FRANCESCO PETRARCA Erano i capei d’oro a LAURA sparsi

Da «Rerum vulgarium fragmenta», 90

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che ’n mille dolci nodi gli avolgea,
e ’l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi;

e ’l viso di pietosi color’ farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i’ che l’esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di sùbito arsi?

Non era l’andar suo cosa mortale,
ma d’angelica forma; e le parole
sonavan altro, che pur voce humana.

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Requisiti

Mi sono messo d’accordo con un commesso della Camera per far scrivere il mio nome su tutte le schede bianche e così sarò eletto al primo turno. D’altronde i requisiti ce l’ho: 50 anni, godimento dei diritti politici, quinta elementare superata e anche il mega green pass.

Più tardi
672 schede bianche sono comunque uno spreco, e non solo dal punto di vista ecologico. Potreste scriverci sopra un messaggio. Per esempio «Verità per Giulio Regeni».

RAYMOND CARVER Gli si è appiccicato tutto addosso

Da «Di cosa parliamo quando parliamo d’amore»

È venuta a Milano per Natale e vuole sapere com’era la vita quando era piccola.
Raccontamelo, gli dice. Raccontami come ve la passavate a quei tempi. Intanto, sorseggia Strega, aspetta, lo osserva attentamente.
È una ragazza in gamba, magra, attraente, una che se la cava sempre.
È passato un sacco di tempo. Saranno vent’anni fa, dice lui.
Sì, ma tu te lo ricordi, no?, fa lei. Dai, su.
Ma che vuoi sapere?, chiede lui. Che altro potrei dirti? Ti potrei raccontare una cosa che è successa quando eri molto piccola. In qualche modo c’entri pure tu, dice lui. Ma mica tanto.
Raccontamela, fa lei. Ma prima dammi un altro bicchierino, così non dovrai interromperti nel bel mezzo della storia.
Lui torna dalla cucina con i bicchierini, si sistema sulla poltrona. Comincia.

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Scarpe diem

La prima cosa che farò appena eletto presidente della repubblica sarà emanare un decreto in cui ordinerò la chiusura di tutti i negozi che nell’insegna c’è scritto «scarpe diem»

ITALO CALVINO Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti

Da «Repubblica», 15 marzo 1980

C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.

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Silvione

Silvione, sulla carta, per essere eletto Presidente della Repubblica, può contare su 451 voti, che sono 50 in meno del 50 per cento più uno di voti necessari per passare alla quarta votazione. Quindi, spiace nonno, ti stanno mandando avanti, prendono tempo perché non sanno cosa fare. A meno che?

#Berlusconinonèilmiopresidente

NIRVANA Vieni come sei (Come as you are)

Vieni come sei, come eri
Come voglio che tu sia
Come un amico, come un amico, come un vecchio nemico
Prenditi tutto il tempo, fai in fretta
La scelta è tua, non fare tardi
Fai una pausa, come un amico, come un vecchio ricordo
Ricordo,
ricordo,
ricordo

Vieni, imbrattato di fango, fradicio di candeggina.
Come voglio che tu sia
Come una moda, come un amico, come un vecchio nemico
Ricordo,
ricordo,
ricordo

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Freschi (stare)

Molto curiosa è la storia dell’espressione familiare stare freschi […]. La fonte potrebbe essere Inferno, 32 117⁵, nelle parole sarcastiche di Bocca degli Abati che, stizzito perché è venuta fuori la propria identità nonostante i suoi sforzi nel tenerla nascosta, svergogna gli altri suoi compagni di pena, sciorinando i loro nomi a Dante e ribadendo la condizione infamante di traditori della patria che li ha posti in un uno stagno gelato, appunto là dove i peccatori stanno freschi».

Luca Serianni, Parola di Dante