Roma (e i Romani)

Le inadempienze del potere politico e dell’amministrazione pubblica sono di tale portata e profondità che in altre città causerebbero una sollevazione popolare, a Roma no, perché i romani non si aspettano né pretendono quasi nulla dagli amministratori che li governano, i quali a loro volta non si aspettano nulla dai cittadini. Un esempio: quando nevica (accade ogni vent’anni) è sorprendente notare come nessuno muova un dito e assista al bianco miracolo prima con stupore, poi con gioia, poi con noia, e infine con rancore (l’intero trascolorare di sentimenti nell’arco di otto o dodici ore, al massimo una giornata), quando disagi e incidenti mettono in ginocchio la città. Non vedi nessuno, ma proprio nessuno che spali la neve, almeno davanti alle case o per garantire un minimo di percorribilità delle strade: i cittadini aspettano passivamente che ci pensino le autorità, le autorità pretendono, con piglio arrogante, che lo facciano i cittadini.
Edoardo Albinati, La scuola cattolica Continua a leggere “Roma (e i Romani)”

Inferno

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Italo Calvino, Le città invisibili

ROBERTO CONTESSI L’Italia e l’élite dei conservatori

[Replica a Chi ha bisogno della scuola? Su “Scuola di classe” di Roberto Contessi, di Federica Cappuccio]

Gentile professoressa Cappuccio,
il pregio del mio libro, credo lo riconosca anche lei, è la nettezza: la scuola attualmente è simile ad un distributore di titoli di studio proprio perché fallisce nell’essere un formatore di cultura. Il fallimento è comprovato dagli studi e dalle indagini che provengono da tutte le fonti che io conosca (Istat, Invalsi, Almadiploma, Ocse, Fondazione Agnelli e Associazione Trellle), laddove la cultura viene soppesata sulle capacità dei ragazzi di gestire competenze di base ultra-tradizionali: leggere, comprendere e far di conto. Tale cultura è posseduta oggi da una élite di italiani, circa il 30%, a cui la scuola è servita in realtà poco perché loro quelle competenze le possedevano già per conto proprio, mentre l’altro 70% deve morire con tutti i filistei. Continua a leggere “ROBERTO CONTESSI L’Italia e l’élite dei conservatori”

FEDERICA CAPPUCCIO Chi ha bisogno della scuola? (su “Scuola di classe” di Roberto Contessi)

Gentile collega,

premetto: ho letto Scuola di classe perché mi è stato consigliato da un collega, probabilmente attirato dal titolo (ha confessato di non averlo letto, ma solo dopo). Stavo quasi per dire ingannato dal titolo. Ma forse le intenzioni di Roberto Contessi sono buone. E il libro solleva un problema reale, come sintetizzato dal sottotitolo: Perché la scuola funziona solo per chi non ne ha bisogno. Ammesso che ci sia qualcuno che non ha bisogno della scuola, si dovrà ammettere che alla scuola di classe basata sulla selezione (che premiava chi aveva i mezzi) è seguita la scuola del buonismo indifferenziato che garantisce successo formativo per tutti e livella tutto a un’anonima mediocrità. Continua a leggere “FEDERICA CAPPUCCIO Chi ha bisogno della scuola? (su “Scuola di classe” di Roberto Contessi)”

Ferro

Giunsero d’improvviso una notte nella sala in cui egli profondamente dormiva e, avendogli gettato addosso il peso di materassi e di una tavola (secondo quanto riferisce alcuno), lo tennero fermo e tosto infilarono un corno nel suo deretano e, attraverso lo stesso pertugio, gli ficcarono in corpo uno schidione ardente… un ferro scaldato a fuoco…

Raphael Holinshed

ALESSANDRO PARIS Dove sta andando la scuola? (su “Segmenti e bastoncini” di Lucio Russo)

L’autore di questo libro dedicato ad un’analisi critica dei fondamenti culturali delle “riforma Berlinguer” è Lucio Russo. L’autore non è un pedagogista di professione, ma un professore universitario di fisica, con al suo attivo numerosi studi di storia della scienza. L’interesse per il mondo scolastico, all’alba della riforma delle sue strutture di fondo, da parte di un non specialista è in controtendenza rispetto a un disinteresse diffuso che, fino ad ora, si è manifestato da parte degli intellettuali nei confronti della scuola. Di essa in genere s’interessano “specialisti”, che troppo spesso ne trattano con un linguaggio arido e settoriale; caso più unico che raro, è dunque quello di Lucio Russo, che in un linguaggio quotidiano e brillante, si accosta ad un argomento così centrale per il nostro vivere civile.
L’autore individua una trasformazione di lungo periodo in atto nella scuola occidentale, e si chiede se si debba accelerarne il cambiamento Continua a leggere “ALESSANDRO PARIS Dove sta andando la scuola? (su “Segmenti e bastoncini” di Lucio Russo)”

Parola

Una parola nuova non entra nel vocabolario quando qualcuno la inventa, anche se è una parola “bella” e utile. Perché entri in un vocabolario, infatti, bisogna che la parola nuova non sia conosciuta e usata solo da chi l’ha inventata, ma che la usino tante persone e che tante persone la capiscano […]. Quando una parola nuova è sulla bocca di tutti (o di tanti), allora lo studioso capisce che quella parola è diventata una parola come le altre e la mette nel vocabolario.
Maria Cristina Torchia, Redazione Consulenza Linguistica, Accademia della Crusca

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