LA NOSTRA SCUOLA – ASSOCIAZIONE AGORÀ 33 La scuola sta morendo di finta formazione e didattichese

«Il fatto quotidiano», 10 giugno 2023

Qual è la filosofia del «Pnrr» del governo per quanto riguarda la scuola?

Il punto fondamentale è la sostituzione di cultura ed educazione con un’organizzazione burocratica che cresce su se stessa e serve solo a se stessa, che porta profitti – ad esempio dando lavoro agli enti formatori, non ultimo il creando carrozzone burocratico della “Scuola di alta formazione” – indipendentemente dalla realizzazione o meno di quelli che dovrebbero essere gli scopi fondamentali di un’istruzione pubblica: far crescere cittadini alfabetizzati, colti e consapevoli.

Basta vedere quali sono gli ambiti in cui, secondo la bozza del recente decreto legge del governo sul reclutamento e la formazione dei futuri insegnanti, dovrebbe svolgersi la “formazione continua” dei docenti. C’è un solo ambito, bontà del Ministero, dedicato alla conoscenza degli argomenti delle discipline che gli insegnanti dovrebbero insegnare; gli altri, all’interno dei quali verranno scelti i corsi necessari alla progressione stipendiale degli insegnanti e forse, in un prossimo futuro, alla stessa possibilità di continuare a fare questo lavoro, sono:

– “strumenti e tecniche di progettazione-partecipazione a bandi nazionali ed europei”;
– “governance della scuola: teoria e pratica”;
– “leadership educativa”;
– “staff e figure di sistema: formazione tecnico metodologica, socio-relazionale, strategica”;
– “continuità e strategie di orientamento formativo e lavorativo”;
– “potenziamento delle competenze in ordine alla valutazione degli alunni”;
– “profili applicativi del sistema nazionale di valutazione delle istituzioni scolastiche”;
– “tecniche della didattica digitale”.

Ogni commento sarebbe superfluo: si tratta di un singolare apparato para-aziendalistico, appunto, che con l’insegnamento non ha niente a che fare; e non ha niente a che fare con una seria preparazione riguardante la psicologia dell’età evolutiva e i bisogni profondi di bambini e adolescenti, a meno che non si intenda per tale un rozzo comportamentismo da stage motivazionale (“leadership educativa”).

Ma il vero dramma, più ancora di quello della “formazione continua”, sarà quello del reclutamento: i futuri insegnanti, già all’università, prima ancora (e probabilmente invece) di approfondire le conoscenze fondamentali delle proprie discipline, prima di appassionarsi liberamente ad esse, dovranno preoccuparsi di “formarsi” tramite il sistema dei “cfu” sulla buro-pedagogia astratta che conosciamo bene, quella delle “metodologie” standardizzate di insegnamento che vengono imposte a priori, con una paradossale inversione mezzi-fini.

Il rischio è che i futuri insegnanti non avranno più nulla da insegnare ai propri studenti, se non quattro formule vuote e burocratiche del totalitarismo didattichese, quello delle “unità di apprendimento”, “della flipped classroom”, del “cooperative learning”, della “certificazione delle competenze”, sonore banalità – che gli insegnanti hanno sempre messo in pratica – presentate con un pomposo apparato pseudo-teorico che serve a farle credere importanti, inevitabili e nuovissime e a distogliere l’attenzione da ciò che davvero conta nella scuola, cioè la crescita umana e culturale degli studenti.

Nell’introdurre questa “riforma” – tra l’altro attraverso la modalità del decreto legge, che dovrebbe essere adottata solo per questioni di particolare urgenza, non certo per ciò che riguarda il futuro delle nuove generazioni e della nostra società – il ministero dell’Istruzione evita un reale confronto con chi nella scuola lavora, così come evita il dibattito nelle commissioni parlamentari e con i sindacati: chi lavora nella scuola gli spiegherebbe che a pagare il prezzo di questo ennesimo pasticcio saranno gli studenti, che non verranno più istruiti. Vediamo già gli effetti di vent’anni di “riforme” dissennate, con la diffusione tra i giovanissimi di un drammatico analfabetismo.

