LUCIA R. CAPUANA Scuola in presenza vs. Didattica a distanza

[L. R. Capuana, 9 gennaio 2021]

Il dibattito sulla scuola che imperversa sui social media e anche sui mezzi di informazione più tradizionali mai come in questo periodo è riuscito a monopolizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e ottenuto una tale esposizione mediatica. Chiunque ne parla lo fa, ovviamente, portando il proprio punto di vista e il proprio interesse. Da una parte quindi c’è chi non sa a chi lasciare i figli dovendo andare a lavorare e, quindi reclama la scuola in presenza specie per i più piccoli e in effetti, sia la scuola dell’infanzia e la primaria sia la secondaria di primo grado (prima e seconda), da settembre sono state sempre in presenza; dall’altra c’è chi rilevando tutte le criticità per la salute e la diffusione dei contagi connesse con la scuola in presenza per gli adolescenti invoca la didattica a distanza. In questa contrapposizione netta per ragioni condivisibili ma contrastanti si insinua chi sfrutta i bisogni degli uni e le paure degli altri. E le sfrutta ad arte.

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CARLO TECCE La didattica a distanza fa male

[«l’Espresso», 8 gennaio 2021]

Dalla precarietà allo stress, il dicastero è al lavoro da mesi sugli effetti psicologici sugli studenti della Dad. L’Espresso ha consultato i documenti riservati

La didattica a distanza fa male. Si ha paura a dirlo, per non sovrapporre i drammi. Al ministero dell’Istruzione, però, lo sanno da mesi che quel rito digitale conosciuto con la sgradevole sigla di “dad”, nel lungo periodo, fa male agli studenti, riduce l’apprendimento scolastico, amplifica il disagio sociale, genera disturbi psicologi.

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ANTONELLA CURRÒ W la DaD perché

[post su «La nostra scuola: cultura passione e relazione», gruppo facebook]

– non devo usare i dpi e non rischio di beccarmi qualcosa da quegli irresponsabili virulenti.
– non devo alzarmi alle 5 per prendere il treno.
– risparmio la benzina e la fatica del viaggio.
– evito di rimanere o tornare a scuola per le riunioni, i colloqui, i progetti e ogni rottura in presenza.
– evito lo stress di tenere la disciplina in classi agitate… basta un click e muto tutti.
– con un po’ di pazienza posso trovare in rete materiali già pronti da propinare ai miei alunni e durante le lezioni sincrone faccio correzione collettiva dei compiti o verifiche preconfezionate a tempo, con correzione e valutazione automatica.
– sto comodo e caldo a casa mia in ciabatte e pigiama e fra una lezione e l’altra cucino, stiro, mangio, guardo la tv, stendo il bucato o faccio la lavatrice…
– ah dimenticavo: non c’è alternativa, meglio di niente, siamo in emergenza, mantengo il contatto umano con i miei alunni e porto avanti il programma garantendo loro il diritto all’istruzione…

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Scuola: la DAD/DDI non è la soluzione, ma è parte del problema

Il testo di questa lettera vuole essere una risposta a chi oggi sta chiedendo di continuare la DAD e, utilizzando il concetto della «sicurezza», sta determinando il perpetuarsi della chiusura delle scuole superiori.
Abbiamo cercato di dare una lettura ed un respiro più ampi per avviare un dibattito e una campagna di informazione e sensibilizzazione che speriamo arrivi a più persone possibile.
Questa lettera è stata firmata da Ninand@, da Castelliascuola e da Cattive Ragazze: chiediamo a chiunque abbia contatti con giornalisti di farla girare, così come di diffonderla sui propri canali personali. Eventuali nuove firme di adesione al documento possono essere indirizzate ai tre collettivi firmatari.

Roma, 7 gennaio 2021

È impossibile non osservare che le decisioni che attualmente vengono prese in merito alla problematica della Scuola in generale, alla sua riapertura, alla sua organizzazione, come peraltro denunciato da molte posizioni provenienti in questo periodo dall’interno del mondo scolastico, siano imposte dall’alto, rispondono a logiche autoritarie e burocratiche.

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RAFFAELLA MONTANI Odio la DAD

[post su facebook, 6 gennaio 2021]

Odio la dad. Passo 10-12 ore al giorno davanti ad uno schermo. La relazione con gli alunni, ridotti a letterine mute durante quella cosa che ci costringono sadicamente a chiamare «lezione», la tengo su con le unghie e con i denti inventandomi scuse per mantenere il contatto. Persa ogni possibilità di condivisione con i colleghi. Ogni visione d’insieme. Non provate neppure a pronunciare mezza frase sulla mia preparazione in campo tecnologico o sulle mie capacità nell’uso del mezzo digitale, perché davvero non sapete con chi avete a che fare e vi riduco a un pedalino. Faccio del mio meglio, a spese della mia vista, del mio tempo, della mia vita privata, della mia sanità mentale, del mio magro stipendio, pur essendo consapevole che i risultati dal punto di vista didattico saranno irrisori. So che in tanti fanno lo stesso e la vivono allo stesso modo. E so pure che tanti altri si sono invece adattati benissimo alla situazione trovandola comoda e confacente al proprio tornaconto.

