ITALO CALVINO Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti

Da «Repubblica», 15 marzo 1980

C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.

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Silvione

Silvione, sulla carta, per essere eletto Presidente della Repubblica, può contare su 451 voti, che sono 50 in meno del 50 per cento più uno di voti necessari per passare alla quarta votazione. Quindi, spiace nonno, ti stanno mandando avanti, prendono tempo perché non sanno cosa fare. A meno che?

#Berlusconinonèilmiopresidente

NIRVANA Vieni come sei (Come as you are)

Vieni come sei, come eri
Come voglio che tu sia
Come un amico, come un amico, come un vecchio nemico
Prenditi tutto il tempo, fai in fretta
La scelta è tua, non fare tardi
Fai una pausa, come un amico, come un vecchio ricordo
Ricordo,
ricordo,
ricordo

Vieni, imbrattato di fango, fradicio di candeggina.
Come voglio che tu sia
Come una moda, come un amico, come un vecchio nemico
Ricordo,
ricordo,
ricordo

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Freschi (stare)

Molto curiosa è la storia dell’espressione familiare stare freschi […]. La fonte potrebbe essere Inferno, 32 117⁵, nelle parole sarcastiche di Bocca degli Abati che, stizzito perché è venuta fuori la propria identità nonostante i suoi sforzi nel tenerla nascosta, svergogna gli altri suoi compagni di pena, sciorinando i loro nomi a Dante e ribadendo la condizione infamante di traditori della patria che li ha posti in un uno stagno gelato, appunto là dove i peccatori stanno freschi».

Luca Serianni, Parola di Dante

UMBERTO SABA Ed amai nuovamente

[Da Autobiografia, 1924]

Ed amai nuovamente; e fu di Lina
dal rosso scialle il più della mia vita.
Quella che cresce accanto a noi, bambina
dagli occhi azzurri, è dal suo grembo uscita.

Trieste è la città, la donna è Lina,
per cui scrissi il mio libro di più ardita
sincerità; né dalla sua fu fin’
ad oggi mai l’anima mia partita.

Ogni altro conobbi umano amore;
ma per Lina torrei di nuovo un’altra
vita, di nuovo vorrei cominciare.

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NIKOLAJ GOGOL’ Il naso

Da «Racconti di Pietroburgo»

I

Il 25 marzo a Pietroburgo accadde un avvenimento molto strano. Il barbiere Ivàn Jakovlèvic, abitante sulla Prospettiva Voznesènskij (il suo cognome è andato perduto e nient’altro risulta dalla sua insegna, dov’è raffigurato un signore con una guancia insaponata e c’è la scritta: «Si cava anche sangue»), il barbiere Ivàn Jakovlèvic dunque si svegliò abbastanza presto e sentì odore di panini caldi. Sollevandosi un poco sul letto, vide che sua moglie, una signora abbastanza rispettabile cui piaceva molto bere caffè, sfornava dei panini appena cotti.

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ERRI DE LUCA Naufragi

Da «Opera sull’acqua e altre poesie»

Nei canali di Otranto e Sicilia
migratori senza ali, contadini di
Africa e di Oriente
affogano nel cavo delle onde.

Un viaggio su dieci si impiglia sul fondo,
il pacco dei semi si sparge nel solco
scavato dall’ancora e non dall’aratro.

La terra ferma Italia è terra chiusa.
Li lasciano annegare per negare.

TIZIANO TERZANI Il dramma dell’Afghanistan

Da «Lettere contro la guerra»

L’attuale, diffusa indifferenza verso quel che sta succedendo agli afghani1, ma in verità – senza che ce ne accorgiamo – anche a noi stessi, ha radici profonde. Anni di sfrenato materialismo hanno ridotto e marginalizzato il ruolo della morale nella vita della gente, facendo di valori come il danaro, il successo e il tornaconto personale il solo metro di giudizio. Senza tempo per fermarsi a riflettere, preso sempre più nell’ingranaggio di una vita altamente competitiva che lascia sempre meno spazio al privato, l’uomo del benessere e dei consumi ha come perso la sua capacità di commuoversi e di indignarsi. E tutto concentrato su di sé, non ha occhi né cuore per quel che gli succede attorno.

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