GIORGIO CAPRONI Congedo del viaggiatore cerimonioso

Da «Congedo del viaggiatore cerimonioso e altre prosopopee» (1960)

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.

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RENATA PULEO L’ossimoro INVALSI: valutazione formativa ma standardizzata

[Roars, 7 dicembre 2020]

Questo articolo è la seconda parte del contributo di approfondimento dedicato al progetto Persoci s Strumenti INVALSI: qui il link alla prima parte.

La lettura delle pagine dedicate alla presentazione dei Formative Testing (FT), mentre si attende la pubblicazione delle prove in questione, è esperienza straniante. La prosa dell’ex Direttore Paolo Mazzoli sembra arrivare dal suo passato di Maestro elementare pieno di buon senso e di consapevolezza che l’anima, intesa banalmente come spirito benigno e confortante, abbisogna di quell’aiuto che solo la mano degli esperti può offrire. Questa volta senza termometro alla mano, metafora della misurazione oggettiva che oggi sarebbe apparsa beffarda. Dalla psicologia spicciola sulle sofferenze e sulle paure in questi tempi bui, dal richiamo all’opera missionaria degli insegnanti del nostro, si passa al discorso più tecnico di Roberto Ricci già noto mentore della valutazione equa, e al severo richiamo di Anna Maria Ajello al lavoro serio, visto che la valutazione non può essere solo “un lusso per i tempi agiati”.

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MASSIMO GARGIULO La scuola riapre a Befana, la nostra lista dei regali

[ToscanaToday, 7 dicembre 2020]

Una bella calza al cancello di scuola, magari la Befana farà quello che le forze politiche non hanno fatto

Abbiamo finalmente appreso dalla viva voce del Presidente del Consiglio che i gradi di scuola ora in didattica a distanza riprenderanno in presenza, seppure al 75%, dal 7 Gennaio. Occorre essere cauti perché siamo stati abituati a continui cambiamenti, dovuti al mutare dei contagi o dei decisori politici. Sappiamo inoltre che è in corso una battaglia, agli alti livelli ma non di alto livello, condotta dalla Ministra dell’istruzione Azzolina per poter dire, fosse stato anche per questo breve interludio pre-natalizio, di aver riaperto. Il tutto invece è stato rimandato a dopo le vacanze, suscitando reazioni diverse: soddisfazione, in particolare di famiglie e studenti ma anche di molti docenti, e timore, di fronte a un virus che ha già dimostrato una notevole forza di ripresa. La riapertura avverrà quindi subito dopo l’Epifania.

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«Certo!»

Fiaba cinese. Da Antiche fiabe cinesi, a cura di Edi Bozza, Mondadori. Milano 1987, pp. 55-59

Tanti e tanti anni fa, in una regione del nord, viveva un ricco possidente terriero, tanto ricco quanto crudele e feroce d’animo, specie verso i servi e coloro che lavoravano nelle sue terre. Non mancava, quando se ne presentava l’occasione, di angariare e maltrattare i suoi sottoposti. E quando l’occasione non c’era, provvedeva a cercarla, con un gusto tutto particolare quando vedeva gli altri soffrire.

Aveva alle sue dipendenze, fra gli altri, anche un contadino di nome Zhao Da. giunto a lavorare da lui da una provincia vicina quando era giovane, robusto e forte. Zhao Da aveva lavorato nei campi del suo padrone per molti anni: con lena, senza risparmiarsi Continua a leggere “«Certo!»”

Statua

Un uomo morto
che non ha mai causato morte ad altri
raramente si merita una statua.
W.H. Auden, Shorts

Come mai c’è una statua, a Milano, dedicata a un personaggio così controverso? Perché si è sentito il bisogno di un omaggio di tipo ottocentesco, quando busti e statue non usano praticamente più?

Sarà dedicata al Montanelli il grande storico? Poco credibile, perché la sua Storia d’Italia scritta a sei mani con Roberto Gervaso e Mario Cervi è un bignami in 22 volumi sul quale nessuno storico baserebbe un’analisi seria.

Sarà dedicata al giornalista che “scriveva bene”? Questo sarebbe da discutere, perché non risulta che in Italia si siano costruite statue per persone che – pur con qualche scheletro nell’armadio – “scrivono bene”. Che motivazione sarebbe? Ognuno potrebbe esercitarsi sui suoi autori preferiti e per Milano, anche senza scheletri nell’armadio, la lista sarebbe già lunga.

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MARTÍN CAPARRÓS Maradona era l’Argentina

[«Internazionale», 1387, 4 dicembre 2020, supplemento speciale]

Era l’Argentina. Per anni ci sono stati milioni di cinesi, di russi, di indiani e di africani che non avevano mai sentito parlare di gauchos e di tango, di Evita, di Gardel o di Che Guevara, ma avevano visto giocare Maradona, ed era tutto quello che sapevano di questo paese sperduto. A volte mi infastidiva che fosse un calciatore: che quello che si conosceva dell’Argentina fosse un calciatore. O peggio: che l’unica cosa che univa gli argentini fosse un calciatore. Allora mi consolavo pensando che in realtà era un artista, esponente dell’arte più popolare, dell’arte più piccola.

Giocava come nessun altro, letteralmente. Era un talento straordinario Continua a leggere “MARTÍN CAPARRÓS Maradona era l’Argentina”

DANIEL PENNAC Il professor Bal

[da Diario di scuola]

È sufficiente un professore – uno solo – per salvarci da noi stessi e farci dimenticare tutti gli altri.
Perlomeno è questo il ricordo che serbo del professor Bal. 
Era il nostro professore di matematica all’ultimo anno delle superiori. Dal punto di vista della mimica, il contrario di Keating; un professore che meno cinematografico non si può: ovale, direi, una voce acuta e nulla di speciale che attirasse lo sguardo. Ci aspettava seduto alla cattedra, ci salutava cordialmente e sin dalle prime parole noi entravamo nella matematica. Di che cosa era fatta quest’ora che ci catturava tanto?  Continua a leggere “DANIEL PENNAC Il professor Bal”

La solita solfa ovvero «La scomparsa dei fatti» di Marco Travaglio

[5 settembre 2007]

Il titolo è accattivante. L’amico Fausto ha detto: non lo leggo per principio. Piero mi è parso un po’ freddino. Io invece no. Primo perché non ho principi riguardo al leggere o non leggere un libro. E poi perché un libro che si intitola «La scomparsa dei fatti» promette decisamente anche se l’ha scritto Marco Travaglio che, tra parentesi, mi sta pure antipatico. Ho le mie prevenzioni, insomma. Ciò premesso, ho letto poco più di un terzo di questo libro e sono in grado di esprimere almeno sette osservazioni. Pace se straripano leggermente dai limiti telegrafici che mi sono imposto per questo tipo di recensioni.

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