Questa legge non s’ha da fare

Lo Ius Soli, il topolino partorito dalla montagna, calendarizzato tre giorni prima dello scioglimento delle Camere, miseramente affossato dall’assenza di 117 senatori. Tra cui, tutto il contingente dei forzitalioti, dei leghisti e dei 5s (cvd), nonché una pattuglia non proprio sparuta di democratici e vari personaggi che afferiscono al fuoruscitismo del PD.

Uno per tutti di quest’ultima categoria. Corradino Mineo, habituè dell’uscire fuori al momento opportuno, come ricordano bene i docenti che il 25 giugno 2016 manifestavano fuori dal Senato contro l’approvazione del ddl Buona Scuola (si può verificare qua). Nemmeno giustifica l’assenza il sen. Mineo. Sul suo profilo facebook l’ultimo post, intitolato “Requiem per la XVII legislatura”, è delle 10 di mattina del 23 dicembre. Prima di andarsene in vacanza.

Un altro esponente di L&U (benché italiani), Peppe De Cristofaro, ha scritto invece un lungo post per dire che era indisposto: la sua assenza è “dovuta ad una piccola ma decisiva indisposizione fisica cominciata tra l’altro qualche giorno prima, che non mi ha consentito nemmeno di partecipare (peraltro credo per la prima volta in cinque anni) al precedente voto di fiducia sulla manovra finanziaria”. Naturalmente è molto dispiaciuto e qualche giorno dopo, chiariti, si augura, i motivi della sua assenza, torna su questo tema. Dice che “se anche sabato mattina in Aula ci fosse stato il numero legale, non ci sarebbe stata comunque nemmeno una possibilità su un miliardo di approvare in scadenza di legislatura lo Ius Soli con il normale iter parlamentare, cioè quello che prevede prima la discussione, poi i voti sugli emendamenti e in ultimo il voto finale”. Insomma, era tutta una commedia, ma è andata male.

L’argomento del “se anche” con tutti i condizionali al loro posto è utilizzato da uno dei fedelissimi di Renzi. Si è fatto due conti, Stefano Esposito, e “visto che non ci sarebbe stato (il numero legale) mi sono andato a prendere l’aereo”. E aggiunge “non serviva a nulla star lì a vedere festeggiare Calderoli”. Effettivamente.

Linda Lanzillotta si è scusata dicendo di non sapere che si sarebbe votato. Nessuna notizia di Marco Minniti che a ottobre proclamava “l’impegno solenne di approvare in questa legislatura lo ius soli” su cui si gioca “la credibilità per una nuova fase nelle politiche dell’immigrazione”.  e il 7 dicembre confermava “il convincimento pieno del Pd, del governo e mio personale”.

Francesco Russo, anche lui PD, è finito nell’elenco a sua insaputa: “non solo ero presente ma da segretario d’Aula ho dato l’indicazione di voto a tutti i senatori PD. Può chiedere conferma a tutti i presenti in Aula (di maggioranza e opposizione)”. Tutta quella brava gente.

Last but not least, è mancato anche Mario Tronti. Tempo fa, alla domanda di un giornalista di Repubblica su dove si collocherebbe oggi rispondeva: “Dalla parte sconfitta. In un senso benjaminiano. Ha presente la figura dell’Angelo? Egli guarda indietro con le ali che si impigliano nella tempesta”. Amen.

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