Nell’era Fedeli non poteva che uscire Caproni

Prevedevo un ermetico duro e mi è uscito un antiermetico altrettanto duro. Lasciati da parte i «capronichi?» e i «non ci si arriva con il programma» (colpa vostra), ma anche gli italianisti per un giorno che «ma come, Caproni, uno dei più grandi poeti del Novecento, non lo fate?» e, nota bene, l’analisi del testo non la sceglie più nessuno anche perché è diventata un surrogato dei test invalsi, la poesia è di quelle che rileggi più volte prima di dire: «Poteva andare peggio, poteva uscire Piero Bigongiari».

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino. Continua a leggere “Nell’era Fedeli non poteva che uscire Caproni”

Chi cammina dietro le traccie… non lascia impronte

  1. Il miur è stato frainteso voleva scrivere camicie come indumento da indossare all’esame e gli sono uscite traccie
  2. Da quando a viale Trastevere c’è la Fedeli per non farla sentire in difficoltà mettono qua e là errori nelle circolari
  3. La buonascuola è portentosa gli effetti si vedono già dopo due anni
  4. Il sito del miur è stato hackerato da Di Maio cit.

Quando il dito indica la luna lo scemo guarda il dito

I ministri qualcosa devono dire, ma quando parlano spesso cadono in ridicoli autogol. Anche De Mauro, nel 2001, di fronte a circa 200000 precari da assumere (che non assunse), dice che si prevede un tale numero di pensionati in matematica nei prossimi anni che dovremo prendere gli insegnanti all’estero.

La Fedeli difficilmente potrà fare peggio della Gelmini e della Giannini, che hanno tenuto il ministero per 7 degli ultimi 9 anni. Tra l’altro come personaggio è certamente più sobrio, parla meno, bada più al sodo. E non è una con la battuta facile. Ma ogni tanto deve ricordarci che esiste. Continua a leggere “Quando il dito indica la luna lo scemo guarda il dito”

Per fortuna non sono un elettore del PD e quindi non potrò andare a votare alle primarie

A due giorni dalle primarie del PD il candidato Michele Emiliano fa appello alla scuola per ottenere qualche voto. Dice ai docenti che hanno ragione a essere incazzati con il PD. Promette di azzerare la #buonascuola che: 1) non sta né in cielo né in terra, 2) ha mortificato le persone, 3) ha messo in difficoltà le famiglie. La sintesi: «affidare a un algoritmo la vita della gente è stato un errore catastrofico».

E quindi: riscriviamola insieme, poniamo fine a questa «infinita serie di ingiustizie». Dichiara: sono sempre stato dalla vostra parte, ho fatto di tutto per contrastarla («l’ho fatto in epoca non sospetta e sono ancora al vostro fianco»). E quindi il 30 aprile andate a votare per me. Continua a leggere “Per fortuna non sono un elettore del PD e quindi non potrò andare a votare alle primarie”

La buona scuola 2 la vendetta

Possibili significati della proposizione di Matteo Renzi
“se vinco la segreteria riparto dalla scuola”

1) si iscrive in prima elementare. Si è accorto di avere delle lacune piuttosto rilevanti
2) vuole rimettere mano alla riforma. Agnese non è contenta della propria destinazione. Vorrebbe andare a scuola a piedi Continua a leggere “La buona scuola 2 la vendetta”

Ragazzi, siamo onesti, la buona scuola non è poi tutta da buttare

Per prima cosa è scritta in modo comprensibile. Ha una bella grafica (ma era meglio quando la ministra Giannini la portava in braccio, con il vestito intonato) e un linguaggio moderno, europeo, mondiale, con una terminologia accattivante. Ho preso un brano a caso

realizzare una scuola aperta, quale laboratorio permanente di ricerca, sperimentazione e innovazione didattica, di partecipazione e di educazione alla cittadinanza attiva

Scuola aperta, cittadinanza attiva. Spettacolo. Bisogna leggere spesso il testo della 107 per consolarsi delle rovine fumanti che ha prodotto. Continua a leggere “Ragazzi, siamo onesti, la buona scuola non è poi tutta da buttare”

Il diritto e il rovescio

Renzi ogni mercoledì va in una scuola dove gli stendono un tappetino rosso. Mercoledì scorso era a Siracusa, accolto da cornamuse e merende a base di dolci tipici. Poi, per dovere di cronaca, una ex studentessa dell’Istituto comprensivo, oggi maestra precaria, lo ha allietato leggendogli una lettera sul disagio dei giovani.

