Dunque Veltroni, meglio quando sta zitto

Dunque Veltroni, meglio quando sta zitto. Dal 1° settembre al giorno di Natale nessun intervento del segretario del pd ha inciso in qualsiasi modo sull’opera del signor Giulio e della signora Margherita. Poteva, questa è un’altra storia. Vale la pena ricordare. Che il pd non ha un programma sulla scuola. In campagna elettorale aveva un programmino mingherlino che faceva ridere i polli articolato in tre punti: test per insegnanti e alunni e palestre nuove. E dopo l’ha messo via. E ha adottato la politica di valutare caso per caso quello che propone il governo e dire: questo sì può fare questo non si può fare. È molto più comodo. Si può fare quasi tutto, peraltro. Nessuna difesa della scuola, tanto meno pubblica, delle risorse. Tuttavia, al momento giusto, nel posto giusto, il pd c’è sempre. Dice quello che i suoi elettori si aspettano che dica un partito che si definisce democratico nell’era dei Berlusconi. Cioè quasi niente. E molto di più evita di dire.

Forse non tutti sanno che esiste ancora un governo ombra del pd e il ministro ombra della pubblica istruzione è mariapiagaravaglia. Anche se Ghost/Veltroni non ha mai chiarito a cosa serve il governo ombra. Né ha mai dichiarato che era solo uno scherzo. E neppure ha mai smentito dichiarazioni dei ministri ombra quelle poche volte che ci sono state. Da cui deduco che tali dichiarazioni sono in linea con il Ghost/Veltroni pensiero.

Le prese di posizioni di mariapiagaravaglia sono state stranamente tempestive e circostanziate. La signora Margherita annuncia 8 miliardi di tagli e il ministro ombra propone: ci possiamo accordare su 6, in effetti c’è la crisi, è giusto che la scuola paghi la sua parte. La signora Margherita annuncia l’avvento del maestro unico e il ministro ombra ammette: sì, è buono per i primi due anni di scuola. L’ultima uscita permette di cogliere il grado di sintonia tra il pd e le proteste di questi mesi. Sintetizza l’Espresso in una scheda che in mezzo a tanto frastuono di piazze è bastato il colpo di tosse di un vescovo per far transitare verso le scuole private i fondi che la Finanziaria aveva tagliato loro. Con la soddisfazione dell’ombra del ministro, che si è spesa per la restituzione, proclamando che “le scuole non statali sono scuole pubbliche”.

E ora, riecco Veltroni. Ora, cioè poco prima di Natale. Questa volta non è per dire che gli studenti devono girare un filmino come compito in classe di italiano. Questa volta è un’uscita di un certo spessore: devono scegliere il piano di studi. E gran parte della stampa che lo sostiene fa un coro tipo ma perché sta cosa non l’ha detta in campagna elettorale. Le idee geniali vengono quando vengono, è l’ispirazione.

E invece no, meno male. Nessuno dei suoi informatori gli ha detto che a viale Tratevere ci hanno già pensato. Non solo per il triennio della scuola superiore. Si comincia dalla prima elementare a scegliere il piano di studi. Solo che lì non lo scelgono gli studenti ma le famiglie e ciò non è molto rassicurante.

Forse Ghost/Veltroni non guarda molto la televisione. Non maneggia la play station, non frequenta my space. I giovani di cui ha esperienza sono quelli che frequentano la sua parrocchia. A proposito, un giorno si è presentato a Tor Bella Monaca per un incontro sul tema “la scuola cambia”. In realtà un happening per festeggiare l’argento olimpico di Alessia Filippi. No, non voglio dire che le famiglie, cioè gli studenti del triennio superiore in piena autonomia sceglierebbero programmi sul modello grande fratello-msn-nintendo. Primo perché non sono degli idioti, non è questo il motivo per cui non voglio dar loro la facoltà di scegliere, anzi è proprio il contrario. Secondo perché nessuno, tra l’altro, proporrà mai a loro cose del genere.

Insegno latino, dedico ogni anno qualche minuto, ormai pochi secondi, a una discussione sull’utilità del latino. L’ultima è: ma pure la matematica serve a poco, per fare la spesa basta la terza media. In un liceo scientifico. Il rapporto tra una cosa e la sua utilità diventa sempre più immediato. Imparo qualcosa che deve servire oggi stesso. Nessuno accetterebbe l’idea che una lavagna luminosa possa trasmettere scemenze. Non è il puro intrattenimento quello che gli studenti vogliono, ma contenuti più al passo con i tempi. Il giornalismo, la videoscrittura, tanta lingua straniera, una storia della letteratura concentrata sui tempi in cui viviamo con qualche finestrella sul passato. Quest’ultima boiata l’ho letta nella fabbrica degli ignoranti di Floris che probabilmente non è un veltroniano, ma di sicuro è un cretino.

Sono tutte chiacchiere. Non c’è una parola nei dépliants del pd su cosa uno studente deve conoscere, su come si deve riempire il tempo scuola. In compenso c’è questo abbaglio degli studenti che optano per una materia e si spostano nell’istituto. L’impressione è che i contenuti siano poco importanti, siano un accessorio in una scuola che si appiattisce sempre di più sull’estemporaneo, sul contingente. Che uno vale l’altro.

Questo nella migliore delle ipotesi. Nei fatti il pd è favorevole a una ristrutturazione della scuola in senso liberista. Non condivide i metodi sbrigativi del signor Giulio per una questione di stile, ha in mente una ristrutturazione soft, un pezzo per volta. Cerca di sottolineare presunte differenze. Cadendo anche nel ridicolo, come quando canta vittoria per una marcia indietro del governo sulla riforma proclamando: avevamo ragione noi. Laddove non c’è nessuna marcia indietro. E quando ci fosse stata, sarebbe stata ottenuta al prezzo di lotte di piazza, tra cui tre scioperi nell’arco di un mese e mezzo, alle quali Veltroni e soci non hanno partecipato, né fisicamente né moralmente. Sciacallaggio, insomma, di basso profilo.

Nei mesi più caldi della protesta contro la riforma, Veltroni è stato molto prudente. Si è sbilanciato solo una volta, a Radio anch’io. Direi quasi che si è tradito, perché la sua intenzione era quella di far credere che si opponesse ai decreti del governo. Ha detto: i risparmi devono rimanere nella scuola. I risparmi per me sono sinonimo di tagli. Attenzione, non ha detto: investire invece che tagliare. Insomma, la solita solfa, meno insegnanti pagati meglio. la linea della signora Margherita che se non altro quando parla si capisce. Cambia il contorno, il linguaggio. Ognuno pesca nel proprio repertorio.

L’obiettivo è lo stesso. Si parli di ore opzionali o di facoltà di scegliere il proprio piano di studi. Il risultato è comunque uno spezzatino di attività. Il risultato è un ridimensionamento della scuola. Che deve assecondare e non formare. Normale che per fare una scuola del genere gli insegnanti siano troppi. Che siano di troppo.

(21 gennaio 2009)

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