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LUCIA R. CAPUANA Chi non vuole il ritorno a scuola in presenza?

[L. R. Capuana, 28 dicembre 2020]

Il 2020 è stato un anno disastroso per la scuola italiana. A marzo siamo stati colti di sorpresa e bene o male ci siamo arrangiati, ma c’era la speranza che durasse poco e abbiamo concluso l’anno scolastico alla bell’e meglio. È pur vero che la sospensione delle attività didattiche per DPCM avrebbe potuto rappresentare un momento di riflessione seria e provare ad apportare quei cambiamenti che premono da anni. Tuttavia, i docenti italiani hanno sprecato quest’occasione per agire sconsideratamente e in piena emergenza hanno fatto ciò che non avrebbero dovuto. Sperimentare sugli studenti.

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Infinite Jest

[Diario DaDa, 6 novembre-30 dicembre 2020]

La scuola senza andare a scuola non è scuola.
Giuseppe Caliceti

6 novembre
Poiché i miei 25 followers si sono giustamente stancati di leggere gli aggiornamenti dei diari DaDa, da oggi trascriverò ogni giorno su questa pagina una riga di Infinite Jest di David Foster Wallace.

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Didattica a distanza, seconda ondata

[Pillole di informazione digitale, 23 novembre 2020]

Progettazione didattica Il blended learning in una situazione “normale” prevede una buona dose di didattica in presenza e una dose di e-learning durante la quale gli studenti possono approfondire i contenuti che sono stati trattati durante le lezioni in presenza, opportunamente caricati e categorizzati nella piattaforma, oppure possono utilizzare gli strumenti di collaborazione per produrre in maniera condivisa nuovi contenuti, o ancora: potrebbero utilizzare gli strumenti di comunicazioni dedicati alle chat, videochat, forum (per quanto il termine sia un po’ fuori moda, lo strumento forum non è stato sostituito da altre novità tecnologiche per poter discutere su argomenti strutturati) per momenti di confronto con gli altri studenti e/o con i docenti.

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MASSIMO GARGIULO La scuola riapre a Befana, la nostra lista dei regali

[ToscanaToday, 7 dicembre 2020]

Una bella calza al cancello di scuola, magari la Befana farà quello che le forze politiche non hanno fatto

Abbiamo finalmente appreso dalla viva voce del Presidente del Consiglio che i gradi di scuola ora in didattica a distanza riprenderanno in presenza, seppure al 75%, dal 7 Gennaio. Occorre essere cauti perché siamo stati abituati a continui cambiamenti, dovuti al mutare dei contagi o dei decisori politici. Sappiamo inoltre che è in corso una battaglia, agli alti livelli ma non di alto livello, condotta dalla Ministra dell’istruzione Azzolina per poter dire, fosse stato anche per questo breve interludio pre-natalizio, di aver riaperto. Il tutto invece è stato rimandato a dopo le vacanze, suscitando reazioni diverse: soddisfazione, in particolare di famiglie e studenti ma anche di molti docenti, e timore, di fronte a un virus che ha già dimostrato una notevole forza di ripresa. La riapertura avverrà quindi subito dopo l’Epifania.

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GRETCHEN VOGEL – JENNIFER COUZIN-FRANKEL Chiudere o aprire le scuole? Ogni paese ha la sua risposta

[Science, tradotto da Internazionale, 26 novembre 2020]

Quando in aprile e maggio la prima ondata di casi di covid-19 si è attenuata, in molti paesi, dalla Nuova Zelanda alla Norvegia al Giappone, le scuole hanno riaperto e il virus è rimasto perlopiù sotto controllo. Le autorità sanitarie e scolastiche hanno esultato, perché pensavano che gli enormi vantaggi dell’istruzione in presenza superassero il rischio di diffusione del virus tra i bambini e gli insegnanti, e dalle scuole alle comunità più in generale.

Di conseguenza molti paesi che all’inizio si erano mossi con cautela, in agosto e settembre hanno riaperto le porte delle aule. Nel Regno Unito, in Danimarca e nei Paesi Bassi, le scuole sono passate dall’alternare piccoli gruppi di studenti alle classi complete. Continua a leggere “GRETCHEN VOGEL – JENNIFER COUZIN-FRANKEL Chiudere o aprire le scuole? Ogni paese ha la sua risposta”