Ha parlato come al solito delle priorità: rilanciare la scuola, investire sulla cultura, ridare prestigio agli insegnanti, senza calcare troppo per ora sul come (ci sarà tempo), tranne che sul tema dell’edilizia scolastica, il cavallo di battaglia. Come  ha scritto in una lettera ai sindaci: “Vogliamo che il 2014 segni l’investimento più significativo mai fatto da un Governo centrale sull’edilizia scolastica.” Appunto. Continua a leggere “Il diritto e il rovescio”

Il grande inganno (quattro anni dopo)

Premessa (5 novembre 2016)

Nel 2012 c’era il governo Monti e al ministero della Pubblica Istruzione sedeva Profumo, in compagnia del sottosegretario Rossi-Doria. Nel febbraio 2013 ci sono state le elezioni, in cui non vinse nessuno, ma il PD, il cui leader era Pierluigi Bersani, ottenne un certo vantaggio per il fatto di incassare un discreto premio di maggioranza alla Camera (incostituzionale). Insufficiente per formare un governo. E via si seguito. Nulla di quello che scrissi allora in questo articolo è stato smentito, nonostante le svolte (apparenti) e le giravolte (frequenti) della politica. Il programma è andato avanti: gli organi collegiali sono stati svuotati, i privati sono entrati a tamburo battente (dalla porta principale), la possibilità per i dirigenti di scegliersi i docenti è stata realizzata con qualche imprevedibile ampliamento (la possibilità di scambiarseli) e anche nella premialità l’ingegneria sociale del renzismo ha preferito il fluido trickle down alla formazione di una casta. Continua a leggere “Il grande inganno (quattro anni dopo)”

Scuole nella rete (e tanti saluti alla titolarità del posto)

Il Ministero dell’Istruzione ha inviato una nota agli Usr per invitarli a dare avvio entro il 30 giugno alla costituzione delle scuole in rete. Sono andato a leggere la nota. Invita direttori, sovrintendenti e capi di gabinetto a ottemperare ai commi 70, 71 e 72 della 107, che sarà bene rispolverare, con alcune sottolineature (vedi sotto). Fin qui tutto bene, è la legge, siamo scesi tutti in piazza contro le ipotesi di superpoteri dei dirigenti e chiamata diretta, stiamo raccogliendo le firme da tre mesi per abrogare queste norme.
La nota contiene due allegati. Il primo detta istruzioni tecniche su come costituire le cosiddette reti di ambito. Tali istruzioni non sono affatto neutre, come si legge chiaramente nel secondo allegato, sulla costituzione della rete di scopo. L’analisi (istruttoria), le indicazioni sulle risorse da investire (quali docenti mi servono, in primis) e il monitoraggio sono infatti gestiti in modo verticistico da conferenze di dirigenti senza alcun controllo da parte degli organi collegiali, tranne per una clausola alla fine dell’art. 4 dove si parla di materie rientranti tra le competenze degli organi collegiali. Materie, non risorse umane, che rimangono sospese nella rete.

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Chi ha scritto quelle domande di Storia?

Chi ha scritto le domande di Storia del concorso per i docenti (lui lo chiama concorsone) si chiede Ernesto Galli della Loggia sul Corriere (uno che non è mai stato troppo amico della scuola pubblica, per quanto mi ricordo).

Sei domande in un’ora e mezzo. Per ogni domanda è prevista la definizione del problema (naturale), l’inquadramento in un percorso didattico (naturale anche questo), la bibliografia (sia storiografica sia riferita alle fonti, su cui Galli della Loggia si chiede giustamente: qual è la differenza), la filmografia e eventuali gite (entro un certo tetto di spesa). Continua a leggere “Chi ha scritto quelle domande di Storia?”