CARMEN CONSOLI Sintonia imperfetta

Quel pomeriggio si passava da un divano all’altro
qualunque frase era ingombrante in pieno agosto
io ti chiedevo più attenzioni e un minimo di slancio
mentre l’arrosto di tua madre mi rendeva omaggio

Ah voglio vivere così, col sole in fronte
l’amore ai tempi dei miei nonni era sognante

Ricordo come fosse ieri il nostro primo incontro
tu eri un po’ ubriaco e intento a fare colpo
Parlavi di finanziamenti a tasso agevolato
cessioni, transazioni e ahimè ricerche di mercato

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«Non è uccidendo una persona che la si fa riflettere»

Da La solitudine del satiro, 23 ottobre 2013

Tutti i temi sulla frase di Gino Strada cominciano dicendo che uccidere un uomo è sempre sbagliato, alla fine della prima colonna cominciano i distinguo, nella seconda si sentono i primi spari.

Alessio sostiene che «Tutti nella nostra vita abbiamo odiato talmente tanto qualcuno da volerlo uccidere».

Benedetta è l’unica che non ha ritrattato. Scrive: «Non è uccidendo una persona che la si fa riflettere».

La casistica secondo Valeria è limitata: si uccide in guerra o per follia. E «senza la guerra e la follia sarebbe un mondo monotono». Propone però di uccidere «con giusto criterio».

Ostriche

Io faccio smorfie ma… ma perché i miei denti cominciano a masticare? L’animale è schifoso, ripugnante, pauroso, ma io lo mangio, lo mangio con avidità, con la paura di scoprirne il gusto e l’odore. Un animale l’ho mangiato, e già vedo gli occhi lucenti di un secondo, di un terzo… Mangio anche questi… Infine mangio il tovagliolo, il piatto, le soprascarpe di mio padre, il cartello bianco… Mangio tutto quel che mi capita sotto gli occhi, perché sento che solo mangiando passerà il mio male. Le ostriche guardano con gli occhi in modo pauroso e sono ripugnanti, io tremo al pensiero di esse, ma voglio mangiare! Mangiare!
«Datemi ostriche! Datemi ostriche!» erompe dal mio petto un grido, e io tendo avanti le mani.

Anton Cechov, Le ostriche

EMILIO LUSSU Il generale Leone

Da «Un anno sull’altipiano», cap. 7

Il tenente generale comandante la divisione, ritenuto responsabile dell’abbandono ingiustificato di Monte Fior, fu silurato. In sua sostituzione, prese il comando della divisione il tenente generale Leone. L’ordine del giorno del comandante di corpo d’armata ce lo presentò «un soldato di provata fermezza e d’esperimentato ardimento». Io lo incontrai la prima volta a Monte Spill, nei pressi del comando di battaglione. Il suo ufficiale d’ordinanza mi disse che egli era il nuovo comandante la divisione ed io mi presentai.
Sull’attenti, io gli davo le novità del battaglione.
– Stia comodo, – mi disse il generale in tono corretto e autoritario.
– Dove ha fatto la guerra, finora?
– Sempre con la brigata, sul Carso.

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PIOTTA feat. IL MURO DEL CANTO 7 vizi Capitale

Nord, Sud, Ovest, Est, Roma è
Così grande che di notte ti prende, ti inghiotte
Fotte la mente, un gigante che ti culla
Tra le urla che non sente

Ti compra, ti vende, ti innalza, ti stende
Ti usa se serve, ti premia, ti perde
Chi parte, chi scende, chi bluffa, scala
Fredda come all’artico Sahara

Dentro alle coperte tue, questa notte che te non ci sei
Nuda come a Roma ed è così che ti vorrei
Che dal mare ripercorre il cielo come l’acqua e il fiume
Che paure non ne hai… avute mai

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Heidegger

Quel filosofo che tutti dicevano che era il filosofo fondamentale del Novecento, quello tedesco, come si chiama, coso lì, Heidegger.
Io Heidegger non faccio per vantarmi, non so neanche i suoi libri come si intitolano.

Paolo Nori, Sanguina ancora

CHARLES BUKOWSKI Una poesia è una città

Una poesia è una città piena di strade e tombini
piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi,
piena di banalità e di roba da bere,
piena di pioggia e di tuono e di periodi
di siccità, una poesia è una città in guerra,
una poesia è una città che chiede a una pendola perché,
una poesia è una città che brucia,
una poesia è una città sotto le cannonate
le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,
una poesia è una città dove Dio cavalca nudo
per le strade come Lady Godiva Continua a leggere “CHARLES BUKOWSKI Una poesia è una città”

RICHARD YATES «Michael… ho una cosa importante da dirti»

Da «Il vento selvaggio che passa», minimum fax, Roma 2020, pp. 45-6

«Michael?», disse, «Pensi di riuscire a sederti un momento, per favore? Mi stai mettendo un po’ ansia, E inoltre», aggiunse, posando la spazzola con cautela come se potesse rompersi, «inoltre ho una cosa importante da dirti».
Mentre si disponevano in atteggiamento da conversazione, seduti quasi di fronte in due poltrone imbottite del Copley Plaza, di primo acchito Michael pensò che lei fosse incinta – non sarebbe stata esattamente una notizia magnifica, ma nemmeno una brutta notizia o magari che avesse scoperto di non poterne avere affatto, di figli; poi tra i pensieri che gli mulinavano nella mente si affacciò la possibilità spaventosa che lei avesse una malattia incurabile.
«È una cosa che avrei voluto dirti fin dal principio», disse lei, «ma avevo paura che potesse… cambiare tutto, in un certo senso».

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