lo spirito dell’alternanza scuola lavoro … che il grande Edoardo Bennato aveva già stigmatizzato in una delle sue “canzonette”.

Dice il preside alla stampa:
«Nel post lo studente faceva riferimento all’alternanza scuola lavoro come condizione di sfruttamento. Lamentava di non essere pagato per mansioni che considerava ripetitive. Questo proprio il primo giorno in azienda, quando le imprese, tra le prime caratteristiche che chiedono c’è la buona educazione, al di là delle competenze tecniche. Evidentemente la presa di posizione è dovuta a convinzioni ideologiche sull’alternanza scuola lavoro, probabilmente antecedenti rispetto all’inizio del periodo in azienda”.

Sto cercando di saperne qualcosa di più sulla faccenda, ad esempio, cosa mai avrà potuto scrivere su fb questo ragazzo/ragazza per meritarsi poi un 6 in condotta? Vi farò sapere.

Per ora voglio soffermarmi su un aspetto inquietante, che denota la scarsa conoscenza della legislazione scolastica prima ancora delle basi della relazione d’apprendimento. Oppure, magari invece no…

Il preside sulla stampa così dichiara: «…Gli scrutini, infatti, ci sono stati a gennaio, il periodo di alternanza scuola lavoro affrontato dallo studente si è svolto in febbraio. E la valutazione del 6 in condotta è stata espressa in marzo. Si tratta, dunque, di un giudizio intermedio».

Ora, il voto di condotta è un voto che fa parte di una pagella e può comparire o nella pagella del primo quadrimestre o in quella finale.

In entrambi i casi il consiglio di classe decide in modo collegiale la sua attribuzione e in mancanza di accordo si vota e la decisione viene presa a maggioranza.

Questo vuol dire che non è lecito né previsto da nessuna norma, che possa essere attribuito un voto di condotta al di fuori di uno scrutinio.

Il fatto che il consiglio di classe in questione abbia optato per una decisione che non ha alcun valore formale nel curriculum scolastico dell’allievo può avere due spiegazioni: banale «non conoscenza» delle norme e dei fondamentali (ma Cterra terra»!) di come funziona la scuola, oppure invece grande conoscenza delle stesse e scelta che mette al sicuro da ogni eventuale reazione del destinatario dell’«avvertimento».

Mi spiego meglio.

Se, come dice il preside, l’intento era di «dare un segnale per un’inversione di rotta nel comportamento» dello studente, il consiglio di classe aveva solo uno strumento fuori dagli scrutini e dal voto di condotta, la sanzione disciplinare, dall’ammonizione scritta alla sospensione. Il problema è che una sanzione va motivata ed è soggetta a ricorso all’Organo di Garanzia da parte del destinatario della stessa, il quale se non è contento del verdetto può ricorrere anche all’Organo di Garanzia Regionale che decide in via definitiva.

Allora sarete d’accordo con me che punire con una sanzione le opinioni espresse da uno studente, nel SUO PROFILO FB (!!!), su quello che pensa della sua personale esperienza di alternanza scuola lavoro, qualunque sia il modo con cui si esprima, non è difendibile davanti a nessun Organo di Garanzia che si rispetti, e Consiglio di classe e Preside erano perfettamente consapevoli di questa cosa. Questa la seconda spiegazione.

Decidete voi quale sia più probabile nel nostro caso.

Nel frattempo ho letto il post del ragazzo e vi assicuro che la mia personale presa di posizione «Evidentemente… dovuta a convinzioni ideologiche sull’alternanza scuola lavoro», come dice il preside, sarebbe stata altrettanto categorica e senza alcuno sconto.

Quindi nulla che non avrei potuto dire anche io e tanti altri che contro questo sfruttamento autorizzato e imposto, lanciano i loro strali e difendono i diritti degli studenti.

Quello che sconvolge, però, non è tanto il comportamento del preside, che si sa, quando i presidi passano da prof a ds subiscono l’imposizione della piastrina sul collo che li trasforma radicalmente, cancellando d’incanto tutto quello che, anche di buono (anzi, soprattutto), sono stati in precedenza come prof.

Desta sconcerto invece, il comportamento di docenti che dovrebbero avere come missione/faro la difesa dei loro studenti, dei loro diritti, che dovrebbero aiutarli a crescere come persone/cittadini liberi, coltivare e promuovere il loro senso critico, insegnar loro a tenere la testa alta e la schiena dritta… e invece… pare proprio che appunto questo si sia voluto colpire in questo studente.

Docenti che pare abbiano smarrito la loro strada, piegati senza alcuna riflessione critica alla pedissequa/automatica applicazione di una norma a cui non solo non riescono a ribellarsi, ma per di più accettano di diventare strumento di repressione per chi decide di non lasciarsi omologare.

Cosa ci aspetta ancora?

Così pare andare il mondo… a lasciarlo andare…

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