Gruppo (pensiero di)

Perché a volte persone intelligenti e informate, riunite in gruppo, giungono a conclusioni apparentemente inspiegabili? I motivi principali sono tre. Il primo è che tutti amiamo provare un senso di appartenenza: il nostro cervello è predisposto per cercare una tribù o un gruppo di cui far parte. Nelle situazioni collettive, consapevolmente o meno, vogliamo sentirci accettati e avere l’approvazione degli altri. Questo atteggiamento può portare però a discussioni falsate, che convergono su affinità e consensi escludendo differenze e dissensi.

II secondo motivo è che «per andare d’accordo bisogna adeguarsi». Anche se il dissenso sulla strategia migliore da adottare è sano (anzi è proprio quello che giustifica l’idea di far prendere decisioni a un gruppo), spesso le divergenze sfociano in scontri personali. Questo rischio induce chi è in disaccordo a tenere la bocca chiusa, soprattutto quando a esprimere l’opinione sono i leader o le voci più autorevoli.

Il terzo motivo è che modifichiamo impercettibilmente le nostre preferenze per renderle conformi all’opinione prevalente. ln altre parole, quando non abbiamo le idee chiare su un determinato argomento tendiamo ad adottare, spesso senza accorgercene, questa opinione, che diventa la lente attraverso cui interpretiamo le informazioni ricevute. Un componente del gruppo che rivela le sue preferenze, quindi, crea un ciclo invisibile che si autoalimenta e perpetua il consenso.

Da Colin Fischer, Come evitare il pensiero di gruppo, «The Conversation» (Australia), tradotto da «Internazionale», 1413, 11 giugno 2021