Anarcostatalismo

Alcuni giorni fa, davanti a una pizza (amatriciana), è nata una discussione tra me e un vecchio comunista che per simpatia chiamerò Jean-Jacques. Lui dice che l’anarchia non è compatibile con lo statalismo. Osservo che non mi aspetto di ricevere la tessera di anarchico. D’altra parte ci sono tante forme di anarchia quanti sono gli anarchici. Un anarchico all’inizio del Novecento (in «Perché gli anarchici non votano») afferma il rifiuto del parlamentarismo notando tra le altre cose che in una riunione di 5 anarchici scoppia ogni giorno una rissa. E si chiede giustamente: cosa può uscire da una camera con 500 teste. Pensanti, supponendo. J-J dice che non è lui a distribuire le tessere bensì il vocabolario. Continua a leggere “Anarcostatalismo”

TOBIAS JONES Stile Juventus

Da «I feel like I’m selling my soul»: inside the crisis at Juventus, «The Guardian», 25 aprile 2023, tradotto da «Internazionale», 1512, 19 maggio 2023

Per gli italiani la Juventus è stata a lungo un simbolo di fascino aristocratico, ma anche un sinonimo di imbrogli. La società è stata fondata nel 1897 da un gruppo di ragazzi ricchi di Torino che diedero alla squadra il suo accattivante nome latino (che significa «gioventù») e una divisa rosa con papillon o cravattino nero. La Juventus era considerata la squadra della classe alta, mentre gli operai tendevano a sostenere il Torino. Quest’immagine è stata definitivamente confermata nel 1923, quando la società è stata comprata da Giovanni Agnelli, un imprenditore che aveva fatto fortuna nel campo degli armamenti, dell’aviazione, delle spedizioni, della produzione di cuscinetti a sfera Continua a leggere “TOBIAS JONES Stile Juventus”

Endecasillabo

Adeste, hendecasyllabi, quot estis
omnes undique, quotquot estis omnes.
Catullo, c. 42

L’endecasillabo. Bisogna smitizzare questa parola. Volete sapere l’endecasillabo tipo per la poesia italiana? Una sera che ne discutevo con altri poeti, qualcuno propose: Venerdì baccalà, sabato trippa. Io dissi allora: Mezza granita di caffè con panna.
Fabio Stassi, Con in bocca il sapore del mondo

VALERIO MAGRELLI Shopping, per dire

Da «Exfanzia» (2022)

Perché mi sono comprato gli scarponi da trekking?
Tre paia da montagna, quelli tecnici.
Costano poco, e vero, e sono belli:
ma perché ne ho comprati tre di seguito
e solo in pochi mesi?, mi domando mentre sosto davanti a questa nuova, involontaria collezione.
Mi volevo difendere, credo,
dal freddo, dalla montagna.
Senza saperlo, mi preparavo a salire. Continua a leggere “VALERIO MAGRELLI Shopping, per dire”

Bocciature

Ho sentito alla radio che una bocciatura costa allo Stato 11.000 euro. La cifra è tutta da dimostrare e anche il concetto, secondo il quale la spesa per l’istruzione deve essere diminuita anziché aumentata. Mettiamola così. Riducendo il numero di alunni per classe, a costo zero, si potrebbe ridurre proporzionalmente l’insuccesso scolastico. E invece le classi diventano ogni anno più numerose, e gli studenti sono sempre più impegnati in ogni genere di attività, grazie alle quali possono competere, il successo nelle soft skills oscura l’insuccesso nelle (inutili) conoscenze scolastiche. La capienza dell’aula è un problema solo nostro, semmai l’insuccesso deriva dalla fissazione per la didattica trasmissiva e della valutazione punitiva (fatta con numeri freddi).

LEONARDO SCIASCIA L’omertà

Da «Il giorno della civetta»

«Per il caso Colasberna» continuò il capitano «ho ricevuto già cinque lettere anonime: per un fatto accaduto l’altro ieri, è un buon numero; e ne arriveranno altre… Colasberna è stato ucciso per gelosia, dice un anonimo: e mette il nome del marito geloso…».
«Cose da pazzi» disse Giuseppe Colasberna.
«Lo dico anch’io» disse il capitano, e continuò «…è stato ucciso per errore, secondo un altro: perché somigliava a un certo Perricone, individuo che, a giudizio dell’informatore anonimo, avrà presto il piombo che gli spetta».
I soci con una rapida occhiata si consultarono. Continua a leggere “LEONARDO SCIASCIA L’omertà”