Classe (operaia)

Questi signori, continuano ad essere convinti, che il fine della politica e quindi il fine di un’azione di un governo, sia quello di ridistribuire il reddito, in modo da intervenire con la tassazione, proprio con lo strumento tasse, per far sì che possa avvenire questa redistribuzione. E ciò che propongono è di rendere uguali il figlio del professionista con il figlio dell’operaio, di togliere cioè al ceto medio e di dare a quella che loro chiamano ancora la classe operaia.

Silvio Berlusconi, TG1, 30 maggio 2007

Fede

Dobbiamo prepararci a presentare le nostre scuse a Emilio Fede. L’abbiamo sempre dipinto come un leccapiedi, anzi come l’archetipo di questa giullaresca fauna, con l’aggravante del gaudio. Spesso i leccapiedi, dopo aver leccato, e quando il padrone non li vede, fanno la faccia schifata e diventano malmostosi. Fede, no. Assolta la bisogna, ne sorride e se ne estasia, da oco giulivo. Ma temo che di qui a un po’ dovremo ricrederci sul suo conto, rimpiangere i suoi interventi e additarli a modello di obiettività e di moderazione… Oggi, per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo d’Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra di essi, sovrana e irresistibile, la televisione. […)]Il risultato è scontato: il sudario di conformismo e di menzogne che, senza bisogno di ricorso a leggi speciali, calerà su questo Paese riducendolo sempre più a una telenovela di borgatari e avviandolo a un risveglio in cui siamo ben contenti di sapere che non faremo in tempo a trovarci coinvolti.

Indro Montanelli, La Voce, 26 novembre 1994

Opposizione

La nostra opposizione non è contro alcune piccole “manchevolezze” del sistema, è piuttosto un’opposizione totale, che si rivolge contro tutto il modo di vita, fin qui dominante, dello stato autoritario.

Rudi Dutschke, Le contraddizioni del tardo capitalismo, gli studenti antiautoritari e il loro rapporto col Terzo Mondo, 1968

Chi l’ha visto ovvero “La scuola dei tre no” di Roberto Maragliano

Un mesetto fa ho smarrito questo esile libretto nella sala professori del mio liceo. Era un sabato. Il lunedì è il mio giorno libero. Martedì ho trovato il segnalibro, oggetto di nessun valore, il mio segnalibro, ma a cui tenevo più che al libro, se non altro per l’inveterata abitudine a trasferirlo di libro in libro, finché non è diventato una striscia di cartoncino irriconoscibile e inusabile.

E anche perché non tenevo particolarmente al libro che, proprio nel momento in cui l’ho lasciato, stavo decidendo di abbandonare e quindi, adiuvante Freud, ho di fatto abbandonato.

Un libro è sempre un libro, e perciò ho avuto per qualche giorno la mezza idea di scrivere sulla lavagna della sala professori un annuncio di questo tipo: chi avesse trovato casualmente il libro la scuola dei tre no è pregato di tenerselo. Però mi avrebbe fatto piacere, e comodo, poter rileggere certe note a margine che ho scritto sul treno. Anche perché mi capita raramente. Continua a leggere “Chi l’ha visto ovvero “La scuola dei tre no” di Roberto Maragliano”

Religione

Non c’è religione al mondo che non si basi sul sentito dire.
Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo, 1911

La fede supplisce alla debolezza dell’intelletto umano, per il quale la riflessione è, di solito, un lavoro assai penoso; è molto più comodo rimettersi al parere di altri, anziché indagare personalmente.
Henri Thiry d’Holbach, Il buon senso Continua a leggere “Religione”

Costituzione

La Costituzione non è un macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica.

Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione (1955)

Diario di una waterlooscuola (un anno dopo)

Nel mondo dei bruti, come in quello degli uomini, non c’è facoltà o abitudine più degradante, stupida, turpe di quella di obbedire e rassegnarsi.
Michail Bakunin, Scritto contro Marx, 1872

Mi chiedo se questo è il diario di una sconfitta della scuola pubblica, dei docenti che ancora ci credono, degli studenti che si vedono liquidare con poche righe sgangherate e un fiume di propaganda il diritto allo studio e, in futuro, a scegliere liberamente il proprio futuro. Nonostante tutto io credo che possiamo fermare questa riforma non solo con ricorsi, referendum, appelli, altre manifestazioni e scioperi, ma soprattutto continuando a credere in quello che facciamo, tutti i giorni, intralciando scuola per scuola, collegio per collegio, consiglio di istituto per consiglio di istituto tutte le assurdità che un governo di incompetenti pretende di calare dall’alto per compiacere i noti appetiti di lobby che premono da anni per la privatizzazione della scuola pubblica, non piegandoci ai ricatti (meschini), denunciando gli abusi, rifiutando di collaborare, controinformando tutti, sempre, dovunque, a partire dai nuovi assunti. Continua a leggere “Diario di una waterlooscuola (un anno dopo)”