Verità

Nel 1493 Cristoforo Colombo, sbarcando a Palos, annunciò che era approdato sulle rive dell’Asia. Il dottor Cook, sbarcando non so più in qual porto d’Europa o d’America, an­nunciò che aveva scoperto il Polo Nord. Nessuno dei due diceva il vero. Ma Cook mentiva, mentre Colombo si ingannava. Una te­stimonianza può peccare per mancanza di sincerità o per mancan­za di precisione. Gli storici, come i giudici, di fronte a ogni testimone, si pongono due questioni: cerca di nascondere la verità? Si sforza di riprodurla, è in grado di arrivarvi?
Marc Bloch Continua a leggere “Verità”

Rom

Dalla parte dei rom
Luigi Manconi

I nomadi sono quelli che stanno nei campi nomadi. Una sorta di profezia che si autoavvera. Quindi, se è vero che i nomadi sono quelli che stanno nei campi nomadi, risulta trascurabile il motivo della loro presenza lì. Una libera scelta? L’effetto di una discriminazione? L’assenza di alternative?
Eppure, rispondere a queste domande è tanto più ineludibile quanto più i dati ci parlano di una realtà sorprendente: il nomadismo, considerato una sorta di connotato identitario o addirittura genetico (”È nel loro dna”), riguarda ormai solo una piccola, piccolissima, parte di quella popolazione, circa il 3 per cento. Continua a leggere “Rom”

Fascismo

È per esempio molto ingiusto dire che il fascismo annienta il pensiero libero; in realtà è l’assenza di pensiero libero che rende possibile l’imposizione con la forza di dottrine ufficiali del tutto sprovviste di significato.
Simone Weil, Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale

Il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odii, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e amministrato.
Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo, 26 aprile 1921 Continua a leggere “Fascismo”

MONJA MARCONI Noi che lavoriamo dal nido alle superiori ci occupiamo di ornitologia

Introduci l’autonomia scolastica e metti le scuole in competizione tra loro

Sostituisci le conoscenze (il sapere) con le competenze (il famoso e fumoso “saper fare”… cosa bene non è dato saperlo)

Sostituisci le ore di didattica in classe con vaghi progetti sulla “educazione a qualcosa”

Attua una campagna mediatica che svilisce gli insegnanti e bloccagli il contratto e lo stipendio per almeno un decennio Continua a leggere “MONJA MARCONI Noi che lavoriamo dal nido alle superiori ci occupiamo di ornitologia”

ANTONIO VIGILANTE Cani antidroga a scuola: l’ossessione del controllo

[da Megachip, 13 febbraio 2017]

Le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nella mia classe quinta, mentre stavamo parlando di Martin Heidegger. Irruzione è un termine forte, ma esatto in questo caso: nessuno ha bussato e chiesto il permesso. Hanno svolto un controllo antidroga facendo passare tra i banchi un pastore tedesco, poi sono andati via. A mani vuote, come si dice.

Non è la prima volta che succede, naturalmente, anche se è la prima volta che succede a me. È successo, qualche giorno fa, al liceo Virgilio di Roma, e la cosa è finita sui quotidiani nazionali, perché il Virgilio è un liceo molto ben frequentato. È successo qualche giorno prima al Laura Bassi di Bologna, anche lì con molte polemiche. È successo e succede quotidianamente in decine di istituti tecnici e professionali, che fanno poco notizia perché non sono così ben frequentati come il liceo Virgilio di Roma. E due anni fa, a Terni, un docente è stato sospeso dall’insegnamento per essersi opposto all’ingresso delle forze dell’ordine in classe. Continua a leggere “ANTONIO VIGILANTE Cani antidroga a scuola: l’ossessione del controllo”

Libri (e lettori)

Bisognerebbe leggere, credo, soltanto i libri che mordono e pungono. Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo? Affinché ci renda felici, come scrivi tu? Dio mio, felici saremmo anche se non avessimo libri, e i libri che ci rendono felici potremmo eventualmente scriverli noi. Ma noi abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci fa molto male, come la morte di uno che ci era più caro di noi stessi, come se fossimo respinti nei boschi, via da tutti gli uomini, come un suicidio, un libro dev’essere la scure per il mare gelato dentro di noi. Questo credo.
Franz Kafka, Lettera a Oskar Pollak
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