A chi serve il Bignami

Si dice che il Bignami serva soprattutto a noi. Questo mi sembra degno di preoccupazione sopra ogni altra cosa. Come storico, sia ben chiaro, neppure io posso conoscere tutta la storia. C’è un argomento che non conosco: la scoperta dell’America. Poniamo il caso. Mi voglio quindi documentare, così mi preparo una bella lezione in quattro e quattro otto. Apro il mio Bignami – un Bignami vero, non un’imitazione – al capitolo “Le scoperte geografiche e la colonizzazione del mondo”. C’è una piccola introduzione, pensa te che lusso. Si intitola: “I presupposti delle scoperte”. Recita tra l’altro: “Una delle caratteristiche della ‘modernità’ della nuova epoca è l’allargamento dello spazio geografico di riferimento (rispetto a chi? a che cosa?)… nel quale gli europei stabiliscono contatti (e che contatti…) regolari con tutte le altre società umane e danno alla storia una dimensione mondiale”. Non alla storia, evidentemente, ma al punto di vista europeo. Qui l’impostazione eurocentrica tipica anche dei migliori manuali trova l’ovvia volgarizzazione. Cade l’idea di prospettiva e il punto di vista fagocita il concetto stesso di storia alla buona salute delle civiltà precolombiane che esistono, anche retrospettivamente, per essere evocate e prontamente liquidate: “I maya, la cui civiltà nacque probabilmente nel secondo millennio a. C., raggiunsero il massimo splendore tra il VII e l’XI secolo d. C., e in seguito decaddero a causa della penetrazione azteca. Organizzati in città-Stato, non diedero mai vita ad uno Stato centralizzato, ma i vari insediamenti erano accomunati da una lingua comune, dagli stessi culti religiosi (politeistici), da sviluppate conoscenze astronomiche”.
Categorie: scoperta una civiltà diversa dalla nostra comincia la corsa ad appioppare le etichette che ce la rendano più familiare. Culto politeistico, città-stato, conoscenze astronomiche. I Maya ci fanno la figura di vicini di pianerottolo che per qualche decennio sono rimasti chiusi in casa e nessuno se n’era accorto. Li abbiamo scoperti noi perché cercavamo di scassinare la serratura per arrivare prima sul terrazzo condominiale: ci siamo invece imbattuti in una simpatica famiglia che usa ancora lo scaldino. Eppure sono uomini come noi!
Favole: “L’aprirsi della stagione delle esplorazioni e della colonizzazione del mondo si basa sulla maturazione di tendenze culturali che hanno radici antiche… spinte di ordine psicologico vengono dalla mitologia dell’età medievale, che favoleggiava di mondi sconosciuti…” Sì, ma anche la necessità di trovare vie alternative a quella tradizionale via Medio Oriente in quanto c’erano mamma li Turchi. Giusto, ma le due istanze non collimano. Tutta sta curiosità il Colombo pare non ce l’avesse. E la mitologia non commuoveva più di tanto li portoghesi li quali – proprio per non pagare il biglietto, da cui il soprannome, e per far prima dei veneziani – fanno quei giri pesca che tutti sapete portandosi dietro spagnoli e genovesi che hai visto mai. Se vi racconto le barzellette è perché almeno spero di farvi divertire. La storia, nei Bignami, ha sempre rappresentato una noia assurda e mortale e questo è un altro motivo di rancore. Il Bignami è servito a sopprimere la curiosità, la fantasia. Ci ha reso cinici nel tentare di farla studiare. Potenzialmente assassini della storia anche noi.
Sciovinismo: Colombo era italiano o spagnolo? Cortés e Pizarro, con la loro brutalità accertata, erano certamente spagnoli. Il fatto che anche secondo il Bignami siano stati brutali è certamente consolante. Qualche afflato etico c’è. Ma “contro la schiavitù si batterono anche i missionari… approdati in America per diffondere l’evangelizzazione tra le popolazioni native”. Molto virtuoso ma nessuno che si chieda chi li abbia chiamati. Una volta lì è normale che abbiano avvertito come contraddittoria e imbarazzante la loro presenza.
Inesattezze. Ce ne sono di due tipi: gli errori grossolani e le semplificazioni. Sono comuni a quasi tutti i libri. Chi lo sa quante ce ne sono su quel povero Camera – Fabietti. Ma un buon manuale si difende. Il Bignami è uno spasso perché come lo giri trovi: “Portoghesi e castigliani ebbero il merito di essere i primi ad affrontare organicamente i viaggi di esplorazione nell’Atlantico…”. Che vuol dire “organicamente”? Ancora: “Nei riguardi delle poche centinaia di uomini al seguiro di Cortés, l’inferiorità militare degli aztechi era netta: non conoscendo i cavalli, né possedendo cannoni…”.
Opacità: una storia così non serve neppure a impararla perché domani ce la siamo già dimenticata. Si ricordano i problemi: si gratta dove prude. La storia della supremazia militare degli europei non è mai stata soddisfacente. L’impressione che gli europei ce l’avrebbero comunque fatta a spuntarla è solo un effetto, non certo una spiegazione. Il mitico Diamond ci impiega quasi un intero libro a discutere la massima secondo cui “Nei 13 000 anni trascorsi dall’ultima glaciazione, in alcuni casi sono sorte società industriali vere e proprie, in altri società agricole prive di cultura scritta, mentre in altri ancora ci si è fermati a tribù di cacciatori-raccoglitori dotate di soli utensili di pietra. Tali diseguaglianze hanno avuto un’importanza fondamentale nelle vicende del pianeta, per il semplice fatto che i popoli industrializzati in possesso di una cultura scritta hanno conquistato o sterminato tutti gli altri”.
Ai docenti che si bignamizzano e bignamizzano allegramente i loro alunni auguro di trovarsi di fronte la mia alunna Rigoni Gaia, a cui la mamma insegnante di storia suggerisce delle domandine a bruciapelo come: “Perché si parla di imperialismo per gli spagnoli e non per i portoghesi?”. Gaia, non ci provare, dico, io sono una roccia. Ma se non lo fossi…

 

(4 marzo 2001)

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