Autosuggestione

[La solitudine del satiro, 25 novembre 2011]

Assemblea straordinaria in aula magna con studenti e prof circa 300 presenti più un numero imprecisato di spettatori sul balcone del secondo piano.

Come da circolare ogni volta che c’è un’assemblea si fa presente che qualora lo studente chieda di utilizzare la magna aula essa non può contenere al più di 120 studenti. E qualcuno è seduto sul parapetto con vista lungotevere.

Proteste e proposte.

Una prof va e chiede qual è il motivo alla base di un’eventuale occupazione. Non avrà alcuna risposta.

Si avvicina un paterfamilias: e non provate a bloccare le gite.

Un certo prof Catania che però è calabrese dice: grande raffinatezza intellettuale. Poi dice anche piazza e ospedale. E anche: rivoluzione dei piccoli passi. Forse progresso senza avventure. Quando si proclama favorevole all’autogestione scroscia un applauso a macchia di leopardo che viene seguito con scarso entusiasmo dai trenta che siedono sopra e intorno all’altare.

Io me ne vado schifato e per mezz’ora non trascrivo quello che si dice perché non posso vedere lo spettacolo deprimente di discenti che si bevono qualsiasi discorso purché si dicano quelle tre parole chiave. Mi sembra il fallimento di una didattica che non tanto deve insegnare che differenza c’è tra il bene e il male ma anche solo tra un nome e un verbo o tra un numero reale e uno razionale.

Quando torno vedo una studentessa che urla nel microfono: ma quale cogestione sta cosa non s’è mai sentita. E con i prof dentro che ci vogliono pure interrogà.

Uno dice: in due anni che sto in questa scuola abbiamo occupato e ci siamo presi le nostre responsabilità.

L’autogestione dalle 8 alle 17 non sembra sufficiente. Sento proporre le 19, le 20, le 21 e mezzanotte e mezzo. Cosa ci fate a scuola fino a quell’ora, chiedo agli astanti: non possono rispondere. Uno fa un gesto. Allego una lista di attività che mi sembrano plausibili: fare l’ammore, fumare i cannoni, socializzare (specie con i nuovi), intraprendere giochi come caccia al tesoro o monopoly, leggere brani della Divina Commedia, liberare uno spazio, fare su e giù con l’ascensore, cantare e ballare, mangiare le fettuccine preparate dalle mamme e dai papà.

Il prof Catania: la scuola non è un albergo, ma un luogo della pubblica amministrazione.

Idea: autogestione dalle 8 alle 17 e occupazione dalle 17 alle 8. L’ho già sentita.

Personalmente propongo l’autosuggestione. Pensare intensamente a qualcosa è in parte realizzarlo ed è un modo di capitalizzare il tempo se, come ci insegna Murakami, l’eterno si trova scomponendo l’attimo in un numero indefinito di attimi.

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