DONATELLA DI CESARE Un cittadino esemplare

[Jacobin Italia, 1 ottobre 2021]

I giudici che hanno condannato Mimmo Lucano stanno sfidando tutti noi e il nostro senso di giustizia. Questa condanna è una ferita che va ben oltre il legalismo meschino e attacca la solidarietà. Per questo bisogna reagire

Ci sono sentenze che, oltre a essere ingiuste, e perciò più che discutibili, sfidano apertamente la giustizia e il senso di ciò che è equo, retto, dovuto. Il verdetto dei giudici di Locri non è emesso in nome del popolo italiano, che oggi in gran parte è scioccato e profondamente indignato. Piuttosto appare la condanna ignobile decisa da uno Stato nazionale, repressivo e xenofobo, che all’insegna del sovranismo e dei confini chiusi conduce ormai da tempo una guerra non dichiarata contro i migranti.

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SAMUELE BERSANI Giudizi universali

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l’aquilone
togli la ragione e lasciami sognare lasciami sognare in pace

Liberi com’eravamo ieri dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e andare fuori
come Mastroianni anni fa come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già

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Sesso

Il sesso è una cosa che non capisco proprio. Giuro su Dio che non lo capisco.
Holden Caulfield, da J. D Salinger, Il giovane Holden

Quel che tiene assieme il mondo, come io ho appreso per amara esperienza, è il rapporto sessuale. Ma il chiavare, la cosa in sé, e la fica, la cosa in sé, paion contenere un qualche elemento non identificato assai più pericoloso della nitroglicerina.
Da Henry Miller, Tropico del Capricorno

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DARIO BELLEZZA Roma

[a Giorgio Montefoschi]

Roma — o altissimo sparire di una città di pietra
quando le sue immagini liete non confortano
l’Inesistenza futura! Così invano si passa
lo sguardo su canterine foto di un giubilo antico,
su ardenti foto di repertorio Anni Cinquanta.
Non c’è più la città, la spaurita città
della sparita giovinezza: vecchie austere guardano
il mondo indifferente; puttane illustri si vendono
sotto il ponte di Testaccio; inamabili vecchie
rotte ad ogni incanto. O incontro, o magia
o incantamento, prima dell’avvento finale
fra Terzo Mondo e Traffico Sconvolto, prima
del canto terminale di una gioia virtuosa e teologale.

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GIOVANNI PAPINI Amiamo la guerra ed assaporiamola da buongustai

Da «Lacerba», ottobre 1914

1. Finalmente è arrivato il giorno dell’ira dopo i lunghi crepuscoli della paura. Finalmente stanno pagando la decima dell’anime per la ripulitura della terra. Ci voleva, alla fine, un caldo bagno di sangue nero dopo tanti umidicci e tiepidumi di latte materno e di lacrime fraterne. Ci voleva una bella innaffiatura di sangue per l’arsura dell’agosto; e una rossa svinatura per le vendemmie di settembre; e una muraglia di svampate per i freschi di settembre. È finita la siesta della vigliaccheria, della diplomazia, dell’ipocrisia e della pacioseria. I fratelli son sempre buoni ad ammazzare i fratelli: i civili son pronti a tornar selvaggi; gli uomini non rinnegano le madri belve.

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CAPAREZZA La scelta

Da grande suonerò la Pastorale
Ora sul piano resto curvo come un pastorale
Mio padre è d’umore un po’ grigio, mi vuole prodigio
Ma sono solo un bambino e c’è rimasto male
Padre lascia stare l’alcool, ti rovini
Sei severo quando faccio tirocini
Io sono romantico ma pure tu
Mi vedi solo come un mazzo di fiorini
Sono Ludo, vico, culto, mito
Donne mi scansano come avessi avuto il tifo
Troppi affanni, a trent’anni ho perduto udito
Tu mi parli e mi pari un fottuto mimo
Se la mettiamo su questo piano la mia vita ha senso
se la mettiamo su questo piano
Quindi prendo lo sgabellino e lascio la corda
Canto l’«Inno alla gioia»
Perché vedo l’abisso ma su questo, plano

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Stakeholder

Portatore di un interesse puramente economico e materiale, circoscritto nel perimetro di una res privata, di uno spazio individuale o settoriale, destinato al perseguimento di particolari interessi materiali, propri o altrui.
Anna Angelucci, Le mani sulla scuola

Un po’ di tempo fa, per esempio, mi hanno invitato a Parma a un incontro dove c’erano una decina di persone che dovevano scegliere delle parole che non sopportavano, e c’era anche i lsegretario del comune di Parma per il quale una di queste parole era stakeholders. Continua a leggere “Stakeholder”

EUGENIO MONTALE Non chiederci la parola

Da «Ossi di seppia» (1925)

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.