Le competenze linguistiche del ministro dell’istruzione

Un ministro della Pubblica Istruzione dovrebbe evitare proposizioni dove di norma vada il congiuntivo. Paratassi dura: Sarebbe opportuno punto. La storia punto. Studiare punto. La scuola è finita punto e a capo. E intanto fare quelle smorfie che significano: ma la storia de che, ma che ce insegna, hai capito a me? Anche proposizioni introdotte da siccome costituiscono un rischio. Evitare siccome che sono ministro in favore di un più lineare: Sono ministro. Mi ci hanno messo e ci sto. E basta.

In secondo luogo un ministro dovrebbe evitare parole di cui non è sicuro dove cada l’accento. Come egida, maturità, capogabinetto, cactus ecc. E anche parole di cui non è sicuro come esca il plurale, per esempio tracce/traccie. Scriva: traccia uno, traccia due, traccia tre. E non si avventuri nel cercare il singolare di parole strane come batteri. E altrettanto pericoloso fare comparazioni. Invece di dire sempre più migliori si doveva limitare a fare gesti con le mani che significano su, su, su. E ultimo ma non per ultimo convinca la Crusca a depennare dal dizionario tutte le parole apostrofabili. La scrizione all’università suona molto meglio dell’iscrizione. Il ministro della pubblica struzione contiene una possibile, densa e accattivante antitesi tra costruzione e distruzione, competenze distillate allo stato puro.

In terzo luogo un ministro dovrebbe evitare citazioni in latino. Votate ministrum publicae scholae potrà sembrare un esempio di rude maccheronismo, ma non sta bene in bocca a un raffinato glottologo.

In quarto luogo un ministro dovrebbe scegliere meglio i propri collaboratori. Se vuole che la scuola formi delle competenze negli studenti, per prima cosa prenda gente competente. Quanto meno rileggano i discorsi prima di consegnarli. E aprano wikipedia per controllare cosa sono i neutrini, cosa vuol dire squadristi, se hanno girato un film con Alvaro Vitali che diceva le stesse cose della Fedeli e non faceva ridere nemmeno lui.

E infine, un ministro della pubblica istruzione, qualche volta, spesso, taccia.

post scriptum del 28 dicembre 2017: la ministra non ha colto la palla al balzo delle feste per tacere e ha detto la sua anche in occasione del 70° anniversario della Costituzione. Che, si noti, ha votato per affossare soltanto un anno e quindici giorni fa. Dice, Valeria Fedeli, che “la Costituzione è un testo fondamentale che dobbiamo far conoscere a tutte le ragazze e a tutti i ragazzi. È la base solida su cui si poggia la nostra convivenza civile” e via discorrendo. E per questo a gennaio manda una copia a tutte le scuole. Questa volta nessuno ha notato la finezza linguistica.

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