Parole (male)

Entrano tra i lessemi del vocabolario fondamentale (presenti non solo nel parlato) parecchie male parole. Trionfano in spettacoli, parlato e stampa, in parte anche in letteratura (la saggistica per ora resiste). Eccole in ordine decrescente d’uso: cazzo, stronzo, coglione, cazzata, cagare e sfigato (entrambi i vocaboli dunque nella variante settentrionale sgradita a Nanni Moretti), minchia, pisciare, cacca e l’univerbato fanculo.

Tullio De Mauro, Storia linguistica dell’Italia repubblicana

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